​GLI OTTONI DEL PRINCIPE. ​La leggendaria Compagnia dei Pompieri e la Fanfara di Sirignano

​GLI OTTONI DEL PRINCIPE. ​La leggendaria Compagnia dei Pompieri e la Fanfara di Sirignano

​Introduzione Storica

​Nella seconda metà dell’Ottocento, il borgo di Sirignano vide la presenza illuminata di uno dei personaggi più affascinanti della nobiltà napoletana: il Principe Giuseppe Caravita di Sirignano (1849–1920). Uomo di cultura, fondatore a Napoli del celebre Circolo Artistico Politecnico, mecenate di artisti e grande visionario, il Principe non guardava al suo feudo irpino come a una semplice residenza estiva, ma come a un laboratorio di modernità, bellezza e decoro pubblico.
​Tra le sue iniziative più singolari e ambiziose vi fu l’istituzione di una propria Compagnia di Pompieri volontari, dotata di una prestigiosa Fanfara e Banda Musicale.
​Ma perché il Principe volle una propria squadra a Sirignano?
All’epoca, nelle campagne del Territorio del Baianese , le strutture del feudo e i raccolti erano continuamente esposti ai pericoli degli incendi estivi e dei dissesti. Giuseppe Caravita volle dotarsi di un corpo d’élite addestrato secondo il modello dei Freiwillige Feuerwehr (pompieri volontari) di stampo europeo, capaci di intervenire con prontezza. Interamente a sue spese, il Principe reclutò istruttori, esperti e musici — provenienti in gran parte dalle scuole militari napoletane e dai paesi limitrofi — da affiancare alle maestranze locali. Per alloggiare la brigata e consentire i quotidiani addestramenti, il mecenate adibì le eleganti foresterie e i locali di servizio del Palazzo Caravita, trasformando la corte interna del complesso in una vera e propria caserma d’élite.

​Il Racconto

​Nelle sere di primavera della fine dell’Ottocento, il cortile interno del Palazzo Caravita non risuonava soltanto del calpestio dei cavalli o del vocio delle cucine. C’era un suono nuovo, forte e solenne, che scavalcava i portali in pietra e andava a posarsi sui tetti di Sirignano: era il garrito d’ottone delle trombe della Fanfara dei Pompieri.
​Il Principe Giuseppe Caravita l’aveva voluta con quella sua lungimirante determinazione che univa l’utile al bello. Non voleva soltanto una brigata di uomini pronti ad accorrere con secchi, scale e pompe a braccio quando il fuoco minacciava i fienili o i boschi del feudo; voleva che quegli stessi uomini avessero una divisa che facesse battere il cuore al paese e una musica che scacciasse la rassegnazione.
​Finanziati in ogni dettaglio dalle casse del Principe, i pompieri alloggiavano nelle ampie foresterie del palazzo feudale. Qui, tra gli addestramenti al lavoro di squadra e la disciplina militare imposta dagli istruttori voluti da Don Giuseppe, si tenevano le prove musicali sotto la direzione di valenti maestri. Gli elmi in ottone lucidato a specchio, le giubbe con i bottoni sbalzati e i flicorni scintillanti trasformavano gli uomini in una presenza scenografica e imponente.
​Il momento culminante di questa straordinaria avventura istituzionale si viveva in occasione delle festività del borgo, ed in particolare durante la solenne Processione di Sant’Andrea, patrono di Sirignano.
​In quel giorno di grande fede e devozione, la Fanfara dei Pompieri del Principe apriva il corteo religioso avanzando tra due ali di folla festante. Le marce solenni degli ottoni e il ritmo cadenzato dei tamburi risuonavano lungo le strade del paese, facendo da cornice al cammino della statua dell’Apostolo tra il profumo d’incenso, i fiori lanciati dai balconi e l’emozione dei cittadini. La banda dei pompieri non rappresentava solo una dimostrazione di forza e sicurezza al servizio del feudo, ma diventava il simbolo stesso del prestigio e del riscatto culturale di Sirignano.
​Quando la sera calava e il Santo rientrava nella sua chiesa, la Fanfara scioglieva le righe nel cortile del Palazzo, tra gli applausi calorosi della popolazione e lo sguardo soddisfatto del Principe Caravita. Quegli uomini alloggiati nelle foresterie avevano dimostrato che, sotto la guida di un mecenate illuminato, la protezione del territorio e l’arte della musica potevano fondersi in un’unica, indimenticabile pagina di storia locale.

Fortemonte

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