![grotta-di-san-michele[1]](https://www.binews.it/wp-content/uploads/2014/09/grotta-di-san-michele1.jpg)
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(Riceviamo e pubblichiamo). Molti conoscono la grotta di San Michele, presente nel territorio avellano e vicina al tracciato del fiume Clanio. Tale grotta risulta riconosciuta e vissuta fin dall’epoca risalente all’età del bronzo e poi utilizzata dal popolo romano fra il I° ed il II° secolo d.C., per i reperti ritrovati in loco. Nel corso del tempo, la grotta ha vissuto la presenza di monaci eremiti, per le riproduzioni iconiche presenti sulle pareti e per la statua di San Michele, intessuta nel culto degli angeli testimoni della fede cristiana. Fra il XVI° ed il XVII° secolo la grotta diviene luogo di culto religioso e nei secoli successivi viene aggregata a bene della Curia nolana. Nel secolo scorso viene ufficialmente definito ” ambiente liturgico ” grazie alla volontà dell’allora rimpianto Vescovo Giuseppe Costanzo nel 1985. Nel frangente la grotta viene curata e tutelata da un omonimo comitato, che faceva capo ai signori Andrea Siniscalchi, Salvatore Vetrano ed altri, che rendono il sito più sicuro e praticabile grazie alla installazione di cancelli protettivi ed a un’opera di restauro della statua e dei dipinti già citati tra il 1950 ed il 1960. La grotta vive successivamente momenti ” di buio “, quando a seguito del cedimento di alcuni massi, venne invasa la superficie legata al culto ed una attigua grotta dove era stato costituito un presepe permanente con pastori provenienti dalla Terra Santa, che obbligò i vigili del fuoco a renderla inagibile. Nei ricordi degli avellani rimane nitida l’esperienza delle Sante Messe celebrate in occasione della vigilia natalizia, con tanto di stella cometa che dai punti più alti scendeva fino all’ingresso dell’incavo. Una occasione perduta risulta il fatto che, nel 1998 a cura di Michele Siniscalchi ( a nome e per conto del comitato ” grotta di San Michele ” divenuto una a.p.s. )viene proposto all’Amministrazione un progetto di massima per il definitivo recupero del sito, che prevedeva anche la creazione di una scalinata con gradini a basso dislivello, che consentiva l’accesso alle persone disabili motorie. Mesi scorsi in occasione di una ” fugace riapertura ” della grotta ho avuto modo di essere presente e di poter percepire la bellezza del luogo, per i silenzi circostanti, per gli odori tipici di un anfratto e per la eco avvertita in alcuni punti, una vera e propria ” immersione sensoriale “, che mi auguro possa essere riproposta a coloro che non vedendo, possano ottenere la gratificazione di esperienze irripetibili. Ci auguriamo che la grotta di San Michele nella sinergia fra l’omonimo originario comitato, la Curia e l’Amministrazione possa ritornare al più presto agli antichi fasti, per consentire a tutti di fruire di un bene ambientale e culturale così prezioso!
Vincenzo Serpico