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(Riceviamo e Pubblichiamo) A parere di chi scrive, la città di Nola vive da oltre 4 secoli una narchiana contraddizione che alcuni titoli roboanti di siti web locali non fanno che acuire a dismisura creando non poco imbarazzo nei lettori. Se, da una parte la città dei Gigli onora devotissimamente San Paolino attraverso una Festa che assorbe osmoticamente risorse siderali di tutti i tipi, dall’altra e’ costretta a custodire il primato gnoseologico universale di Giordano Bruno. A parere di chi scrive si tratta di una coesistenza difficilissima da gestire, tenuto conto che il sommo pensatore nolano fu ucciso barbara ente proprio dall’ ortodossia religiosa dell’Inquisizione il 17 febbraio del 1600. Il fanatismo del potere della “fede” non si e’ accontentato di eliminare fisicamente Bruno, ma ha tentato di sminuirlo progressivamente nel tempo e nello spazio all’umanità, fino a decretare la rimozione della sua statua in Campo dei Fiori.
Se la Chiesa non e’ riuscita nell’intento funesto succitato e’ solo merito del cavaliere e duce d’Italia, Benito Mussolini, che piaccia o no. Un fascista che si spende per salvare l’icona più vibrante del libero pensiero ha rappresentato probabilmente una pseudo sconfitta per la religione cattolica, avvezza a perseguitare e fagocitare simboli e valori alternativi a quelli cattolici per diversi secoli. Lo stesso San Felice impose in nome di quella devozione il culto cattolico distruggendo degli innocui santuari pagani nei pressi della Mefite in provincia di Avellino. E’ evidente che adorazione incondizionata del culto religioso, infinito e libertà di pensiero non vanno semore d’accordo a Nola. Alla predetta contraddizione se ne aggiungono però altre due, volute da alcuni giornali secondo i quali basterebbero delle “nomine” per “rilanciare” il profilo del monaco nolano esperto di memotecnica.
Dubito che la percezione di Bruno nell’ immaginario dei tanti nolani e campani che non lo conoscono fino in fondo possa giovarsi di strutture e organigrammi racchiusi in 4 mura. Se così fosse la popolarità di Bruno avrebbe raggiunto livelli di consapevolezza e conoscenza molto più alti di quelli attuali, relegati come invece sono, a mio giudizio ad aristocratic he elites di pensiero (quelle che Bruno, peraltro ha sempre osteggiato in Inghilterra) . Ma la contraddizione più insanabile e’, a mio parere, subordinare la figura del Nolano ad un possibile “rilancio”, ventilato dai siti del circondario nolano. Nel Dizionario Treccani si legge che il verbo “rilanciare” e’ associato ad un tentativo di far tornare in auge qualcosa o qualcuno che e’ fallito e non ha più mercato. Poiché l’impronta di Bruno e’ talmrnte poliedrica e polivalente che sfugge a oziose logiche di mercato e ad ancor più improbabili fallimenti, l’espressione “rilancio” risulta a dire poco ridicola, oltre che inappropriata. Del resto, se Bruno fallisce a Nola significa che nella città dei Gigli non lo hanno mai saputo (o voluto) proporre con entusiasmo e spessore sufficienti.
Se Bruno non e’ ancora fallito, unitamente ai suoi messaggi, come vorrebbero lasciare intendere taluni avventori della penna, è solo merito di luminari che lo hanno strappato dalle grinfie di burocrati, nicchie e comitati, come il compianto professor Nuccio Ordine (Università della Calabria e Yale), massimo esperto mondiale di studi bruniani. Se le elites locali non sono bastate a diffondere e a valorizzare il pensiero di Bruno a Nola e dintorni, figuriamoci se una o più “nomine” possano bastare ad incoraggiare il turismo associato alla figura del filosofo (eretico per necessità), come ha delirato qualcuno nel circondario nolano.
Io non sono un filosofo di professione. Sono un docente di economia. E proprio per questo, forse, mi sono innamorato della filosofia che e’ pura celebrazione della conoscenza, non della vanità cone si azzarda incautamente. Platone, nel Simposio, racconta che dalla fame di Penia e dall’astuzia di Poros nasce Eros. E Eros è, appunto, desiderio di conoscenza. È la sete di sapere che scaturisce dall’unione di opulenza e scarsità di risorse, presupposto di base dell’economia politica. Da Eros, Giordano Bruno ha tratto i suoi Eroici Furori, slanci rutilanti che hanno animato anche gli scritti di Nietzsche ed Ernst Junger.
Non è una oziosa citazione da salotto. È quello che ho vissuto durante il Covid. Mentre tutti contavano i presunti contagi per allinearsi a modelli imposti di terrore, angoscia e prostrazione, io ho studiato Bruno e Parmenide. Due ancore di salvezza, due campani, due giganti del pensiero che hanno in comune l’infinito e la capacità di lumeggiare in tempi di bieco oscurantismo. Da quegli studi sono nate tutte le mie iniziative volte a diffondere Bruno. Non per la tessera di un organismo elitario, di un comitato o per lusingare il compiacimento di taluni giornalisti che corteggiano i candidati di turno spesso perdenti. Ma perché
scripta manent.
Ho scritto la poesia “E Prete”, premiata a livello nazionale dalla prof.ssa Patrizia Del Puente dell’Università della Basilicata, dove Bruno è il regista di una meridionalità pulsante che si riscatta tra la luce di Federico II di Svevia, i profili scomodi del brigantaggio e le ombre dell’ Unità d’Italia, forse mai avvenuta.
Ho scritto il monologo “Specchio”, ispirato a due personaggi del Candelaio, che racconta il dramma attualissimo di una donna in cerca della sua vera identità sociale. Il predetto componimento è stato recitato in italiano dalla grande attrice e scenografa Silvia Priori del Teatro Blu di Varese e in napoletano da Piera Russo, allieva di Lello Arena. Ringrazio la giornalista nolana Carmen Fusco de “Il Mattino” per averne scritto pubblicamente, sebbene la definizione attribuitagli, “la versione pop di Giordano Bruno”, non coglie ne’ la ratio ne’ tantomeno le ambizioni dello scritto stesso. Come ha più volte rimarcato il professore Nuccio Ordine in numerose conferenze che, forse, la maggioranza dei nolani ignora, Bruno non ha due facce, una pop e una colta. È il sistema di Nola che vuole farne un oggetto per pochi, relegandolo a perimetri e caste.
Ho scritto il copione “ECHI D’OMBRE ERRANTI”, dove Bruno viaggia nel tempo con un’altra eretica, Matteuccia da Todi, per raccontare i roghi della modernità, non i suoi. Una provocazione fortemente voluta proprio per contestare le ambiguità della moderna barbarie sostenute dalla protervia di quanti vivono di rendite di posizione. Gli stessi roghi in cui si perde di vista la centralità dell’uomo, tanto in economia quanto nella conoscenza. I roghi di un progresso ellittico di coscienza e votato alla supina subalternita’ dell’Essere. Per quanto mi riguarda e’ come se Bruno fosse tornato a Nola per ammonire maestranze e istituzioni per la distanza sociale che gli hanno cucito addosso senza esitazioni. Una distanza costituita da fragorosi sofismi nei quali si celano spazi vitali per compromessi, retorica e sotterfugi.
Tutto quello che ho fatto l’ho pianificato per onorare Bruno e la sua faconda propensione al superamento dei disvalori umani. Non l’ho certamente programmato per appartenere a schemi di pensiero, riunioni e cenacoli. Ma per dimostrare che Bruno e’ ancora in grado di offrirci insegnamenti senza tempo, più attuali oggi che mai. Chi ha compreso che Bruno “e’ nelle cose” sa che il Nolano si reincarna 365 giorni l’ anno, non solo quando fa comodo all’oratore di turno.
Nola, probabilmente, non ha ancora conseguito la maturità necessaria a mettere a fuoco l’onestà intellettuale di Bruno perché, di fatto, preferisce issare più spesso i Gigli che l’eretico che ci ha resi immortali.
Anche qualche sindaco di trrritori vicini a quelli che hanno dato i natali al pensatore del “cavallo Pegaseo”, che pure ha asserito telefonicamente di contendersi con Nola le origini di Bruno, non ha saputo valicare, nei fatti, la superficie e le frasi di circostanza afferenti alle idee del filosofo.
Per questo ringrazio l’Irpinia. Un nobile territorio che ha voluto onorare i miei sforzi teatrali su Bruno consentendomi di mettere in scena prossimamente il mio spettacolo al Teatro d’Europa di Cesinali (AV) per la regia della nota e bravissima artista Angela Caterina. Uno spettacolo fruibile da chiunque perché sarà inserito nel palinsesto di una nota emittente televisiva e postato sul web. E, al contempo, ringrazio il Vallo di Diano, perché grazie al regista e attore Enzo D’Arco della compagnia “La Bottega delle Arti”, il mio Bruno arriverà anche nei teatri e nelle scuole della provincia di Salerno.
Loro non mi hanno chiesto ne’ tessere ne’ adesioni di sorta. Hanno solo letto il testo, apprezzandone l’intento squisitamente divulgativo e le sue reali potenzialità di attualizzazione. Uno sforzo che rende Il Nolano ancora vivido in aree territoriali un tempo frequent ate da Hirpini, Sanniti e Lucani dove Bruno, oggi, sceglierebbe forse di rinascere per ritrovare quell’Eros che manca a Nola.
Prof. Nando Silvestri