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Pensieri, riflessioni ed opinioni di Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale ed Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL
Da semplice appassionato di calcio, quale sono fin dall’infanzia, osservo con crescente preoccupazione le difficoltà che il nostro movimento calcistico attraversa ormai da diversi anni. Non parlo da tecnico, da dirigente sportivo o da esperto di management, ma da cittadino che ha vissuto il calcio nella sua dimensione più autentica, quella popolare, spontanea e profondamente educativa.
Il calcio, infatti, non è soltanto una disciplina sportiva. È un patrimonio sociale, culturale e umano che ha accompagnato generazioni di italiani. È stato uno strumento di aggregazione, di crescita personale e di inclusione sociale. Per molti ragazzi ha rappresentato una scuola di vita ancora prima che una palestra sportiva.
Ricordo bene quando da bambini bastava una palla per trasformare un cortile, una piazza o una strada in un campo da gioco. Non esistevano programmi sofisticati, schemi rigidi o percorsi predeterminati. Esistevano la passione, l’entusiasmo, la fantasia e la voglia di stare insieme. Era in quella libertà che nasceva il talento. Era in quella spontaneità che si formavano i futuri campioni.
Oggi, invece, abbiamo progressivamente sostituito la naturale evoluzione del talento con modelli sempre più standardizzati. Abbiamo pensato di poter costruire il campione attraverso procedure, programmi e metodologie spesso importate da realtà diverse dalla nostra cultura sportiva. Abbiamo talvolta privilegiato l’organizzazione rispetto all’ispirazione, il metodo rispetto alla creatività, il prodotto rispetto alla persona.
Naturalmente una società sportiva moderna deve essere ben organizzata. Deve possedere solide competenze manageriali, una governance efficiente, sostenibilità economica e obiettivi chiari. Su questo non vi è alcun dubbio. Come ogni impresa, anche una società calcistica deve essere gestita con professionalità e responsabilità.
Tuttavia, il calcio non può essere ridotto esclusivamente a un modello aziendale. Quando il business diventa il fine e non la conseguenza di un percorso virtuoso, si rischia di alterare la natura stessa dello sport. Il talento non si fabbrica. Si coltiva. Il campione non nasce da un algoritmo. Nasce dall’estro, dalla personalità, dalla libertà di esprimersi, dalla passione e dall’amore per il gioco.
Le grandi imprese italiane che hanno costruito la loro reputazione nel mondo ci insegnano che il successo più duraturo nasce dall’equilibrio tra organizzazione e creatività, tra competenza e intuizione, tra innovazione e rispetto delle proprie radici. Lo stesso principio dovrebbe valere anche per il calcio.
L’Italia ha sempre rappresentato una scuola calcistica riconosciuta a livello internazionale. Abbiamo formato generazioni di campioni, allenatori e dirigenti che hanno fatto la storia di questo sport. Per questo motivo ritengo che sia giunto il momento di una riflessione profonda sull’intero sistema calcio, a partire dalla formazione dei giovani, dalla valorizzazione dei vivai, dalla diffusione della pratica sportiva e dal recupero di quella cultura del gioco che ha reso grande il nostro Paese.
L’elezione del nuovo Presidente federale e l’arrivo del nuovo Commissario Tecnico della Nazionale rappresentano un’opportunità importante per aprire una nuova fase. Mi auguro che si possa avviare un percorso capace di restituire al calcio italiano un’immagine più coerente con la nostra storia, con la nostra tradizione e con la nostra vocazione sportiva.
Abbiamo bisogno di un calcio che torni a parlare ai giovani, alle famiglie e ai territori. Un calcio che formi cittadini prima ancora che atleti. Un calcio che sappia coniugare etica, merito, passione e competenza.
Perché il futuro del calcio italiano non dipenderà soltanto dai bilanci o dai risultati sportivi, ma dalla capacità di ritrovare la propria anima e di trasmetterla alle nuove generazioni.
Il calcio non deve insegnare soltanto a vincere una partita. Deve insegnare a crescere, a rispettare le regole, a credere nei propri sogni e a costruire il futuro del Paese attraverso i valori dello sport.