Saviano non dimentica: due anni fa la tragedia di via Tappia, quattro vite spezzate e una comunità ferita

Saviano non dimentica: due anni fa la tragedia di via Tappia, quattro vite spezzate e una comunità ferita

Il 22 settembre 2024 il boato alle 7.05 e il crollo della palazzina. Morirono Vincenza Spadafora, i piccoli Giuseppe e Autilia Pia Zotto e la nonna Autilia Ambrosino. Salvi il padre Antonio e il piccolo Gennaro. Decisivo nelle prime fasi l’intervento di due carabinieri, Dario D’Ambrosio e Michele Conte.

SAVIANO – Ci sono date che non passano. Restano impresse nella memoria di una famiglia e finiscono per appartenere alla storia di un’intera comunità. Per Saviano una di quelle date è il 22 settembre 2024.

Era domenica. Erano circa le 7.05 del mattino quando un boato violentissimo squarciò il silenzio di via Tappia. Una palazzina di due piani crollò dopo una potente esplosione, probabilmente legata al gas. Nel giro di pochi secondi una casa e la quotidianità di una famiglia furono sepolte sotto tonnellate di macerie.

Quella mattina persero la vita Vincenza Spadafora, 41 anni, e i suoi figli Giuseppe Zotto, di 6 anni, e Autilia Pia Zotto, di appena 4 anni. Con loro morì anche la nonna paterna dei bambini, Autilia Ambrosino, che abitava al piano superiore.

Dalle macerie furono invece estratti vivi Antonio Zotto, marito di Vincenza e padre dei bambini, e il figlio più piccolo della coppia, Gennaro, di due anni. Antonio venne ricoverato in gravi condizioni al Cardarelli, mentre il piccolo Gennaro fu trasferito all’ospedale Santobono.

Quei carabinieri che sentirono le voci sotto le macerie

Dentro la tragedia di quella domenica c’è anche una storia di coraggio e di prontezza che merita di essere ricordata.

Una pattuglia dei Carabinieri si trovava già nella zona per un normale servizio di controllo. A bordo c’erano l’appuntato scelto Dario D’Ambrosio e il brigadiere capo Michele Conte.

Sentirono il boato e raggiunsero immediatamente via Tappia. Davanti ai loro occhi trovarono ciò che rimaneva della palazzina.

Poi, dal cumulo di macerie, arrivarono dei lamenti.

Una voce adulta e, per pochi istanti, quella di un bambino che chiamava la mamma.

Furono secondi preziosissimi.

I due militari riuscirono a capire da quale punto provenissero quelle voci e cominciarono immediatamente a prestare soccorso, scavando anche a mani nude, mentre venivano allertati gli altri uomini della macchina dei soccorsi.

Quelle indicazioni consentirono di concentrare rapidamente le ricerche nei punti in cui potevano esserci ancora persone vive.

Poco dopo, con l’arrivo dei Vigili del Fuoco e degli altri soccorritori, dalle macerie furono estratti vivi Antonio e il piccolo Gennaro.

Un intervento tempestivo, quello dei due carabinieri, che contribuì a salvare vite nel momento più drammatico dell’emergenza.

Una corsa contro il tempo

In via Tappia arrivarono Vigili del Fuoco, Carabinieri, sanitari, Protezione civile, forze dell’ordine e volontari. Le operazioni furono particolarmente difficili a causa del collasso dei solai.

Si scavò pietra dopo pietra, anche con le mani.

La speranza accompagnò per ore il lavoro dei soccorritori. Ma con il trascorrere del tempo arrivarono le notizie che nessuno avrebbe voluto ricevere.

Prima i corpi dei due bambini, Autilia Pia e Giuseppe. Poi quello della loro mamma, Vincenza.

Le ricerche continuarono fino alla notte. Il corpo della nonna Autilia Ambrosino fu recuperato intorno all’una.

Il bilancio definitivo fu terribile: quattro morti e due sopravvissuti.

Una domenica che Saviano non può dimenticare

Quel 22 settembre Saviano si fermò.

Centinaia di persone raggiunsero la zona del crollo. C’era chi aveva sentito il boato da lontano, chi aveva visto sollevarsi l’enorme nube di polvere, chi era accorso sperando di poter dare una mano.

Una normale domenica di fine estate si trasformò in una giornata di lutto.

Oggi, a due anni di distanza, il ricordo torna inevitabilmente a quella casa di via Tappia e alle quattro persone che non riuscirono a uscirne vive.

A Vincenza Spadafora. Ai suoi bambini, Giuseppe e Autilia Pia Zotto. Alla nonna Autilia Ambrosino.

Ma il ricordo va anche ad Antonio e al piccolo Gennaro, sopravvissuti a una tragedia che ha cambiato per sempre la loro esistenza.

E va a chi quella mattina corse verso le macerie anziché allontanarsene: ai carabinieri Dario D’Ambrosio e  Michele Conte, ai Vigili del Fuoco, ai sanitari, alle forze dell’ordine, alla Protezione civile, ai volontari e ai tanti cittadini che si misero a disposizione.

Perché la storia di quella domenica è certamente una storia di morte e di dolore, ma è anche la storia di uomini che, davanti a una montagna di macerie, continuarono a cercare una voce, un respiro, un segno di vita.

22 settembre 2024 – 22 settembre 2026.

Sono trascorsi due anni.

Il tempo continua il suo cammino, ma Saviano non dimentica.

E oggi, nel silenzio del ricordo, restano quattro nomi: Vincenza, Giuseppe, Autilia Pia e Autilia.

Quattro vite che quella domenica mattina si fermarono per sempre.

Quattro vite che Saviano continua a ricordare.Saviano non dimentica: due anni fa la tragedia di via Tappia, quattro vite spezzate e una comunità ferita Saviano non dimentica: due anni fa la tragedia di via Tappia, quattro vite spezzate e una comunità ferita Saviano non dimentica: due anni fa la tragedia di via Tappia, quattro vite spezzate e una comunità ferita