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La società di gestione impugna la validazione dei Piani Economico-Finanziari (PEF) di 45 Comuni irpini: contestate violazioni procedurali, modifiche arbitrarie ai dati di costo e l’applicazione dei coefficienti.
AVELLINO – Si alza ai minimi termini lo scontro istituzionale ed economico sulla gestione del ciclo dei rifiuti in provincia di Avellino. Con un articolato e dettagliato ricorso presentato dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), Irpiniambiente S.p.A. ha avviato un’azione giudiziaria d’urgenza contro l’ATO Rifiuti di Avellino e l’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), chiamando in causa ben 45 Comuni irpini per chiedere l’annullamento delle deliberazioni di approvazione e validazione dei Piani Economico-Finanziari (PEF).
Le motivazioni del ricorso: opacità e violazioni procedurali
Al centro della battaglia legale della società provinciale vi è la presunta illegittimità del procedimento con cui sono state rideterminate le tariffe e i corrispettivi del servizio di igiene urbana nei singoli territori.
Nel ricorso presentato da Irpiniambiente vengono sollevate pesanti contestazioni relative all’istruttoria condotta dall’Ente d’Ambito (ATO) in recepimento delle direttive ARERA:
- Violazioni procedurali: contestata la mancata o scorretta applicazione dell’iter procedimentale prescritto dalla normativa di settore per l’approvazione e la validazione dei PEF.
- Alterazione dei dati di costo: la società chiede di fare piena luce su quali dati siano stati integrati o modificati d’ufficio, censurando interventi che avrebbero alterato i conti previsionali ed effettivi della gestione.
- Determinazione dei coefficienti e dei costi esclusi: Irpiniambiente punta il dito contro la quantificazione dei coefficienti di calcolo tariffario, chiedendo che l’autorità giudiziaria chiarisca quali componenti di costo siano state riconosciute e quali escluse, unitamente alle relative motivazioni tecniche e contabili.
La mappa dei 45 Comuni coinvolti
L’azione legale si estende a capillarmente su gran parte del territorio provinciale, coinvolgendo direttamente i Sindaci pro tempore dei 45 Comuni interessati dai provvedimenti impugnati:
Rischi per i bilanci e scenari futuri
La mossa giudiziaria rischia di paralizzare l’assetto economico-finanziario dell’ATO e dei Comuni interessati. In caso di accoglimento del ricorso da parte dei giudici amministrativi, la caducazione dei PEF approvati costringerebbe gli enti a ricalcolare interamente i costi del servizio, con dirette ripercussioni sulle aliquote TARI applicate ai cittadini e sulle partite di debito/credito pendenti tra i Municipi e la società di gestione.