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I risultati dell’indagine sugli effetti sanitari delle potenziali fonti di contaminazione ambientale nel territorio irpino, frutto dell’Accordo di collaborazione scientifica tra la Procura della Repubblica di Avellino e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per incrociare i dati ambientali e sanitari negli 86 Comuni della giurisdizione, restituiscono una fotografia preoccupante: Avellino, Atripalda e Solofra sono i tre Comuni della provincia di Avellino maggiormente esposti all’impatto dei siti inquinati e presentano l’Indicatore di Rischio Comunale Ambientale (IRC) più elevato in assoluto, posizionandosi al livello massimo (classe 6) su una scala da 1 a 6. In questi comuni si segnalano gli eccessi di rischio nella popolazione di mortalità per tumore maligno polmonare (+21%), di incidenza dei tutti tumori maligni complessivi (+17%) e di incidenza del tumore della mammella tra la popolazione femminile (+25%).
“Numeri che mettono i brividi– commenta il consigliere comunale Gino Iannace– se si considera che nel complesso dei 86 Comuni del circondario sono stati censiti 296 siti potenzialmente inquinanti, tra impianti industriali, strutture di gestione dei rifiuti e aree colpite da smaltimento illecito, con una concentrazione superiore nella fascia occidentale dell’Irpinia. Circa il 51% dei residenti vive entro un chilometro da almeno una di queste sorgenti. E’ tempo di dare maggiore impulso alla diagnosi precoce chiedendo alle autorità sanitarie di coinvolgere nella realizzazione delle campagne di prevenzione le associazioni del Terzo Settore per garantire un maggiore coinvolgimento della popolazione. Inoltre è fondamentale immaginare l’insediamento di una cabina di regia Arpac-Asl per un costante monitoraggio della situazione e arrivare a definire, con analisi accurate, quali sono gli inquinanti che determinano i maggiori fattori di esposizione al rischio“.
Sulla questione interviene anche la consigliera provinciale Katia Renzulli: “La Procura e l’Istituto Superiore di Sanità hanno fatto ciò che spettava alla ricerca: mettere in relazione dati ambientali e sanitari e restituire al territorio una fotografia scientifica delle criticità. Adesso tocca alla politica dimostrare di essere all’altezza di questa conoscenza. Come consigliera provinciale, ritengo che la Provincia debba svolgere un ruolo di impulso e coordinamento, favorendo un impegno istituzionale condiviso, con obiettivi, scadenze e responsabilità precise per gli interventi di competenza dei diversi enti. Non possiamo permettere che una ricerca di questa portata finisca negli archivi istituzionali, mentre i cittadini continuano a chiedersi cosa si stia facendo per proteggerli“
Netta la posizione del partito Noi di Centro attraverso il coordinatore regionale Pasquale Giuditta: “E’ opportuno creare occasioni di riflessione sulla condizione dei nostri territori. Ci faremo presto promotori di un incontro aperto alla cittadinanza con la partecipazione di tutti gli enti coinvolti e di autorevoli esponenti del mondo della sanità”