Santa Filomena: una storia di fede che vive da oltre due secoli

Santa Filomena: una storia di fede che vive da oltre due secoli

di Francesco Piccolo

Ci sono Santi che si venerano. E poi ci sono Santi che diventano parte della famiglia.

A Mugnano del Cardinale, Santa Filomena è semplicemente “a Santina”. Basta pronunciare quel nome e tutti sanno di chi si parla. Non è soltanto la Patrona del paese, ma una presenza che accompagna la vita di intere generazioni. C’è chi entra nel Santuario per pregare, chi per ringraziare, chi semplicemente per raccogliersi in silenzio. È un rapporto che va oltre la religione: è un sentimento che appartiene all’anima di un popolo.

Con l’avvicinarsi della festa di agosto, Mugnano torna a vestirsi di fede. Le strade si riempiono di pellegrini, il Santuario torna a essere il cuore della comunità e migliaia di persone arrivano da ogni parte d’Italia e del mondo. Alcuni portano una promessa da mantenere, altri una grazia da chiedere, altri ancora il desiderio di sostare, anche solo per pochi minuti, davanti alla Santina.

La storia di Santa Filomena inizia il 25 maggio 1802, quando nelle Catacombe di Priscilla, sulla Via Salaria a Roma, venne rinvenuto il corpo di una giovane. Sul sepolcro compariva l’iscrizione “Pax tecum Filumena”, accompagnata dai simboli della palma, delle frecce e dell’ancora, interpretati come segni del suo martirio.

Nel 1805, grazie a don Francesco De Lucia, le reliquie giunsero a Mugnano del Cardinale e furono custodite nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, oggi Santuario di Santa Filomena. Da quel momento iniziarono a essere raccontate grazie e guarigioni che portarono il nome della giovane martire ben oltre i confini del Regno di Napoli.

Secondo la tradizione, tramandata dalla Pia Rivelazione della Serva di Dio suor Maria Luisa di Gesù, Filomena era una giovane principessa greca che consacrò la propria vita a Cristo. L’imperatore Diocleziano, innamoratosi di lei, cercò di costringerla a sposarlo. Al suo rifiuto la fece torturare: fu flagellata, trafitta dalle frecce, gettata nel Tevere con un’ancora al collo e infine decapitata. Proprio l’ancora è ancora oggi uno dei simboli più rappresentativi della Santa.

Da Mugnano quella devozione iniziò un cammino straordinario.

Tra le figure che contribuirono maggiormente alla sua diffusione c’è la beata Paolina Jaricot, che nel 1835 giunse in pellegrinaggio a Mugnano e, secondo le testimonianze dell’epoca, ottenne una guarigione prodigiosa pregando davanti all’urna della Santa. Tornata in Francia, contribuì a diffonderne il culto e donò una reliquia a San Giovanni Maria Vianney, il celebre Curato d’Ars.

Anche la famiglia reale borbonica nutrì una profonda venerazione per la Santina. Ferdinando II di Borbone visitò più volte il Santuario, lo protesse e lo arricchì con preziosi doni. Per suo desiderio, Papa Pio IX proclamò Santa Filomena Seconda Patrona del Regno delle Due Sicilie.

Tra i benefattori spicca anche la Beata Maria Cristina di Savoia, moglie di Ferdinando II. La tradizione racconta che ottenne, per intercessione della Santina, la nascita del futuro re Francesco II di Borbone, detto “Franceschiello”, ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie. Per ringraziamento donò un bambino d’argento del peso del neonato e promosse la costruzione di un orfanotrofio accanto al Santuario.

La devozione verso Santa Filomena conquistò anche il Santo Bartolo Longo, San Pio X, Santa Francesca Saverio Cabrini, Sant’Annibale Maria Di Francia e San Pio da Pietrelcina.

Proprio Padre Pio nutriva per Santa Filomena un amore speciale. La chiamava “la Principessina del Paradiso” e, a chi metteva in dubbio la sua esistenza storica, rispondeva con parole rimaste celebri:

«Può anche darsi che non si chiami Filomena, ma questa Santa ha fatto miracoli, e non è stato il nome a farli.»

Nel 1961 la Sacra Congregazione dei Riti eliminò la memoria liturgica di Santa Filomena dal calendario universale. Molti pensarono che il culto fosse stato abolito, ma non fu così.

Alla richiesta di chiarimenti della diocesi di Nola, la Santa Sede rispose con una frase rimasta nella storia:

«Seguitate come prima.»

Da allora il Santuario ha continuato ad accogliere pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.

Come ricordava spesso monsignor Giovanni Braschi, storico rettore del Santuario per oltre trent’anni, la forza di Santa Filomena non si misura soltanto attraverso i documenti storici, ma nella fede di milioni di persone che continuano ad affidarsi alla sua intercessione.

A mantenere viva questa straordinaria eredità di fede è oggi anche il ministero dell’attuale rettore del Santuario, don Giuseppe Autorino. Negli ultimi anni il suo impegno pastorale, insieme alla costante attenzione riservata ai pellegrini, ha accompagnato una rinnovata valorizzazione del Santuario, confermandolo come punto di riferimento spirituale per i devoti di Santa Filomena provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo.

Una riflessione particolare arriva anche dal giornalista Rai Rino Genovese, profondo conoscitore della storia della Santina, che ha definito quella di Filomena uno dei primi femminicidi della storia: una giovane che, secondo la tradizione, venne uccisa soltanto perché rifiutò di piegarsi alla volontà di un uomo potente.

Ma Santa Filomena, per noi mugnanesi, è molto più di una pagina di storia.

È un nome che si impara da bambini.

È una devozione che si tramanda in famiglia, di generazione in generazione.

È il Santuario che, ogni giorno, accoglie chi cerca conforto, speranza o semplicemente un momento di silenzio.

Da generazioni questa devozione vive anche attraverso un antico canto popolare, reso celebre dalla voce di Aurelio Fierro:

«O Santa Filomena,
da Roma tu veniste,
fra tante terre,
Mugnano preferiste.»

Sono pochi versi, ma racchiudono il sentimento di un’intera comunità.

Perché i libri possono raccontarne la storia. Gli studiosi possono continuare a confrontarsi. Gli archeologi possono approfondire le loro ricerche.

Ma c’è una verità che nessuno riuscirà mai a cancellare.

Per noi mugnanesi Santa Filomena non è soltanto una Santa.

È parte della nostra storia.

È parte della nostra identità.

È la nostra Santina.

Perché, se è vero che Santa Filomena scelse Mugnano, è altrettanto vero che Mugnano, da oltre duecento anni, continua a scegliere ogni giorno la sua Santina.