Mimmo Beneventano, il dovere di restituire alla politica una coscienza civile

Mimmo Beneventano, il dovere di restituire alla politica una coscienza civile

Il 7 novembre 1980 la camorra assassinava a Ottaviano Mimmo Beneventano, medico e consigliere comunale del Partito Comunista Italiano. Aveva 32 anni e combatteva gli intrecci tra politica, criminalità e speculazione. A quarantasei anni dalla sua morte, ricordarlo significa riflettere sul valore del suo sacrificio e sulle responsabilità della politica di oggi. Beneventano apparteneva a una generazione per la quale l’impegno politico era una scelta di vita, fondata sul rigore, sull’onestà e sulla volontà di emancipare le persone dalle ingiustizie e dai ricatti. Tanti militanti e amministratori pagarono quella scelta con l’isolamento, le minacce e la vita. Il loro sacrificio è parte del contributo che il Pci ha dato alla democrazia e alla crescita civile della società italiana. Quel patrimonio ci impone una domanda: quale funzione svolgono oggi i partiti nelle nostre comunità? Un partito ha il compito di formare coscienze civili, offrire strumenti per comprendere la realtà e costruire un orizzonte collettivo nel quale riconoscersi. Deve trasformare i problemi individuali in domande condivise e quelle domande in proposte politiche. Deve educare al rispetto delle regole, al confronto tra idee diverse, alla responsabilità verso gli altri. Soprattutto, deve mettere le persone nelle condizioni di partecipare e incidere sulle decisioni. Anche il senso di appartenenza nasce così: dalla condivisione di valori, dalle battaglie condotte insieme, dalla certezza che la propria voce venga ascoltata. Un’appartenenza che rende liberi di discutere e dissentire e che trova nell’onestà dei comportamenti la prima ragione di fiducia. Oggi questa funzione appare largamente smarrita. È una critica che riguarda anche il Partito Democratico, nella provincia di Avellino come in tante altre parti d’Italia. Troppo spesso il confronto si impoverisce, la formazione politica scompare e il coinvolgimento degli iscritti si concentra esclusivamente attorno ai congressi e alle scadenze elettorali. Quando prevalgono la gestione degli equilibri interni, le candidature e le ambizioni personali, si perde la ragione stessa per cui una comunità politica dovrebbe esistere. Nelle aree interne questa rinuncia pesa ancora di più. Dove diminuiscono servizi, opportunità e luoghi di incontro, i partiti dovrebbero essere presìdi di partecipazione: aprire spazi di discussione, coinvolgere i giovani, tenere insieme le generazioni e dare voce a chi resta ai margini. Parlare di questi territori richiede una presenza costante e la capacità di costruire, insieme a chi li abita, una prospettiva per il loro futuro. Programmare e realizzare opere pubbliche è un dovere importante degli amministratori. Ma lo sviluppo di una comunità richiede anche cittadini consapevoli, rapporti sociali fondati sulla fiducia e istituzioni capaci di garantire diritti senza trasformarli in favori. Costruire coscienza civile significa anche spezzare la dipendenza personale da chi esercita il potere. In vista delle elezioni politiche del 2027, il nostro impegno deve partire da qui. Un’alternativa credibile prende forma attraverso la qualità delle persone, la chiarezza delle proposte e la coerenza dei comportamenti quotidiani. Anche nel nostro partito dobbiamo pretendere trasparenza, confronto e partecipazione effettiva. Ricordare Mimmo Beneventano significa assumersi questa responsabilità. La sua storia, insieme a quella di tanti altri che hanno pagato il proprio impegno con la vita, ci chiede di restituire alla politica onestà, cultura e coraggio civile. È su questo terreno che dobbiamo dimostrare di essere all’altezza della loro memoria.

Pellegrino Palmieri-Radici e Futuro