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ROMA – Restano confermate le misure cautelari nei confronti dei quattro indagati ritenuti coinvolti nell’attentato dinamitardo avvenuto nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista di Report, Sigfrido Ranucci. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto le richieste avanzate dalle difese, confermando anche la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso.
L’inchiesta, coordinata inizialmente dal pubblico ministero della DDA Carlo Villani, oggi procuratore a Velletri, e successivamente dal sostituto procuratore Edoardo De Santis, è stata condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo.
Attualmente si trovano in carcere Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone, mentre Marika De Filippis è agli arresti domiciliari. Gli indagati rispondono, a vario titolo, di detenzione e porto di ordigno esplosivo, uso di esplosivo, minaccia e danneggiamento aggravati dal metodo mafioso.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo, con base logistica tra il Nolano, in particolare Cicciano, e la Bassa Irpinia, tra Avella e Sperone, avrebbe organizzato e portato a termine l’attentato collocando un ordigno davanti all’abitazione del giornalista. L’esplosione avrebbe provocato ingenti danni materiali e un forte allarme sociale.
L’indagine, ancora in corso, ha consentito di delineare la dinamica dell’attacco e i presunti ruoli ricoperti dai quattro indagati. La decisione del Riesame rappresenta un ulteriore sostegno all’impianto accusatorio della Procura, che continua a ritenere l’episodio un grave atto intimidatorio caratterizzato dal metodo mafioso, elemento considerato determinante per la valutazione della gravità dei fatti.