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Chiesto al Consiglio Nazionale di promuovere un confronto urgente con Governo, Regioni e le Amministrazioni centrali competenti per valutare una proroga dei termini di conclusione degli interventi.
Le scadenze attualmente previste per la conclusione degli interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rischiano di mettere seriamente in difficoltà enti locali, imprese e professionisti impegnati nella realizzazione delle opere pubbliche. È questo il contenuto della comunicazione trasmessa al Consiglio Nazionale, con la quale viene chiesto un intervento istituzionale affinché il Governo valuti un ulteriore differimento dei termini per consentire il completamento dei cantieri e la regolare rendicontazione degli interventi. Le Linee guida emanate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze fissano al 31 agosto 2026 il termine ultimo, non derogabile, per la conclusione degli interventi autorizzati al differimento e per tutti gli adempimenti tecnico-amministrativi necessari al raggiungimento dei target europei.
Una scadenza che, nella realtà dei cantieri, rischia però di rivelarsi difficilmente sostenibile.
Nel solo mese di agosto si concentrano infatti non soltanto le lavorazioni finali, ma anche collaudi, certificazioni, caricamento della documentazione sulla piattaforma ReGiS, validazioni e rendicontazione conclusiva. A ciò si aggiungono la fisiologica riduzione delle attività estive, le limitazioni imposte dalle ordinanze regionali contro il rischio da stress termico, la carenza di manodopera specializzata, i ritardi nelle forniture, l’aumento dei costi dei materiali e le difficoltà tecniche tipiche degli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente. Una situazione che coinvolge direttamente Responsabili Unici del Progetto, Direttori dei Lavori,
Coordinatori della Sicurezza, Collaudatori e tutti i professionisti chiamati a garantire contemporaneamente il rispetto dei tempi, la qualità delle opere, la sicurezza nei cantieri e la corretta gestione amministrativa degli interventi PNRR.
Le preoccupazioni espresse trovano conferma anche nelle recenti prese di posizione di diversi Ordini professionali italiani, che hanno evidenziato il rischio concreto di vedere compromessi interventi ormai prossimi alla conclusione, con conseguenze che potrebbero tradursi in opere incompiute, contenziosi, difficoltà finanziarie per gli enti locali, crisi delle imprese esecutrici e perdita di risorse europee.
Non chiediamo di rallentare il PNRR né di mettere in discussione gli impegni assunti dall’Italia con l’Unione Europea. Chiediamo semplicemente che venga presa in considerazione la situazione reale dei cantieri. Sarebbe paradossale compromettere opere ormai quasi ultimate per difficoltà oggettive e non imputabili agli enti, alle imprese o ai professionisti. Una limitata proroga consentirebbe di tutelare gli investimenti pubblici già realizzati e di portare a termine gli interventi con la qualità, la sicurezza e la regolarità amministrativa che cittadini e istituzioni si aspettano.”
Per questo motivo viene chiesto al Consiglio Nazionale, che si è già attivato sulla vicenda, di farsi promotore di un confronto con il Governo, le Regioni e le Amministrazioni centrali competenti, affinché siano valutate tutte le possibili soluzioni organizzative e normative utili a salvaguardare il completamento degli interventi già avviati. L’obiettivo è evitare che il rispetto di scadenze ormai estremamente ravvicinate produca l’effetto opposto rispetto a quello perseguito dal Piano: perdita di finanziamenti, contenziosi, opere incompiute e dispersione di ingenti investimenti pubblici già effettuati.
Il PNRR rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo per il Paese. Proprio per questo è necessario che la fase conclusiva degli interventi sia gestita con realismo e responsabilità, mettendo nelle condizioni enti, imprese e professionisti di completare le opere senza sacrificare qualità, sicurezza e corretta rendicontazione. Salvaguardare i cantieri significa salvaguardare gli investimenti, i territori e la credibilità stessa del Piano.