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La misura eseguita dalla Polizia di Stato. Le indagini della Squadra Mobile hanno ricostruito l’agguato del 6 marzo attraverso videosorveglianza e intercettazioni. Contestata anche l’aggravante del metodo mafioso
NAPOLI – La Polizia di Stato ha eseguito oggi, 9 settembre, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato ritenuto gravemente indiziato di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e possesso ingiustificato di armi e munizioni.
Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale per i Minorenni di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica per i Minorenni.
Le indagini dopo il tentato omicidio
L’attività investigativa, condotta dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli, ha preso il via dal tentato omicidio di un uomo avvenuto lo scorso 6 marzo nel rione Luzzatti.
Un ruolo importante nelle indagini sarebbe stato svolto dalle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati presenti nella zona. La loro acquisizione e successiva analisi avrebbe consentito agli investigatori di ricostruire le fasi principali dell’episodio.
Gli approfondimenti sono proseguiti anche attraverso attività di intercettazione.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, il tentato omicidio sarebbe maturato nell’ambito di una pregressa e accesa conflittualità interpersonale tra le parti, alimentata, secondo l’ipotesi investigativa, da motivazioni ritorsive e da pretese di carattere economico.
Al destinatario del provvedimento viene inoltre contestata l’aggravante del metodo mafioso.
Disposta la custodia cautelare in carcere
Alla luce degli elementi raccolti, il Gip del Tribunale per i Minorenni di Napoli ha disposto la misura cautelare in carcere, successivamente eseguita dalla Polizia di Stato.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Come precisato dalla stessa Polizia, contro il provvedimento sono ammessi i previsti mezzi di impugnazione e le contestazioni dovranno essere verificate nel prosieguo del procedimento.
L’indagato deve pertanto considerarsi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.