
![]()
L’inchiesta sull’attentato dinamitardo ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci potrebbe avere conseguenze giudiziarie molto pesanti per gli indagati qualora le accuse dovessero essere confermate nel corso del processo con una sentenza definitiva di condanna. È quanto emerge anche dall’ordinanza cautelare del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, nella quale vengono contestati reati di particolare gravità.
Secondo il provvedimento, gli indagati sono chiamati a rispondere, a vario titolo, di una serie di delitti che comprendono l’attentato mediante esplosivo, il porto e la detenzione illegale di materiale esplodente, il danneggiamento aggravato e le minacce aggravate. A rendere ancora più delicato il quadro accusatorio vi è la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso, elemento che, se riconosciuto in sede processuale, determinerebbe un sensibile aumento delle pene previste.
L’episodio contestato riguarda l’esplosione di un ordigno collocato davanti all’abitazione del conduttore della trasmissione Report, avvenuta il 16 ottobre 2025 a Torvaianica. L’esplosione provocò ingenti danni alle autovetture parcheggiate e all’abitazione, pur senza causare feriti. Secondo gli inquirenti, il dispositivo esplosivo era costituito da “gelatina da cava”, materiale ad alto potenziale distruttivo normalmente impiegato in ambito estrattivo.
Le pene previste
Nel caso in cui tutte le accuse fossero confermate in giudizio, gli imputati potrebbero andare incontro a pene complessive particolarmente elevate. Solo il reato di attentato mediante esplosivo è punito con diversi anni di reclusione, ai quali si aggiungono le sanzioni previste per il porto e la detenzione di esplosivi, il danneggiamento aggravato e le minacce. La presenza dell’aggravante del metodo mafioso potrebbe comportare un ulteriore aumento della pena.
Per uno degli indagati, inoltre, l’ordinanza richiama anche la recidiva specifica e reiterata, circostanza che, se riconosciuta, potrebbe incidere ulteriormente sul trattamento sanzionatorio.
Oltre vent’anni di carcere in caso di condanna
Dal punto di vista strettamente giuridico, qualora venissero accertate tutte le responsabilità contestate e fossero riconosciute le aggravanti indicate dalla Procura, le pene potrebbero superare complessivamente i vent’anni di reclusione. Sarà tuttavia il processo, attraverso il contraddittorio tra accusa e difesa, a stabilire l’effettiva responsabilità di ciascun imputato e la misura dell’eventuale condanna.
Resta fermo il principio costituzionale della presunzione di innocenza: tutti gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva di condanna.