Attentato a Sigfrido Ranucci, domani iniziano gli interrogatori davanti al Gip dei tre rinchiusi nel carcere di Rebibbia

Attentato a Sigfrido Ranucci, domani iniziano gli interrogatori davanti al Gip dei tre rinchiusi nel carcere di Rebibbia

Entrerà domani nella fase degli interrogatori di garanzia l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma sull’attentato dinamitardo ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto nella notte del 16 ottobre 2025 a Pomezia.

Davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma compariranno Antonio Passariello, 53 anni, originario del Baianese e residente a Cicciano, Saverio Mutone, 42 anni, di Sperone, e Pellegrino D’Avino, 37 anni, di Avella. Per tutti è stata disposta la custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’indagine coordinata dalla DDA capitolina. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Antonio Falconieri e Generoso Pagliarulo.

Secondo quanto emerge dall’ordinanza cautelare, gli investigatori attribuiscono ai tre ruoli differenti nell’organizzazione dell’attentato. Antonio Passariello sarebbe ritenuto uno degli esecutori materiali del raid, mentre Saverio Mutone avrebbe preso parte agli spostamenti e alla fase operativa. A Pellegrino D’Avino vengono invece contestate attività preparatorie, tra cui sopralluoghi e supporto logistico finalizzato alla realizzazione dell’azione.

Per venerdì è invece fissato l’interrogatorio di Marika De Filippis, 22 anni, destinataria della misura degli arresti domiciliari.

Tra gli elementi raccolti nel corso delle indagini assumono particolare rilievo alcune intercettazioni telefoniche e ambientali. Secondo gli inquirenti, dalle conversazioni emergerebbe il tentativo di predisporre una versione alternativa dei fatti da fornire agli investigatori in caso di arresto.

L’ipotesi ricostruita dagli investigatori fa riferimento a un presunto cittadino albanese che avrebbe dovuto giustificare la presenza degli indagati a Roma e ricondurre l’episodio a un presunto recupero crediti sfociato in un semplice gesto intimidatorio. Una ricostruzione che, secondo la Procura, sarebbe stata studiata esclusivamente per depistare le indagini e allontanare l’attenzione dai reali organizzatori dell’attentato.

Nell’ordinanza il giudice evidenzia come tale versione venga ritenuta priva di riscontri e funzionale esclusivamente a costruire una narrazione alternativa dei fatti. Anche alcune conversazioni che coinvolgerebbero Saverio Mutone vengono interpretate dagli investigatori come indice delle difficoltà nel sostenere la versione concordata.

Gli interrogatori di garanzia rappresenteranno ora un passaggio fondamentale dell’inchiesta. Sarà l’occasione per gli indagati di fornire la propria versione dei fatti e per la magistratura di valutare ulteriormente il quadro indiziario raccolto durante le indagini che hanno portato agli arresti eseguiti nei giorni scorsi.