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..quando l’attuale Palazzo comunale – ormai in avanzata fase di restyling ,- “ospitava” il carcere, incardinato nella mission del Mandamento di Baiano, in correlazione con la contigua Pretura per l’esercizio della cosiddetta giurisdizione minore, non più operativa già a cavallo degli anni ’50 e ‘60 del secolo scorso, mentre l’intera rete giurisdizionale delle Preture sarà abrogata nel 2000, a fronte del riassetto organizzativo del sistema dei servizi giudiziari in ambito nazionale. E la ripartizione amministrativa dei livelli territoriali di Mandamento del Bel Paese era già stata abrogata nel 1927.
Un’interessante testimonianza di microstoria per la lettura sociale del territorio, negli scenari della secolare arretratezza delle regioni meridionali, che viveva di economia agricola con impronta di autoconsumo, connessa con il commercio di legname e nocciole. La “piemontesizzazione” nell’architettura dell’ordinamento del Stato, assimilando e recependo i principi normativi dello Statuto albertino, per il sostanziale impulso della legislazione del 1865. Il controverso passaggio istituzionale ed amministrativo da Terra di Lavoro – coincidente in larga misura con l’attuale provincia di Caserta,- al contesto della provincia di Avellino di nuova istituzione, con la contestuale abolizione della Provincia del Principato Ultra. Un passaggio che si tentò di..scongiurare con le lettere di supplica”. Gli addentellati con il fenomeno del ”brigantaggio” e della dura repressione, con cui fu rimosso e annientato, nel giro di pochi anni. Il ruolo delle “brigantesse ”. Il “caso” di Nicola Peluso, sergente della Guardia nazionale, tutore di legalità e preposto – in virtù dei servizi resi alla Politica di rigenerazione per la Patria,- alla gestione e vigilanza del “deposito dei detenuti”di corso Garibaldi. E, quella di “ deposito di detenuti “, evidentemente inteso come..discarica, altro che istanze propugnate da Beccaria, era la perentoria definizione identificativa, affibbiata ai carceri mandamentali dall’ arioso e lirico .. linguaggio burocratico. E Nicola Peluso, guardiano del “deposito“ e tutore di legalità, all’occorrenza era anche ..uomo tollerante dei bagordi,inscenati dai detenuti stessi e, spesso, inseguito da denunce di corruzione, favoritismi e..percettore di regalie di ogni genere. E, di passaggio, sarà opportuno rilevare che il mandamentale “deposito di detenuti” era in grado di accogliere meno di venti persone, al di là del duplice e triplice incremento di presenze che si registrò nel confuso e convulso periodo del “brigantaggio”, quando il “deposito“..accoglieva i sospetti o ..le sospette di “brigantaggio“, variamente rappresentato e strumentalizzato, senza affrontare e rimuovere le cause sociali che ne formavano la stratificazione.
di Gianni Amodeo
Un mix concepito con chiarezza di idee e sviluppato con linearità di scrittura, al filtro dei contenuti tematici, analizzati con congrui riscontri documentali ed avvalorati da puntuali riferimenti storiografici. Un mix, affidato ad agili ed esaustive pennellate.. discorsive, per tratteggiare le complesse vicende della transizione dal Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia, nel 1861, focalizzando e illustrando, al contempo, significativi aspetti e profili che raccontano Baiano e quello ch’ è stato il correlato territorio mandamentale di riferimento, coincidente con l’Unione intercomunale della Valle dell’Alto Clanio, istituita sul versante formale nel 2017, ma ancora mummificata in semplice e velleitaria petizione di principio, senza essere mai diventata operativa, quale fattore costitutivo della governance dei servizi primari ed essenziali per la coesione delle comunità del territorio, elevandone il paradigma di vita civile e socio-produttiva.
E’ un mix, che fa incontrare e rapportare in mutua simbiosi gli scenari della micro– storia con quelli della macro– storia, seguendo gli itinerari delle lezioni metodologiche e delle opere di Carlo Ginzburg, l’autorevole studioso delle cupe e torbide vicende, di cui l’Inquisizione si rese artefice implacabile e tristemente violenta tra il ‘500 e il ‘600, scomparso la scorsa settimana , e Alain Corbin. E senza dire delle opere e dei saggi di Marc Bloch, Lucien Febvre e Fernand Braudel, che hanno profondamente e radicalmente innovato sia le modalità di narrazione della storiografia, sia i criteri della ricerca storica, nell’interazione della pluralità delle conoscenze e dei saperi, in ragione anche e soprattutto dell’ingente dovizia di dati che la tecnologia informatica assicura con puntuale tempestività e varietà nella riscoperta del cammino dell’umanità.
Su questa piattaforma e sulle generalizzate premesse di sommario prende forma e sostanza di contenuti Le chiavi del Mandamento, l’interessante ed articolato saggio storico, che hanno elaborato e scritto le comunità studentesche della prima e della terza classe del corso C della Scuola secondaria di primo grado dell’Istituto comprensivo Giovanni XXIII – Giuseppe Parini, diretto dal professore Pasquale Napolitano, con plessi operati a Baiano e Sperone. E’ un’organica operazione culturale coordinata dalla professoressa Anna D’Avanzo, incentrata sull’attenta e scrupolosa ricognizione, compiuta da ragazze ragazzi nella lettura e nell’analisi dei fascicoli, relativi ai decenni post-unitari, consultati nell’ Archivio di Stato di Avellino, diretto dal dottor Massimo Napolitano con larga disponibilità di servizio e proficua dedizione al pianeta–Scuola. Una ricerca di campo ben fruttuosa, con diretti e indiretti risvolti di conoscenza dell’identità socio-territoriale di appartenenza per le giovanissime generazioni, coinvolte nel percorso di composizione del saggio, gratificato di riconoscimento speciale per l’ alta caratura di approccio culturale nella conoscenza della storia del territorio, con il conferimento del Maio d’Argento per il Premio Galante Colucci– Pio Stefanelli, edizione 2025– 26.
Una lettura in filigrana, quella che il saggio storico fornisce su quello ch’è stato il piccolo..mondo del Mandamento di Baiano, dando la sensazione del..tutto che resta sempre conforme e identico con se stesso, all’insegna di camarille e consorterie di sempre, in cui i particolarismi dei poteri locali prevalgono sempre con i loro ..interessi. E ne Le chiavi del Mandamento, la rappresentazione più diretta ed esemplificativa dei particolarismi d’ interesse occhiuto e particolareggiato è proprio Nicola Peluso. Lo scrivono con onesta e schietta sincerità le ragazze e i ragazzi del Giovanni XXIII– Giuseppe Parini, per affermare che Il suo “difetto di vigilanza” – attribuito appunto a Nicola Peluso, denunciato per giunta dai Reali carabinieri, – non era un errore, ma era un affare”. Come un affare, tra i tanti, era quello della mensa o dell’acqua, per far dissetare i ..detenuti in deposito.
Le pagine del saggio si soffermano con linearità di toni sul protezionismo, praticato dalla dinastia borbonica nel governo del Regno delle Due Sicilie, sulla tassa del macinato e sul servizio di leva militare obbligatorio, provvedimenti varati dal Regno d’ Italia, appena istituito. E così via, senza alcun cedimento alla banalità della retorica e alla sciocca ..saccenteria.
Per la circostanza, si ringrazia il professore Carmine Montella, per aver fornito le foto del Palazzo comunale, che s’affaccia su corso Garibaldi e sui piazzali dedicati alla memoria di Francesco Napolitano.
