ALAIA DEMOLISCE VANNACCI: «LA SCUOLA NON È UN POLIGONO DI TIRO. PRIMA DI PARLARE STUDI LA COSTITUZIONE»

ALAIA DEMOLISCE VANNACCI: «LA SCUOLA NON È UN POLIGONO DI TIRO. PRIMA DI PARLARE STUDI LA COSTITUZIONE»

AVELLINO – «Ma davvero siamo arrivati a questo punto? Davvero nel 2026 c’è ancora qualcuno che pensa di dividere gli studenti come si dividono le merci sugli scaffali di un supermercato?».

Non usa giri di parole il professore Salvatore Alaia nel commentare le dichiarazioni di Roberto Vannacci sulla possibilità di creare classi differenziate in base al merito e al profitto degli alunni.

Parole che per Alaia rappresentano «un’offesa all’intelligenza del Paese e uno schiaffo in pieno volto a migliaia di insegnanti che ogni giorno lavorano nelle scuole italiane tra sacrifici, stipendi modesti e problemi enormi».

«La scuola – tuona Alaia – non è una caserma. Non è un recinto dove mettere da una parte i bravi e dall’altra quelli che hanno più difficoltà. La scuola della Costituzione è l’esatto contrario. Serve a dare una possibilità a tutti. A chi corre e a chi arranca. A chi parte avvantaggiato e a chi nasce con mille ostacoli sulle spalle».

Poi l’affondo.

«Signor Vannacci, glielo dico con sincerità: forse è arrivato il momento di fermarsi un attimo. Di abbassare i toni. Di fare un bel mea culpa. E soprattutto di studiare. Sì, studiare. Perché quando si parla di scuola e di Costituzione non bastano gli slogan da talk show o le provocazioni da campagna elettorale».

Alaia alza ulteriormente il livello dello scontro.

«Lei continua a parlare di merito come se fosse una clava da usare contro i più deboli. Ma il merito vero non consiste nel separare le persone. Consiste nel mettere tutti nelle condizioni di esprimere il proprio talento. È questo che dice la Costituzione. È questo che insegnano i grandi educatori. È questo che sanno gli insegnanti che ogni mattina entrano in classe e combattono una battaglia silenziosa contro dispersione scolastica, disagio sociale e povertà educativa».

Il professore non nasconde l’indignazione.

«Sa qual è il problema? Che ormai si parla di scuola senza conoscerla. Si parla di studenti senza ascoltarli. Si parla di educazione senza aver mai vissuto fino in fondo una classe, un corridoio, un consiglio d’istituto. E allora escono fuori idee che sembrano uscite da un’altra epoca».

Infine la stoccata conclusiva.

«Signor Vannacci, prima di regalare all’opinione pubblica l’ennesimo strafalcione, apra la Costituzione. La legga. La studi. La approfondisca. Poi la studi ancora. Perché il rischio non è soltanto quello di sbagliare. Il rischio è di convincersi che le disuguaglianze siano una soluzione anziché un problema. E questa, mi creda, sarebbe la bocciatura più grave di tutte».

E conclude con una frase destinata a far discutere:

«La scuola italiana ha bisogno di risorse, docenti, strutture e visione. Non di classifiche umane. Per quelle, la storia ci ha già presentato il conto».