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La Giornata Mondiale del Malato fu istituita il 13 maggio 1992 da Papa Giovanni Paolo II. Al Papa era stata diagnosticata la malattia di Parkinson nel 1991; solo successivamente, nel 1992, venne divulgata la notizia della sua malattia. Questo lo indusse a creare la Giornata Mondiale del Malato.
A partire dall’11 febbraio 1993, in occasione della memoria liturgica della Madonna di Lourdes, essa divenne un momento di preghiera e di riflessione. La festa della Vergine di Lourdes venne scelta perché molti pellegrini, per intercessione della Beata Vergine, sono stati guariti. Il Papa aveva scritto nella sua lettera apostolica Salvifici Doloris, nella quale indicava il processo salvifico operato da Gesù Cristo.
Nel 2013 Papa Benedetto XVI annunciò le sue dimissioni scegliendo…
Un giorno un collega che aveva accompagnato San Giuseppe Moscati per una visita gli fece osservare, a nome della categoria, che il suo disinteresse per il denaro li metteva tutti in difficoltà. Ma la risposta che ne ebbe, nel quasi dialetto napoletano che Moscati normalmente usava, fu assai espressiva:
«Peppì, scusate: llà ce sta ’na mamma che piange per la salute del figlio e vuie me venite a parlà ’e solde!».
Lo si poteva chiamare nei quartieri più malfamati, nei vicoli bui dove era pericoloso anche solo avventurarsi, in quegli androni fatiscenti dove era costretto a farsi luce con un cerino, ed egli non rifiutava mai di recarvisi. Se lo si metteva in guardia rispondeva:
«Non si può avere paura quando si va a fare del bene».
San Giuseppe Moscati veniva rimproverato perché non prendeva soldi. Si ragiona come allora: oggi il mondo gira intorno al denaro. Uno dovrebbe ricevere come pagamento il giusto, senza eccedere; oggi assistiamo al fatto che chi prende di più viene considerato un’eccellenza, salvo le dovute eccezioni. Nessuno si domanda: può pagare o no?
Bisogna fare la medicina della persona, mettendo al centro il bene comune. Bisogna fare la medicina come politica, non la politica come medicina. Allora si può parlare di amare il prossimo come noi stessi e di amare portando il dolore dell’altro.
Padre Pio da Pietrelcina, il frate che ha vissuto con le stimmate, spiegò in maniera semplice ed esaustiva chi è il medico e cos’è la medicina:
«Anche voi — medici — siete venuti al mondo, come sono venuto io, con una missione da compiere. Badate: vi parlo di doveri in un momento in cui tutti parlano di diritti. Voi avete la missione di curare il malato; ma se al letto del malato non portate l’amore, non credo che i farmaci servano molto. L’amore non può fare a meno della parola. Come potreste esprimerlo se non con parole che sollevino spiritualmente il malato? Portate Dio ai malati: varrà più di qualsiasi altra cura».
Il frate che ha portato i segni tangibili della crocifissione di Cristo è esempio di amore che porta il dolore dell’altro.
Ogni volta che non rispettiamo il creato — con l’inquinamento, le polveri sottili, mari e fiumi pieni di nanoplastiche, l’interramento dei rifiuti e gli incendi provocati — poniamoci una domanda: quanto vale la vita di una persona?
L’uomo vive tra cielo e terra; qualsiasi cosa sbagliata incide sulla persona, animata e inanimata. Bisogna fare e promuovere la prevenzione primaria. Così ameremo il prossimo come noi stessi, e questo ci porterà a comprendere cosa significa amare portando il dolore dell’altro: equivale a capire la compassione del Samaritano.
