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Dopo la presentazione del dossier di Legambiente Campania, che ad Avellino ha rilevato dal satellite fino a 50°C al suolo nell’area industriale e 44°C nel centro consolidato, l’Amministrazione apre il tavolo di coordinamento su clima, verde e fragilità sociale. Primo obiettivo: trasformare gli spazi già esistenti in rifugi climatici veri e potenziare i servizi di raffrescamento. Al lavoro la vicesindaca Anna D’Aliasi, l’assessora Enza Ambrosone e l’assessore Sergio Trezza.
Avellino, [12 agosto 2026] – Dalla fotografia alla risposta. A poche settimane dalla presentazione del dossier «Caldo senza confini: disuguaglianze climatiche nei capoluoghi di provincia della Campania», con cui Legambiente Campania ha ricostruito via satellite le isole di calore di Avellino, si è insediato a Palazzo di Città il tavolo di coordinamento permanente su clima, verde urbano e vulnerabilità sociale.
Al primo incontro hanno preso parte la vicesindaca Anna D’Aliasi, con delega alle Politiche ambientali ed energetiche e alla Transizione ecologica, l’assessora Enza Ambrosone, con delega ai Lavori pubblici, ai Fondi regionali ed europei e al Verde pubblico e cura della città, e l’assessore Sergio Trezza, con delega ai Servizi sociali, al Contrasto alla povertà e alle Politiche per anziani, disabilità e inclusione, insieme a una delegazione di Legambiente Avellino – Alveare APS.
La composizione del tavolo non è casuale. Il caldo urbano è insieme un problema climatico, urbanistico e di equità sociale: mettere allo stesso tavolo chi programma la transizione ecologica, chi realizza le opere e gestisce il verde e chi raggiunge le persone fragili è la condizione perché le misure non restino sulla carta.
Il quadro da cui si parte
Ad Avellino la temperatura superficiale media del suolo, misurata dai satelliti Landsat 8 e 9 nelle estati del decennio 2015–2025, si attesta intorno ai 36°C: il valore più basso tra i capoluoghi campani, favorito dall’altitudine appenninica e dalla copertura boschiva della conca. È però una media che nasconde tre città diverse dentro lo stesso confine comunale:
- Nucleo industriale ASI di Pianodardine: fino a 50°C, il picco cittadino, dove coperture in lamiera e piazzali asfaltati si comportano come collettori solari;
- Centro urbano consolidato: circa 44°C, l’isola di calore “classica” prodotta da asfalto, edifici ravvicinati, poche alberature stradali e suoli impermeabili – meno spettacolare nei picchi, ma persistente e distribuita su un’area densamente abitata;
- Fascia periurbana tra Borgo Ferrovia e Pianodardine: circa 43°C, un tessuto ibrido di residenze, capannoni e depositi che non beneficia né del verde urbano né della ventilazione collinare.
Il rischio termico si somma a un profilo demografico che lo amplifica: Avellino conta 52.498 residenti (ISTAT, Censimento permanente 2021) ed è il capoluogo campano con la popolazione proporzionalmente più anziana, con un indice di vecchiaia pari a 227 contro una media nazionale di 193. Gli anziani soli, insieme alle persone con patologie croniche e a chi lavora all’aperto, sono la fascia con minore capacità di adattamento alle ondate di calore; il reddito medio imponibile, pari a 25.210 euro (MEF, anno d’imposta 2022), rende per molte famiglie oneroso il ricorso alla climatizzazione domestica proprio quando il caldo diventa una questione di salute pubblica.
Il primo passo: dieci aree verdi e sedici fontanelle da trasformare in rifugi climatici
Il tavolo si è dato come primo obiettivo operativo la mappatura dei rifugi climatici naturali e delle fontanelle pubbliche. Durante un’ondata di calore la differenza tra un disagio e un’emergenza sanitaria è spesso la distanza tra una persona e il più vicino punto d’ombra o d’acqua: sapere dove questi punti sono, in che stato versano e in quali orari sono accessibili è la precondizione di qualsiasi politica di protezione.
La ricognizione incrocia due fonti: la mappa collaborativa «Aree verdi e punti d’acqua di Avellino», avviata dal Comune di Avellino e Legambiente e consultabile all’indirizzo https://www.google.com/maps/d/viewer?mid=13tlWsLSUPJ7wWchW77j1_08RridR21Y e l’elenco degli spazi verdi comunali trasmesso dagli uffici del Comune.
Il primo esito è duplice. Da un lato la città dispone già di una base su cui lavorare: dieci aree verdi in grado di offrire ristoro – ombra, sedute, condizioni di sosta accettabili nelle ore calde – e sedici fontanelle pubbliche funzionanti, distribuite tra il centro e i quartieri, alcune ad accesso libero nell’arco delle ventiquattro ore, altre con orari di apertura definiti.
Ma l’obiettivo del tavolo è non limitarsi a censire, ma trasformare questi luoghi in rifugi climatici veri e propri e rafforzare i servizi di raffrescamento della città. Significa, in concreto: garantire ombra continuativa nelle ore centrali attraverso nuove alberature e sistemi di ombreggiamento, assicurare acqua potabile accessibile e fontanelle funzionanti, dotare gli spazi di sedute all’ombra, estendere gli orari di apertura durante le allerte calore, affiancare agli spazi verdi una rete di spazi al chiuso climatizzati e accessibili – biblioteche, centri civici, strutture comunali e centri anziani – attivabili con un protocollo dedicato nei giorni di allerta.
L’elenco, con la mappa consultabile anche da smartphone, sarà pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Avellino e diffuso attraverso i servizi sociali, i centri anziani, le farmacie e i medici di base, così che l’informazione raggiunga anche chi non usa internet. La mappa resterà aperta alle segnalazioni dei cittadini: fontanelle guaste, aree inaccessibili, nuovi punti d’ombra.
Anna D’Aliasi, vicesindaca del Comune di Avellino: «I dati presentati da Legambiente ci consegnano una fotografia che nessuna amministrazione può permettersi di archiviare: dentro una media di 36 gradi convivono zone della città che al suolo arrivano a 50. Abbiamo scelto di rispondere aprendo un tavolo che tiene insieme ambiente, lavori pubblici e politiche sociali, perché il caldo urbano si combatte con gli alberi e la de-impermeabilizzazione tanto quanto con la capacità di raggiungere chi resta solo in casa ad agosto. Partiamo dalla mappatura perché volevamo cominciare da qualcosa di verificabile: sapere che cosa la città già ha e in quali condizioni è. Oggi sappiamo che dieci aree verdi e sedici fontanelle possono offrire ristoro, e che altrettanti spazi non sono in grado di farlo. L’obiettivo non è fermarsi all’elenco, ma trasformare quei luoghi in rifugi climatici veri e rafforzare i servizi di raffrescamento, a partire dai quartieri più esposti. E vogliamo che quelle informazioni siano pubbliche, sul sito del Comune, alla portata di tutte e tutti. Da lì costruiremo le scelte più impegnative, a partire dall’integrazione dei criteri climatici negli strumenti di pianificazione.»
Antonio Di Gisi, presidente di Legambiente Avellino – Alveare APS: «Questo tavolo è un ottimo inizio per affrontare l’emergenza caldo senza lasciare nessuno indietro. La mappatura è un primo banco di prova concreto, e il passaggio decisivo è quello che viene dopo. Dieci aree verdi e sedici fontanelle sono un punto di partenza. Continuiamo a dire che anche Avellino vive gli effetti della crisi climatica, aggravata da come si è costruito e quanta ombra non si è prevista: è stata una scelta, e oggi può essere una scelta diversa. Il caldo pesa di più su chi ha meno strumenti per difendersi – gli anziani soli, le famiglie a basso reddito, chi vive nei quartieri più densi e privi di alberi – e per questo la giustizia climatica non è un tema ambientale accessorio ma una questione di salute pubblica, questa è un’emergenza sanitaria. Va per questo adottata una Strategia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici che integri i vari strumenti di pianificazione a partire dal PUC e dal Piano del Verde, già per la prossima estate.»