Attentato a Sigfrido Ranucci, Lavitola confessa: «Sono io il mandante»

Attentato a Sigfrido Ranucci, Lavitola confessa: «Sono io il mandante»

ROMA – Svolta nell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci. Valter Lavitola, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, avrebbe ammesso di essere il mandante dell’attentato, confermando così l’ipotesi formulata dalla Procura di Roma.

La notizia è stata riportata nel pomeriggio di oggi, mercoledì 12 agosto 2026, al termine di un lungo interrogatorio.

Secondo quanto riportato da Il Mattino, l’interrogatorio di garanzia sarebbe durato oltre cinque ore. Nel corso del confronto con gli inquirenti, Lavitola avrebbe ammesso il proprio ruolo nella vicenda dichiarando di essere il mandante dell’attentato a Ranucci.

La confessione durante l’interrogatorio di garanzia

Si tratta di un passaggio particolarmente importante nell’inchiesta. La Procura di Roma aveva infatti già indicato Lavitola come presunto mandante dell’azione ai danni del giornalista.

L’ammissione resa durante l’interrogatorio, secondo quanto riferito dalla testata, confermerebbe dunque uno degli elementi centrali dell’impianto accusatorio.

Adesso l’attenzione degli investigatori sarà concentrata anche sulle motivazioni dell’attentato, sulla ricostruzione delle diverse responsabilità e sull’eventuale coinvolgimento di altre persone.

Secondo la ricostruzione accusatoria emersa finora, Gomes Clesio Tavares avrebbe ricoperto il ruolo di intermediario tra Lavitola e il gruppo dei presunti esecutori materiali. Le responsabilità individuali restano naturalmente da accertare nel corso del procedimento giudiziario.

Cosa può cambiare dopo la confessione

La confessione del presunto mandante può assumere un peso investigativo significativo, soprattutto se durante il lungo interrogatorio Lavitola ha fornito agli inquirenti nomi, circostanze, contatti e particolari sull’organizzazione dell’attentato.

Il punto centrale diventa quindi il contenuto completo delle dichiarazioni rese agli inquirenti.

Gli investigatori dovranno verificare se Lavitola abbia ricostruito la catena che, secondo l’accusa, avrebbe portato dall’ideazione dell’attentato alla sua materiale esecuzione e se abbia confermato il ruolo attribuito alle altre persone coinvolte nell’indagine.

Sotto esame contatti, spostamenti e possibili pagamenti

Le dichiarazioni rese durante un interrogatorio non determinano automaticamente la responsabilità penale degli altri indagati.

Gli inquirenti dovranno cercare riscontri indipendenti alle parole di Lavitola attraverso gli elementi raccolti nell’inchiesta: comunicazioni, tabulati telefonici, celle agganciate dai cellulari, spostamenti, testimonianze, eventuali flussi di denaro e ogni altro elemento utile a ricostruire quanto accaduto.

Particolare attenzione potrebbe essere riservata proprio ai rapporti tra il presunto mandante, l’eventuale intermediario e coloro che vengono indicati dall’accusa come esecutori materiali.

La posizione di Tavares

Tra le posizioni maggiormente sotto osservazione c’è quella di Gomes Clesio Tavares, indicato nell’impianto accusatorio come presunto intermediario.

Se le dichiarazioni di Lavitola dovessero confermare direttamente questo ruolo e trovare successivamente riscontri investigativi, potrebbero diventare un ulteriore elemento nell’inchiesta.

Lo stesso vale per i presunti esecutori materiali: l’eventuale indicazione di nomi, compiti e modalità operative potrebbe consentire agli investigatori di approfondire ulteriormente le singole posizioni.

La domanda adesso è: cosa ha raccontato Lavitola?

Dopo la notizia della confessione, il vero punto di svolta potrebbe dunque essere rappresentato dal contenuto integrale dell’interrogatorio di garanzia, durato oltre cinque ore secondo quanto riportato dalla stampa.

Gli inquirenti dovranno stabilire quali particolari siano stati forniti, quali persone siano state eventualmente indicate e, soprattutto, quali dichiarazioni possano essere confermate dagli elementi già raccolti.

La confessione del presunto mandante, quindi, non equivale automaticamente alla prova della responsabilità degli altri indagati, ma potrebbe fornire agli investigatori nuovi elementi per ricostruire l’intera catena dell’attentato.

L’inchiesta resta aperta e le responsabilità penali delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.

L’inchiesta prosegue

La confessione rappresenta un’importante svolta investigativa, ma non chiude l’inchiesta. Sarà infatti necessario ricostruire nel dettaglio tutti i passaggi che avrebbero portato all’organizzazione e all’esecuzione dell’attentato.

Gli inquirenti dovranno inoltre verificare le dichiarazioni rese durante il lungo interrogatorio e confrontarle con gli elementi già raccolti nel corso delle indagini.

La vicenda giudiziaria resta quindi in piena evoluzione e ulteriori particolari potrebbero emergere nelle prossime ore.