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Trent’anni fa un milione di firme cambiò la storia di questo Paese. Da quella spinta popolare nacque la Legge 109/1996: un’idea semplice e radicale, restituire alla collettività ciò che le mafie avevano sottratto. Non solo un passaggio di proprietà, ma un cambio di paradigma: trasformare patrimoni criminali in beni comuni, in spazi di giustizia sociale.
Oggi, a trent’anni di distanza, quella promessa ci interroga. Perché i beni confiscati e gli spazi pubblici non vivono di enunciazioni, ma di scelte politiche concrete. Nella nostra città esistono luoghi chiusi, sottoutilizzati, svuotati di funzione. Spazi che potrebbero essere case di partecipazione, cultura, mutualismo, e che invece restano ai margini. Spazi che potrebbero fungere da catalizzatori per un moto di cambiamento dal basso.
Racconteremo la stagione straordinaria di quell’iniziativa popolare e la intrecceremo con la storia del maglificio “100Quindici passi”, bene confiscato alla camorra irpina e che ha segnato il nostro cammino: un’esperienza fatta di entusiasmo e fatica, di risorse e criticità, che dimostra quanto sia complesso – e necessario – accompagnare davvero il riuso sociale.
All’interno di questa riflessione c’è anche la vicenda di Avionica, esempio simbolico di gestione dal basso e di cittadinanza attiva. L’esperienza al Casino del Principe ha dimostrato che quando un bene viene affidato alla comunità può diventare presidio culturale e spazio vivo. Il triste epilogo di quella vicenda ci richiama ad una riflessione seria sul modello di gestione dei beni comuni che vogliamo per il nostro territorio.
Sul tema dei beni confiscati, a partire dall’esperienza della legge 109, Libera rilancia oggi una nuova campagna: “Diamo linfa al bene”. Una proposta chiara: destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia ai beni confiscati, perché senza risorse strutturali non c’è riuso possibile, e senza riuso non c’è giustizia sociale. La continuità e la sostenibilità dei progetti sono imprescindibili.
Dobbiamo riaffermare che gli spazi sociali sono presidi di legalità e di giustizia. E necessitano di investimenti strutturati, di una visione dal basso che si concretizzi in progettazioni partecipate.
Ne parleremo insieme sabato 7 marzo alle ore 18:30, da Avionica Avellino.
Perché i beni confiscati non siano solo simboli. Perché i beni comuni non restino parole. Perché la città si costruisce partecipando.
