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di Francesco Piccolo
IRPINIA – Ci sono stagioni che cambiano il paesaggio e altre che sembrano cambiare anche il nostro modo di guardarlo.
L’autunno, sulle montagne irpine, riesce a fare entrambe le cose.
Arriva con l’aria pungente del mattino, con il profumo della terra umida e con le prime foglie che si staccano dai rami. Poi, lentamente, accende i boschi di oro, rame e rosso, mentre la nebbia avvolge le cime e il silenzio torna a farsi sentire.
È un viaggio tra tre luoghi simbolo della natura irpina: il Partenio, il Monte Terminio e l’altopiano del Laceno. Tre paesaggi diversi, uniti dalla bellezza di una terra che proprio in autunno rivela uno dei suoi volti più suggestivi.
Sul Partenio, la catena montuosa che si estende a nord-ovest di Avellino e comprende anche i rilievi di Montevergine, l’autunno entra nelle faggete e le trasforma.
La luce filtra tra i rami, illumina i tronchi e si posa sui sentieri ricoperti di foglie. Il vento muove le chiome dorate, mentre il sottobosco custodisce muschi, radici e piccoli segni di una natura che si prepara all’inverno.
Qui tutto invita a rallentare.
Basta fermarsi qualche istante per ascoltare il fruscio delle foglie, seguire un raggio di sole tra gli alberi e ritrovare quella tranquillità che spesso manca nella vita quotidiana.
Il Partenio ha qualcosa di familiare: sembra accogliere chi arriva come un luogo conosciuto da sempre.
Più a sud-est, nei Monti Picentini, il paesaggio cambia.
Il Monte Terminio, che raggiunge i 1.806 metri tra i territori di Serino e Volturara Irpina, racconta un autunno fatto soprattutto di cammino e scoperta.
I sentieri salgono tra i faggi, attraversano distese di foglie e si inoltrano in boschi dove la luce cambia a ogni curva. Gli escursionisti avanzano con gli zaini sulle spalle, affrontano le pietre umide e si fermano a riprendere fiato.
Intorno, i colori caldi della vegetazione si alternano al verde delle conifere, mentre la foschia comincia lentamente a nascondere le cime.
Sul Terminio la bellezza non è soltanto nel panorama.
È anche nella fatica condivisa, nel silenzio di una salita, nella soddisfazione di raggiungere la meta quando tutto intorno è avvolto dalla nebbia.
E nei piccoli particolari: i funghi ai piedi degli alberi, le felci color ruggine, le gocce d’acqua sospese sui rami.
Poi il viaggio raggiunge il Laceno, l’altopiano di Bagnoli Irpino, a circa 1.050 metri di altitudine, nel cuore dei Monti Picentini.
Qui, tra i rilievi del Cervialto e del Raiamagra, la montagna lascia spazio a prati, boschi e acque che riflettono il cielo.
È forse il luogo dove l’autunno mostra il suo volto più silenzioso.
Nelle prime ore del mattino la nebbia scivola sull’altopiano, sfiora le staccionate e avvolge gli alberi. Il lago diventa uno specchio immobile, nel quale le sagome della vegetazione sembrano quasi dissolversi.
Un airone fermo sulla riva, una vecchia fontana nascosta tra le foglie dorate, una ragnatela ricoperta di rugiada: piccoli frammenti di bellezza che invitano a osservare senza fretta.
Al Laceno il tempo sembra rallentare davvero.
Non servono grandi panorami per emozionarsi. A volte bastano il riflesso di un albero nell’acqua, una nube che si solleva lentamente o il silenzio di un mattino d’autunno.
Partenio, Terminio e Laceno raccontano così tre modi diversi di vivere la montagna.
Il primo incanta con la luce dei suoi boschi, il secondo con il richiamo dei sentieri e delle vette, il terzo con la quiete dell’altopiano e le sue atmosfere sospese.
Ma ciò che li unisce è qualcosa di più profondo.
Sono luoghi che appartengono alla memoria di questa terra, alle passeggiate in famiglia, alle domeniche trascorse all’aria aperta, ai ricordi di chi è cresciuto guardando queste montagne e continua a portarle dentro anche quando vive lontano.
Forse è proprio questo il segreto dell’autunno irpino: riuscire a sorprenderci con paesaggi che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi.
Ricordarci che la bellezza non è necessariamente altrove, ma può trovarsi lungo un sentiero vicino casa, nel bosco attraversato tante volte, sulle rive di un lago avvolto dalla nebbia.
E quando si torna a valle resta qualcosa che nessuna stagione può portare via: il profumo del bosco, il silenzio della montagna e quella sensazione, così semplice e preziosa, di sentirsi a casa.
Ringraziamenti per il contributo fotografico: si ringraziano l’Osservatorio di Montevergine, la pagina dedicata al Laceno, le pagine dedicate al Monte Terminio e le realtà escursionistiche che hanno condiviso gli scatti utilizzati per accompagnare questo racconto.















































