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di Carlotta Colucci
La Storia ha un potere che pochi riescono davvero a comprendere: resiste al tempo, alle mode e riesce a riaffiorare persino tra le opinioni improvvisate dei “tuttologi del web”.
Oggi, nell’era dei social, sembra che uno smartphone e una buona dose di autostima possano bastare per definirsi storici a pieno titolo. Ma ci fu un tempo in cui si entrava negli archivi polverosi, luoghi nei quali bisognava consumarsi le suole delle scarpe per decifrare e classificare fonti storiche di spessore, con la speranza di ricostruire la storia di una comunità antica, fatta di strade, case e segreti che custodiscono un patrimonio di fatti impossibile da modellare a proprio piacimento.
Scrivere di storia significa mettersi al servizio del passato, per non perdere lucidità nel presente. La Storia non nasce perché l’uomo possa usarla per servire se stesso, trasformando il dibattito culturale in una recita.
Così, in un’epoca in cui tutto sembra complicarsi da sé, c’è chi tenta di rivendicare il proprio coraggio intellettuale attaccando fonti storiche certificate. Proprio per questo occorre fare un passo indietro rispetto alle polemiche social e al rumore dei “mi piace”, per rimettere al centro la vera storia di Baiano.
In una valle fertile e verdeggiante, che attirò numerosi veterani dell’esercito romano, nel cuore della Campania Felix, sorse questo piccolo nucleo che faceva da “casale” — termine sostituito intorno all’Ottocento da “frazione” — ad Avella, centro ben più ricco e potente, sviluppatosi molto tempo prima.
Baiano è oggi conosciuto come comune della Bassa Irpinia, in provincia di Avellino, ma storicamente era inserito nella “Terra di Lavoro” del Regno Borbonico, nell’area nolana.
Le sue prime origini risalgono all’epoca romana. Si presume che i veterani, attratti dal clima favorevole dei territori intorno ad Avella, abbiano creato degli insediamenti, i praedia, ciascuno legato al nome della famiglia occupante.
Avella fu una cittadina di maggiore spessore almeno fino all’anno Mille. Bisognerà attendere la conquista dell’Italia meridionale da parte dei Normanni, nel XII secolo, perché Baiano venga citato come centro dotato di una propria identità, pur rimanendo ancora legato alla città di Avella e indicato come “vicus” o “locus”. Da quel momento, tuttavia, iniziò un graduale processo di emancipazione.
Anche la sua posizione strategica contribuì allo sviluppo del territorio: Baiano rappresentava un punto di collegamento tra aree come Napoli, Nola e Caserta e territori come Avellino, mentre Avella disponeva ancora di una viabilità più difficoltosa.
L’autonomia di Baiano, anticamente indicato anche come Vaiano, si rafforzò con la creazione della Bagliva, voluta dal conte di Nola Enrico Orsini: un ufficio che aveva il compito di amministrare la giustizia civile e penale locale e di riscuotere le tasse.
Questa terra divenne anche rifugio per i perseguitati dal governo spagnolo, ma fu soprattutto a partire dal XVIII secolo che Baiano iniziò ad acquisire un’identità sempre più definita, grazie all’apertura della Nazionale delle Puglie, che contribuì a isolare ulteriormente Avella, e successivamente all’abolizione del feudalesimo nel Regno di Napoli, voluta da Giuseppe Bonaparte nel 1806.
Venne così istituito il Circondario di Baiano, quello che oggi conosciamo con il nome di “Mandamento”, di cui Baiano fu capoluogo fino agli anni Settanta del secolo scorso.
È bene sottolineare come l’autonomia del Comune di Baiano abbia attraversato più fasi: da quella formale, ancora legata al controllo dei baroni locali, fino a quella pienamente amministrativa introdotta con le leggi napoleoniche.
Le radici di Baiano e dei territori limitrofi sono molto più profonde della nascita dei social network. Il passato richiede rispetto e metodo per essere analizzato: non basta una tastiera digitale.
La storia non si inventa: si custodisce, proteggendola dalla vanità moderna, dalle critiche prive di fondamento e dalle offese. Baiano è un territorio capace di regalare un pezzo di storia in ogni suo luogo. Per questo dovremmo imparare a custodire il passato e la memoria, favorendo un dialogo tra generazioni capace di creare nuove possibilità.
