Eolico in Alta Irpinia, i Comitati scrivono a Fico: «Serve un intervento urgente della Regione»

Eolico in Alta Irpinia, i Comitati scrivono a Fico: «Serve un intervento urgente della Regione»

Appello al presidente della Regione Campania contro quella che i rappresentanti territoriali definiscono un’«invasione» di impianti energetici. Chieste moratoria, riduzione delle pale attraverso il repowering, interramento degli elettrodotti e maggiore sostegno all’autoproduzione e alle comunità energetiche.

ALTA IRPINIA – Un intervento urgente della Regione Campania per affrontare quella che viene definita la crescente pressione degli impianti eolici, fotovoltaici e delle infrastrutture energetiche sul territorio dell’Alta Irpinia.

È quanto chiedono i Comitati territoriali in una lettera indirizzata al presidente della Regione Campania Roberto Fico, sollecitando la massima istituzione regionale ad affrontare il fenomeno che gli stessi promotori dell’iniziativa definiscono «eolico selvaggio».

A firmare l’appello sono Ninomario Scotece, Antonio Michele Solazzo, Giuseppe Di Biasi e Filomeno Caruso.

«In Alta Irpinia già 420 grandi pale eoliche»

I Comitati tracciano innanzitutto un quadro della situazione esistente. Secondo i dati riportati nella lettera, sul territorio altoirpino sarebbero state installate finora 420 pale eoliche di grandi dimensioni e 150 più piccole, per una potenza complessiva indicata in circa 650 MW.

A queste, sostengono i firmatari, potrebbero aggiungersi altre 130 pale eoliche, corrispondenti a circa 700 MW di ulteriore potenza.

La preoccupazione non riguarda soltanto gli aerogeneratori. Nella missiva viene segnalata anche la presenza sul territorio di grandi tralicci ed elettrodotti e vengono richiamati nuovi progetti riguardanti il fotovoltaico e i sistemi di accumulo dell’energia.

In particolare, secondo quanto riportato dai Comitati, sarebbero interessati da procedimenti autorizzativi circa 200 ettari destinati al fotovoltaico su suolo agricolo, oltre a 12 impianti BESS, sistemi di accumulo a batterie, con le relative opere di connessione.

L’appello alla Regione: «Fermare un processo devastante»

Il giudizio dei Comitati è particolarmente critico. Nella lettera si chiede al presidente Fico di mettere in campo «atti utili a fermare tale processo di speculazione devastante in Alta Irpinia contrabbandato come green».

I firmatari chiedono inoltre una presenza diretta della massima autorità regionale sul territorio e il coinvolgimento delle diverse strutture della Regione competenti in materia di agricoltura, industria, urbanistica e ambiente.

Tra le questioni sollevate c’è anche quella della pianificazione regionale. I Comitati lamentano l’assenza degli strumenti di programmazione territoriale ed energetica richiamati nella lettera e pongono l’attenzione sulla definizione delle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili.

Viene inoltre ricordato come già nel 2016 il Consiglio regionale avesse affrontato il tema della forte concentrazione degli impianti nell’area.

Sismicità, dissesto, agricoltura e Via Appia

Secondo i promotori dell’appello, qualsiasi ulteriore sviluppo delle infrastrutture energetiche dovrebbe tenere conto delle caratteristiche particolarmente delicate dell’Alta Irpinia.

Il territorio, sottolineano, presenta un’elevata sismicità ed è interessato dal rischio di dissesto idrogeologico, oltre a ospitare produzioni agricole di pregio e un patrimonio paesaggistico e culturale che necessita di particolare tutela.

Tra gli elementi richiamati figura anche la Via Appia, iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, il cui percorso interessa il territorio irpino.

Da qui la richiesta di trovare un equilibrio diverso tra la necessaria transizione energetica e la salvaguardia del paesaggio, dell’agricoltura e delle comunità locali.

Le richieste dei Comitati

Sono quattro, in particolare, gli interventi indicati nella lettera indirizzata al presidente della Regione.

I Comitati chiedono innanzitutto una moratoria sulle autorizzazioni, sia per i procedimenti già in essere sia per quelli futuri. Propongono poi di ricorrere al repowering, puntando all’ammodernamento degli impianti e alla riduzione del numero degli aerogeneratori presenti, accompagnando il processo con interventi di bonifica e ripristino dei luoghi.

Un’altra richiesta riguarda l’interramento degli elettrodotti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’impatto delle infrastrutture e restituire superfici all’agricoltura.

Infine, i rappresentanti territoriali chiedono che l’energia venga considerata un bene comune, analogamente a quanto sostenuto per altre risorse essenziali.

«Sì alle rinnovabili, ma bisogna incentivare l’autoconsumo»

La posizione espressa dai Comitati non viene presentata come una contrarietà assoluta alle fonti rinnovabili. Nella parte conclusiva della lettera viene infatti riconosciuto esplicitamente il ruolo delle Fonti di Energia Rinnovabile (FER).

La richiesta è però quella di cambiare modello, favorendo maggiormente la produzione energetica legata direttamente alle esigenze dei territori e dei cittadini.

«Il totale riconoscimento del ruolo delle Fonti di Energia Rinnovabili richiede che la Regione si attivi per incentivare l’autoproduzione e l’autoconsumo», sostengono i firmatari, indicando come esempi le comunità energetiche e il reddito energetico.

I Comitati sollevano inoltre questioni relative alla fiscalità degli impianti e al sistema delle compensazioni economiche, chiedendo maggiore trasparenza e un ritorno più concreto per le comunità che ospitano le infrastrutture.

L’appello rivolto al presidente Fico si conclude quindi con una richiesta precisa: aprire un confronto istituzionale sull’Alta Irpinia e sulla concentrazione degli impianti energetici, mettendo attorno allo stesso tavolo competenze ambientali, agricole, industriali e urbanistiche.

Per Ninomario Scotece, Antonio Michele Solazzo, Giuseppe Di Biasi e Filomeno Caruso, la transizione energetica resta necessaria, ma deve procedere attraverso una programmazione capace di tutelare territorio, paesaggio, agricoltura e interessi delle comunità locali.