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di Francesco Piccolo
Il 4 Novembre tra cerimonie, cortei, scuole e corone d’alloro. Da Avella a Sperone, tutti gli orari delle commemorazioni per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. E, attraverso le preziose ricerche lasciate dal compianto professor Galante Colucci, il racconto di come sei comunità hanno custodito per oltre un secolo la memoria dei propri caduti.
MANDAMENTO BAIANESE – Ci sono luoghi che attraversiamo ogni giorno senza fermarci. Piazze, giardini, monumenti davanti ai quali scorre la vita dei nostri paesi. Eppure, su quelle pietre, sono incisi nomi che raccontano una parte importante della nostra storia. Nomi di giovani partiti per la guerra e mai più tornati, di famiglie segnate dall’attesa, di comunità che hanno cercato nella memoria un modo per non dimenticare.
Domani, mercoledì 4 novembre, quei luoghi torneranno al centro della vita pubblica del Mandamento Baianese.
Ad Avella, Baiano, Mugnano del Cardinale, Quadrelle, Sirignano e Sperone si celebrerà la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Sei Comuni, con programmi e orari differenti, si ritroveranno davanti ai rispettivi monumenti ai Caduti per rinnovare un gesto che si ripete da generazioni.
Ci saranno amministratori, rappresentanti delle Forze Armate, associazioni combattentistiche, cittadini e soprattutto studenti. Saranno proprio i più giovani, in molti casi, a raccogliere idealmente il testimone di una memoria che affonda le radici nella Grande Guerra.
Il 4 novembre 1918 entrò in vigore l’armistizio di Villa Giusti, che segnò la conclusione delle ostilità tra l’Italia e l’Impero austro-ungarico. Una data destinata a entrare nella storia nazionale e, successivamente, nella vita civile delle comunità italiane.
Anche nel Mandamento il ricordo di quella guerra prese forma quasi immediatamente.
All’inizio furono i Parchi della Rimembranza, con alberi dedicati ai soldati caduti. Poi arrivarono le lapidi sulle facciate delle chiese e dei Municipi. Infine i monumenti, costruiti in epoche diverse, spesso grazie all’impegno delle associazioni combattentistiche e al contributo degli stessi cittadini.
A ricostruire questa storia sono state le preziose ricerche del compianto professor Galante Colucci, che attraverso documenti d’archivio, fotografie d’epoca e testimonianze ha riportato alla luce le vicende legate alla realizzazione dei monumenti ai Caduti nei sei Comuni.
Un patrimonio di notizie che rappresenta anche una parte importante della sua eredità culturale e permette oggi di guardare con occhi diversi luoghi familiari, restituendo a ciascuna piazza una storia e a ogni monumento il significato della sua origine.
AVELLA – Ore 11.30
Dalla Collegiata al monumento: un rito che richiama il 1936
Ad Avella la commemorazione prenderà il via alle ore 11.30, con la Santa Messa nella Parrocchia Santa Marina Vergine e Martire – Collegiata di San Giovanni, celebrata da don Giuseppe Panico.
Al termine della funzione religiosa si formerà il corteo commemorativo che, partendo dalla Collegiata, raggiungerà il monumento ai Caduti.
Qui sarà deposta una corona d’alloro in memoria dei caduti di tutte le guerre, alla presenza delle autorità civili e militari, delle istituzioni scolastiche, delle associazioni e della cittadinanza.
La manifestazione è promossa dall’Amministrazione comunale in collaborazione con l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci – Sezione di Avella.
La partenza dalla Collegiata non è soltanto un momento del programma. È anche un richiamo a una pagina della storia cittadina.
Nelle ricerche del professor Galante Colucci compare infatti un manifesto dell’ottobre 1936 che documenta la cerimonia organizzata proprio il 4 novembre di quell’anno per il nuovo monumento ai Caduti.
Il rito religioso si svolse nella Chiesa Collegiata e fu presieduto dal vescovo di Nola, monsignor Michele Camerlengo, insieme al parroco don Salvatore Ercolino, già cappellano militare.
Seguirono lo scoprimento e la benedizione del monumento, alla presenza delle autorità e della comunità.
Era un’epoca nella quale il ricordo della Grande Guerra apparteneva ancora alla memoria diretta di molte famiglie. I nomi incisi sulla pietra non erano soltanto quelli di soldati, ma di figli, fratelli, mariti e padri che qualcuno aveva conosciuto personalmente.
Nel 1972, durante l’amministrazione del sindaco Carmine Biancardi, Avella vide poi la realizzazione di un nuovo monumento, destinato a consolidare ulteriormente quel luogo della memoria.
Domani, a novant’anni dalla cerimonia del 1936, il corteo partirà ancora dalla Collegiata di San Giovanni. Un percorso che, al di là della sua brevità, unisce simbolicamente due epoche della storia avellana.
BAIANO – Ore 10.30
Dal Parco della Rimembranza al monumento inaugurato nel 1928
A Baiano l’appuntamento per la commemorazione è fissato alle ore 10.30.
La cerimonia si svolgerà in piazza Francesco Napolitano, dove sarà celebrata la Santa Messa officiata da don Fiorelmo Cennamo. In caso di condizioni meteorologiche avverse, la celebrazione religiosa si terrà nella Chiesa di Santo Stefano, patrono di Baiano.
L’iniziativa è promossa dall’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci – Sezione di Baiano, che rinnova l’impegno nel ricordo dei caduti e nella conservazione della memoria cittadina.
La storia del monumento baianese comincia ben prima della sua inaugurazione.
Negli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale, il paese destinò alla memoria dei soldati caduti uno spazio nella parte superiore del vecchio largo Mercato, poco distante dalla stazione ferroviaria.
Era l’area corrispondente all’attuale piazza IV Novembre, dove venne sistemato il Parco della Rimembranza.
Gli alberi piantati in quello spazio avevano un significato preciso: ciascuno rappresentava idealmente un soldato che non aveva fatto ritorno dal fronte. La memoria assumeva così una forma viva, affidata alla crescita degli alberi e alla cura della comunità.
Successivamente maturò la volontà di realizzare un monumento vero e proprio.
Tra i protagonisti dell’iniziativa figurò il farmacista Agostino Masi, nato nel 1884, che il 29 aprile 1925 stipulò il contratto con lo scultore Tello Torelli per la realizzazione dell’opera.
Un passaggio documentale particolarmente significativo, riportato nelle ricerche del professor Galante Colucci, perché permette di individuare una data precisa e i protagonisti della nascita del monumento.
La realizzazione, tuttavia, non fu priva di difficoltà.
Si aprì un confronto sulla collocazione dell’opera. Alcuni sostenevano la scelta di piazza IV Novembre, altri preferivano l’allora piazza Umberto I.
Una discussione che dimostra quanto il monumento fosse considerato importante nella vita pubblica del paese: non si trattava soltanto di scegliere dove collocare una struttura, ma di stabilire quale luogo dovesse custodire il ricordo collettivo.
Superate le divergenze, si arrivò all’inaugurazione del 4 novembre 1928.
Novantotto anni dopo, Baiano rinnova quel legame con una memoria nata quando le ferite della Grande Guerra erano ancora aperte.
MUGNANO DEL CARDINALE – Dalle ore 9.00
Una lapide del 1935 e un monumento atteso per trentasei anni
A Mugnano del Cardinale il programma della giornata sarà particolarmente articolato e vedrà la partecipazione delle scuole e delle istituzioni cittadine.
Ore 9.00: ritrovo dei partecipanti presso il plesso scolastico “Camillo Renzi” di via Montevergine.
Ore 9.15: formazione del corteo, che attraverserà via Roma, corso Vittorio Emanuele e viale De Lucia, fino a raggiungere piazza Umberto I.
Ore 9.45: alzabandiera, deposizione della corona d’alloro e omaggio ai caduti davanti al monumento.
Ore 10.00: discorsi ufficiali.
Ore 10.30: Santa Messa celebrata da don Giuseppe Autorino. In caso di condizioni meteorologiche avverse, la funzione religiosa si terrà nel Santuario di Santa Filomena.
Anche Mugnano conserva una vicenda storica che lega direttamente la ricorrenza del 4 Novembre alla costruzione della propria memoria pubblica.
Un documento dell’ottobre 1935, conservato nell’Archivio Storico di Avella e richiamato dal professor Galante Colucci, racconta un passaggio importante.
Il commissario prefettizio di Mugnano, professor Nicola D’Andrea, invitò il sindaco di Avella a partecipare alla cerimonia per lo scoprimento della lapide dedicata ai caduti della Grande Guerra.
L’appuntamento era fissato per il 4 novembre 1935, alle ore 11, in piazza Umberto I.
Quella lapide sarebbe stata successivamente inglobata nella facciata del Municipio, diventando parte integrante di uno degli edifici più rappresentativi della vita cittadina.
Ma per la realizzazione di un monumento autonomo Mugnano dovette attendere ancora trentasei anni.
L’inaugurazione arrivò il 12 settembre 1971, grazie all’interessamento della sezione Combattenti presieduta da Carmine De Stefano.
Di quella giornata resta anche una fotografia, preziosa testimonianza di un momento collettivo.
Tra i protagonisti figurano l’ex colonnello Sante Bellucci, l’avvocato Alfonso Chieffo, lo stesso Carmine De Stefano,l’allora sindaco il dottor Girolamo Bianco, Michelangelo Nicoletti e il dottor Benito Sepe.
Nomi che restituiscono alla cerimonia il volto concreto di una comunità impegnata nel conservare il ricordo dei propri caduti.
Domani piazza Umberto I tornerà a essere il centro della commemorazione, a novantuno anni dallo scoprimento della lapide del 1935 e cinquantacinque anni dopo l’inaugurazione del monumento del 1971.
QUADRELLE – Ore 9.30
Una memoria nata sulla facciata della chiesa e diventata patrimonio di tutti
A Quadrelle la cerimonia inizierà alle ore 9.30, con il ritrovo presso il Municipio.
Parteciperanno i dipendenti comunali, i ragazzi del Servizio Civile e gli alunni delle scuole.
Da qui partirà il corteo diretto verso piazza Vittoria, dove si svolgerà la commemorazione, accompagnata da un breve intervento del sindaco e degli amministratori.
Seguirà la Santa Messa celebrata da don Dario Valentino Panico, mentre i bambini contribuiranno alla solennità della giornata con l’esecuzione dell’Inno nazionale.
La storia della memoria dei caduti a Quadrelle comincia molto presto.
Già nel 1920, appena due anni dopo la conclusione della Grande Guerra, sulla facciata della chiesa venne collocata una lapide dedicata ai soldati che avevano perso la vita nel conflitto.
Un gesto semplice, ma di grande valore per una comunità che affidava alla pietra i nomi dei propri figli.
Negli anni successivi prese forma il progetto di realizzare un monumento in piazza Vittoria, su un’area appartenente alla famiglia Pagano.
L’iniziativa fu sostenuta da Salvatore Napolitano, con la collaborazione di Francesco D’Arbenzio e Salvatore Caruso.
A rendere particolarmente significativa questa vicenda è la partecipazione della popolazione alla realizzazione dell’opera.
Il monumento, infatti, non nacque soltanto dalla volontà di alcuni promotori, ma anche dal contributo della comunità, che riconobbe in quel progetto un impegno collettivo.
L’inaugurazione avvenne il 4 novembre 1968, durante l’amministrazione del sindaco Antonio Napolitano.
Da allora piazza Vittoria è diventata uno dei luoghi nei quali Quadrelle rinnova il proprio rapporto con la storia.
Domani saranno ancora i bambini, insieme agli amministratori e ai cittadini, a ritrovarsi davanti a quel monumento. Un passaggio tra generazioni che rappresenta forse il significato più profondo della commemorazione.
SIRIGNANO – Ore 10.30
Dagli alberi della Rimembranza al monumento storico del paese
A Sirignano il ritrovo è previsto alle ore 10.30 presso il monumento ai Caduti di piazza Aniello Colucci.
Da qui partirà il corteo diretto verso il monumento storico di piazza dei Caduti, dove si svolgerà la manifestazione commemorativa.
Alla cerimonia prenderanno parte anche gli alunni delle scuole elementari e medie, chiamati a condividere un momento importante della vita civile del paese.
La storia del monumento di Sirignano riporta agli anni Venti del Novecento.
Durante l’amministrazione del sindaco Serafino De Lucia venne realizzata un’opera commemorativa nell’area dove era stato precedentemente sistemato il Parco della Rimembranza.
Anche qui, dunque, il ricordo dei caduti seguì un percorso comune a molti centri italiani.
Prima gli alberi, ciascuno idealmente dedicato a un soldato morto durante la Grande Guerra. Poi la scelta di affidare quella memoria a un monumento destinato a rimanere nel tempo.
Il passaggio dal Parco della Rimembranza alla struttura monumentale racconta anche il cambiamento del modo di ricordare.
Alla memoria affidata alla natura si affiancò quella incisa nella pietra, capace di diventare un riferimento stabile per le cerimonie pubbliche e per le generazioni successive.
Nel corso degli anni il monumento ha subito diverse modifiche, ma il suo valore simbolico è rimasto legato al ricordo dei caduti e alla storia della comunità.
Domani gli studenti torneranno a raccogliersi davanti a quel luogo, rinnovando una tradizione che attraversa ormai oltre un secolo di storia sirignanese.
SPERONE – Dalle ore 9.30
Il monumento nato dopo il terremoto: la memoria nella piazza ricostruita
A Sperone la commemorazione è organizzata dall’Amministrazione comunale in collaborazione con l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci – Sezione di Sperone.
Il programma inizierà alle ore 9.30 in piazza Luigi Lauro, con il ritrovo dei reduci e combattenti, degli appartenenti alle Forze Armate e di una delegazione di studenti e docenti dei plessi scolastici comunali.
Alle ore 10.00 sarà celebrata la Santa Messa da don Reinaldo, nella chiesa parrocchiale di corso Umberto I.
Al termine della funzione religiosa i partecipanti torneranno in piazza Luigi Lauro, dove si svolgerà la commemorazione dei caduti alla presenza delle autorità civili e militari e degli alunni delle scuole elementari e medie.
Tra i sei Comuni del Mandamento, Sperone custodisce il monumento di realizzazione più recente.
La sua storia è strettamente legata a un’altra pagina dolorosa del territorio: il terremoto del 23 novembre 1980.
Dopo i gravi danni provocati dal sisma, piazza Luigi Lauro fu interessata da lavori di ristrutturazione tra il 1988 e il 1989.
Fu proprio durante quella fase di ricostruzione che, grazie all’interessamento dell’Associazione Mutilati, Invalidi di guerra, Combattenti e Reduci, maturò la decisione di realizzare un nuovo monumento ai Caduti.
Il progetto venne affidato alla giovane architetta speronese Santina Napolitano.
A differenza dei monumenti costruiti nei decenni precedenti, l’opera venne concepita attraverso un linguaggio architettonico moderno, nel quale le forme assumono un significato simbolico.
Due elementi allungati richiamano la vita e la morte, mentre l’intera composizione si propone come uno spazio dedicato al ricordo dei caduti delle diverse guerre.
Il monumento fu inaugurato il 1° aprile 1990.
La sua realizzazione rappresentò così un incontro tra due memorie: quella delle guerre del Novecento e quella di una comunità impegnata a ricostruire i propri spazi dopo la tragedia del terremoto.
Domani, trentasei anni dopo quell’inaugurazione, Sperone tornerà a riunirsi in piazza Luigi Lauro, davanti a un’opera che appartiene ormai alla storia contemporanea del paese.
SEI PAESI, UNA STORIA CHE CONTINUA
A guardarli uno accanto all’altro, i monumenti ai Caduti del Mandamento raccontano quasi un secolo di trasformazioni.
C’è la memoria affidata agli alberi dei Parchi della Rimembranza. Ci sono le prime lapidi, collocate sulle facciate delle chiese e degli edifici pubblici quando il ricordo della Grande Guerra era ancora vicino. Ci sono i monumenti degli anni Venti e Trenta, quelli realizzati nel secondo dopoguerra e, infine, l’opera moderna inaugurata a Sperone nel 1990.
Ogni paese ha seguito un percorso diverso.
A Baiano la costruzione del monumento passò attraverso un contratto con uno scultore e un confronto sulla sua collocazione. Ad Avella la storia della commemorazione si intreccia con quella della Collegiata. A Mugnano una lapide precedette di trentasei anni il monumento. A Quadrelle fu la stessa popolazione a contribuire alla realizzazione dell’opera. A Sirignano il monumento raccolse l’eredità del Parco della Rimembranza. A Sperone la memoria dei caduti trovò una nuova espressione nella piazza ricostruita dopo il terremoto.
Vicende differenti, che il lavoro di ricerca del compianto professor Galante Colucci ha contribuito a ricomporre in un unico racconto, lasciando alle generazioni successive una preziosa testimonianza della storia del territorio.
Ed è proprio questo il valore della storia locale: restituire significato a ciò che, per abitudine, rischiamo di non vedere più.
Un monumento non è soltanto un elemento di arredo urbano. È il risultato di una scelta compiuta da una comunità, spesso attraverso sacrifici, discussioni, raccolte di contributi e iniziative portate avanti da persone delle quali oggi rischieremmo di perdere persino il nome.
Domani, davanti a quelle pietre, ci saranno anche ragazzi nati più di un secolo dopo la fine della Prima guerra mondiale.
Non hanno conosciuto i soldati ai quali sono dedicati i monumenti. Non hanno vissuto le attese delle famiglie né il dolore di quegli anni. Ma potranno conoscere le loro storie, comprendere perché quei nomi siano stati incisi e perché, ancora oggi, le comunità scelgano di riunirsi per ricordarli.
È in questo passaggio che una commemorazione diventa qualcosa di più di una cerimonia.
Perché la memoria non si conserva soltanto nei documenti d’archivio, nelle fotografie ingiallite o nelle iscrizioni scolpite nel marmo. Continua a vivere quando qualcuno torna a leggere quei nomi, quando un insegnante ne spiega il significato a una classe, quando un paese riconosce in quel monumento una parte della propria storia.
Domani Avella, Baiano, Mugnano del Cardinale, Quadrelle, Sirignano e Sperone lo faranno ancora una volta.
Sei paesi, sei cerimonie, generazioni diverse raccolte attorno agli stessi luoghi.
E per qualche momento, nelle piazze del Mandamento, la vita quotidiana lascerà spazio al ricordo di chi da quelle comunità partì e non fece più ritorno.
Alla prossima puntata di “Storie di casa nostra”.