SPERONE. «Mi auguro ci siano ancora tante altre feste della feijoa»: il professor Giordani guarda al futuro della feijoa speronese

SPERONE. «Mi auguro ci siano ancora tante altre feste della feijoa»: il professor Giordani guarda al futuro della feijoa speronese

Da bambino ha vissuto nella foresta nel nord dell’Argentina, dove cresce la feijoa. Oggi Edgardo Giordani, professore associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree all’Università di Firenze, è tra i relatori del convegno “Coltivazione e prospettive della Feijoa”, che ha chiuso questa mattina la terza edizione della festa.

SPERONE – L’incontro ha permesso di approfondire la storia della feijoa e di formulare delle ipotesi per il futuro, con momenti di confronto grazie agli interventi di Stefania Nin, Diego Chifarelli, Mariano Winograd e Javier Octtinger. Presente anche il professore Edgardo Giordani che, scoperto l’evento tramite Internet, partecipa per la prima volta sperando di potervi presenziare ancora nei prossimi anni.

Professore, lei ha origini italo-argentine. Com’è nato il suo legame con la feijoa? «Da piccolo ho vissuto nella foresta a nord dell’Argentina, vicino all’Uruguay e al Brasile, che è la zona d’origine dell’Acca sellowiana. Ricordo che si raccoglievano dai rami spontanei i frutti ed era un piacere assaggiarli. Negli ultimi anni ho conosciuto un agronomo argentino che si occupa di commercio di frutta e che ha preso quest’idea di sviluppare la produzione di feijoa a livello industriale. Mi ha chiesto di capire in Italia qual era la situazione per questa specie […]. Oggi infatti avremo anche un intervento in collegamento con questo agronomo argentino per promuovere il legame Italia-Argentina attraverso la feijoa. Peraltro so che qui avete una pianta storica proveniente probabilmente dall’Argentina molti anni fa, quindi è un po’ come se il circolo si chiudesse.»

È strano che una pianta tropicale si sia adattata così bene al clima del nostro territorio? «La storia della feijoa è affascinante, come quella di tante altre specie da frutto trasportata da un continente all’altro. L’uomo ne ha favorito la colonizzazione partendo dall’Uruguay, passando per la Florida e la Nuova Zelanda, fino ad arrivare in Italia, dove si è adattata bene fin dall’inizio. Il segreto della sua esistenza consiste nel riuscire ad adattarsi bene ad ambienti climatici diversi. Io l’ho vista in più posti abbandonata, non irrigata e comunque sopravviveva. È una specie particolare che riesce a tollerare persino climi freddi, tanto che la si trova anche in Georgia o in Azerbaijan, pur essendo di origine tropicale.»

Quali prospettive auspica per il futuro? La feijoa può diventare una coltivazione attorno alla quale sviluppare un valore economico? «È difficile dirlo, lo si vedrà con il tempo. In questo momento qualunque iniziativa a livello agricolo è abbastanza complicata per una serie di motivi legati alla concorrenza di altri paesi, ai costi di produzione, ai cambiamenti climatici e alle estati sempre più calde. In questo, però, la feijoa è una specie molto rustica, che si adatta bene a diverse situazioni, che non richiede particolari attenzioni per la fertilizzazione e concimazione, e non ha nemici patogeni. Sarebbe opportuno provare, con l’aiuto pubblico, un primo impianto di feijoa a livello industriale su un ettaro di terreno e vedere che succede. Va provato a fare un salto che non sia solo la pianta di giardino, che si raccoglie quando maturano i frutti, ma creare un mercato di frutta fresca o di prodotti legati al frutto, come distillati, marmellate, top per dolci… insomma, trovare qualche elemento che possa promuoverne anche la coltivazione. Non è facile, ma siamo qui e ci crediamo.»

Qual è il messaggio che spera di lasciare con il suo intervento qui oggi? «Mi piacerebbe che soprattutto i giovani prendessero un po’ l’idea e gli spunti dati da quest’incontro per provare, sperimentare e per vedere se, anche in piccola scala, si può trovare una produzione che sia di reddito per qualcuno. […] Bisogna provare e mantenere l’identità del paese: mi auguro ci siano ancora tante altre feste della feijoa.»

Carmen De Concilio

SPERONE. «Mi auguro ci siano ancora tante altre feste della feijoa»: il professor Giordani guarda al futuro della feijoa speronese