Il pannicello caldo di Salvini ai trasportatori e la stagflazione: riflessioni tecniche

Il pannicello caldo di Salvini ai trasportatori e la stagflazione: riflessioni tecniche

di Nando Silvestri

La concessione di Salvini ai trasportatori in termini di crediti di imposta sul gasolio acquistato quest’anno e’, macroeconomicamente parlano un pannicello caldo di breve durata, anche se ammonta a circa mezzo milione di euro. Una ditta di trasporti di piccole dimensioni dotata di pochi automezzi spende oltre 40 mila euro al mese di gasolio che e’ il combustibile che fa viaggiare almeno il 90 per cento della merce scambiata in Italia. Il contentino del governo Meloni e’ espresso nel grafico 1 dove si vede che la curva arancione (andamento delle spese di carburante con il sussidio statale) e’ destinata a ricongiungersi con la curva blu (andamento delle spese di carburante senza sussidio statale); l’area di colore azzurro compresa fra le due curve colorate mostra la scarsa consistenza del pannicello caldo concesso dal governo. Il paradosso della nostra nazione e’ che l’Iva sui beni di prima necessità varia dal 4 al 10 per cento di aliquota, mentre il carburante necessario a condurre a destinazione quella stessa mercanzia viene venduto ad aliquota ordinaria del 22 per cento. Una insanabile contraddizione di fondo che ne pone in risalto un’altra. Il pannicello caldo di Salvini ai trasportatori e la stagflazione: riflessioni tecnicheL’accisa sul gasolio, ovvero la tassa di fabbricazione del carburante, e’ dello 0,63 per cento (quasi doppia rispetto a quelle di Ungheria e Spagna). Sul carburante gravato già dall’accisa suindicata, che cresce al crescere del costo di carburante e raffinazione (guerra di Medioriente Ucraina), grava anche l’Iva del 22 per cento. Ciò implica che quando sale il prezzo di mercato del petrolio lo Stato ci va a nozze perché incassa di più. Il dramma di agricoltori e camionisti, dunque, cresce al crescere degli incassi dello Stato.

Non e’ un caso che il ministro Salvini e la premier Meloni non abbiano voluto riconoscere ne’ abbassamenti permanenti delle accise sui carburanti né tantomeno il ridimensionamento del l’aliquota Iva. Del resto lo Stato e’ un mostro onnivoro che si nutre di burocrazia, inerzia e sprechi per finanziare i quali servono sempre nuove entrate: era questo il pensiero ancora attuale di Thomas Hobbes. I prezzi dei carburanti si formano in base a pressioni oligopolistiche modulate dal potere contrattuale delle imprese, da questioni speculative e da problematiche inerenti reperimento e raffinazione della materia prima. Più aumenta il costo del gasolio, maggiore sarà l’aumento dei prezzi dei prodotti trasportati con il carburante e lavorati con l’energia da esso derivante. Questa dinamica segue la Teoria del Costo Pieno dell’economista Kalecki, secondo la quale il prezzo di un bene sale al crescere dei costi diretti alla produzione (materie prime) e di un ricarico “m” chiamato mark up. Se aumentano costi diretti e mark up, come nel caso dell’economia attuale, salgono i prezzi di tutti i beni e servizi dando vita alla cosiddetta inflazione da costi. In macroeconomia la formula e’ p=d(1+m), dove p e’ il livello dei prezzi, d rappresenta i costi diretti e m il mark up. L’inflazione e’ un aumento continuo e generalizzato dei prezzi indotto nel caso di specie dall’incremento dei prezzi della materia prima “carburante” (detta anche “inflazione importata”). Come si evince dalla formula, se salgono d ed m aumentano i prezzi di tutti i prodotti: quello che sta accadendo ora. Dunque, e’ corretto dire che più aumenta il prezzo dei carburanti, più aumentano i prezzi degli altri beni e le entrate dello Stato sugli stessi carburanti e sui beni venduti ai consumatori. Ma, nel frattempo, aumentano anche i sacrifici di agricoltori e trasportatori a parità dei redditi percepiti e diminuisce il reddito reale dei consumatori (che sono anche contribuenti vessati) ovvero il loro effettivo potere di acquisto.

Il pannicello caldo di Salvini ai trasportatori e la stagflazione: riflessioni tecnicheSe, allora, l’inflazione ci rende più poveri (gli economisti JM Keynes e M Friedman parlavano a tal proposito di tassa ingiusta e subdola perché priva di legislazione) e i rincari dei carburanti provocano degli shock da offerta simili per molti versi a quelli degli anni 70, la curva dell’offerta aggregata AS (Aggregate Supply) arretra in alto a sinistra in corrispondenza di prezzi più alti (asse Y) e valore della produzione più basso (asse X). Ma se si produce di meno, si assume di meno e si investe poco: l’economia ristagna come fango nelle sabbie mobili. La contemporanea presenza di stagnazione e inflazione crea quel mostro impietoso e sanguinario che in economia si definisce “stagflazioe”. Un mostro abominevole dalle cui grinfie non si sfugge se non gravemente segnati. Un mostro tanto più insudiosi quanto minore e’ la capacità attuale di riattivare la crescita economica attraverso gli investimenti (acquisti di beni di capitale). Ma siccome i mali non vengono mai soli, bisogna tenere presente anche il ruolo della Bce che, a settembre 2026 ha alzato il tasso di sconto di un quarto di punto per tenere sotto controllo l’inflazione.

Si tratta di un accrocchio aritmetica assai specioso volto a tenere in ordine i conti dell’euro, non quelli degli europei. Difatti, un aumento del saggio di sconto fa aumentare i tassi praticati dalle banche, rincara le rate del mutuo e il valore di rimborso dei prestiti contratti dalle imprese. Ma se le imprese soffrono e i prestiti diventano più cari, l’austerita della predetta stagflazione peggiora ulteriormente. Non e’ un caso che la credibilità dell’ UE non sia mai stata così prossima allo zero come adesso e che le economie di Francia, Germania, Spagna, Italia, Grecia e Portogallo siano in caduta libera. Uno scenario alquanto macabro che lo scrivente ha preconizzato oltre dieci anni fa in una trasmissione in onda su Radio24, la radio del Sole 24 Ore, interagendo con l’economista Mario Seminerio e il giornalista Oscar Giannino.