Oltre i blocchi: l’Italia corre, il Sud veglia

Oltre i blocchi: l’Italia corre, il Sud veglia

di Carlotta Colucci

C’è un Paese che corre, si muove e consuma, mentre uno degli ingranaggi fondamentali dell’economia rallenta sotto il peso di sacrifici che chiedono di essere ascoltati. Sono migliaia i lavoratori — autotrasportatori, agricoltori e operatori della filiera — che ogni giorno macinano chilometri per garantire che gli scaffali dei supermercati siano pieni, che i farmaci arrivino a destinazione e che le merci possano viaggiare da una parte all’altra della Penisola.

Negli ultimi giorni anche il nostro territorio si è mobilitato. Nola, Tufino, Palma Campania: svincoli, caselli e bordi delle strade sono diventati il luogo di una protesta che, vista da vicino, assume un volto molto diverso da quello di un semplice disagio alla circolazione.

Nella zona dell’Interporto, alcuni dei lavoratori presenti, intervistati sul posto, raccontano di non chiudere occhio da almeno 36 ore, rinunciando temporaneamente alla propria quotidianità e alla vicinanza delle famiglie per difendere quello che considerano il loro stesso diritto a continuare a lavorare.

«Viaggiamo a spese nostre per consegnare il cibo sulle tavole di chi ci ignora. Siamo padri di famiglia, non delinquenti», raccontano.

E ancora: «Se tornassimo a casa in queste condizioni, la nostra azienda potrebbe anche chiudere e le nostre famiglie non mangerebbero».

Parole che restituiscono il peso di una preoccupazione concreta.

Da una parte il costo del carburante, dall’altra quello della vita quotidiana. Poi ci sono i pedaggi, le assicurazioni, la manutenzione dei mezzi e tutte quelle spese che, chilometro dopo chilometro, gravano soprattutto su chi sta al volante e su chi rischia economicamente in prima persona.

Dietro un camion fermo non c’è soltanto una protesta. Ci sono famiglie, aziende, lavoratori e un’intera filiera che dipende dalla capacità delle merci di muoversi.

Il disagio degli autotrasportatori diventa così anche una lente attraverso la quale osservare alcune delle difficoltà che il Mezzogiorno affronta da tempo: infrastrutture insufficienti, collegamenti complessi, viabilità problematica e costi che finiscono per pesare ulteriormente su chi lavora sulla strada.

Eppure, al di fuori delle reti locali, tutto rischia di essere ridotto a un blocco del traffico, a qualche ora di disagio o a una protesta osservata velocemente attraverso lo schermo di un telefono.

Ma dietro quei mezzi fermi ci sono persone che, normalmente, non possono permettersi di fermarsi.

Persone che hanno scelto di restare lì, anche per ore, chiedendo che le proprie difficoltà non vengano liquidate come un semplice intralcio alla circolazione.

Mentre una parte d’Italia continua a correre, al Sud c’è chi resta sveglio, aspettando che qualcuno decida finalmente di ascoltare.Oltre i blocchi: l’Italia corre, il Sud veglia Oltre i blocchi: l’Italia corre, il Sud veglia