Tufino, sigilli alla cava di località Olivella: soddisfazione dei 439 cittadini firmatari della petizione

Tufino, sigilli alla cava di località Olivella: soddisfazione dei 439 cittadini firmatari della petizione

La comunità di Schiava di Tufino e Casamarciano esprime soddisfazione per il blocco dell’attività estrattiva nella cava calcarea di località Olivella. I cittadini chiedono ora la chiusura definitiva del sito e il ripristino ambientale della collina.

Soddisfazione tra i cittadini di Tufino, Casamarciano, Comiziano e Visciano per l’apposizione dei sigilli alla cava calcarea situata in località Olivella. Un provvedimento accolto favorevolmente soprattutto dai 439 cittadini che, lo scorso febbraio, avevano sottoscritto una petizione indirizzata alla Regione Campania, chiedendo interventi per garantire il rispetto delle normative sull’attività estrattiva e valutare l’eventuale cessazione dello sfruttamento del sito.

A esprimere pubblicamente il compiacimento della comunità sono Antonio Caccavale e Onofrio Petillo, che, a nome dei firmatari della petizione, hanno diffuso una nota nella quale sottolineano l’importanza della decisione delle autorità competenti.

Secondo quanto riportato nel documento, la società concessionaria avrebbe continuato a estrarre e commercializzare materiale per circa sette mesi, nonostante un’interdittiva antimafia che i promotori della petizione riferiscono essere stata emessa nel marzo scorso dal Consiglio di Stato.

Una situazione che aveva suscitato forte preoccupazione tra i residenti, da tempo impegnati a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle condizioni ambientali dell’area e sulle modalità di sfruttamento della cava.

La richiesta dei cittadini: stop definitivo all’attività estrattiva

L’apposizione dei sigilli rappresenta, per i firmatari, un primo risultato significativo, ma non ancora sufficiente a risolvere definitivamente la questione.

I cittadini chiedono infatti che le autorità competenti procedano verso la cessazione definitiva dell’attività estrattiva, evitando ulteriori interventi su una collina che, secondo quanto denunciato, sarebbe stata pesantemente compromessa da anni di escavazioni.

Nella nota vengono inoltre contestate presunte violazioni delle disposizioni previste dal Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE), che disciplina le modalità di coltivazione delle cave e gli obblighi di tutela del territorio.

L’auspicio è che il provvedimento adottato possa rappresentare l’inizio di un percorso concreto per restituire dignità ambientale e paesaggistica all’area.

Ripristino ambientale e recupero della collina

Tra le principali richieste avanzate dai cittadini figura anche la necessità di avviare gli interventi di ricomposizione ambientale del sito, con l’obiettivo di favorire, per quanto possibile, il recupero della collina e il suo reinserimento nel paesaggio circostante.

I promotori richiamano, in particolare, la Legge Regionale Campania n. 54 del 13 dicembre 1985, relativa alla coltivazione di cave e torbiere, e le successive modifiche normative, tra cui la Legge Regionale n. 24 del 16 ottobre 2025.

Vengono inoltre citati gli articoli 74, 75, 76 e successivi delle norme di attuazione del Piano Regionale delle Attività Estrattive, che disciplinano gli interventi connessi alla gestione e al recupero delle aree interessate dalle attività estrattive.

Una battaglia portata avanti da quattro comunità

La vicenda della cava di Olivella ha coinvolto direttamente i territori di Tufino, Casamarciano, Comiziano e Visciano, accomunati dalla preoccupazione per le conseguenze ambientali dell’attività estrattiva.

La raccolta di 439 firme rappresenta un segnale concreto della mobilitazione dei residenti, che chiedono maggiore attenzione alla salvaguardia del territorio e al rispetto delle normative vigenti.

«I cittadini confidano che, a breve, le autorità preposte vorranno mettere in atto interventi volti a decretare la definitiva cessazione dello sfruttamento di quello che è rimasto della collina pesantemente deturpata», si legge nella nota.

L’attenzione si sposta ora sulle decisioni che saranno assunte dagli enti competenti, chiamati a valutare il futuro dell’area e gli eventuali interventi necessari per il suo recupero.

Per i firmatari della petizione, l’obiettivo resta chiaro: fermare definitivamente lo sfruttamento della cava e avviare un percorso di riqualificazione ambientale che restituisca valore a un territorio segnato dall’attività estrattiva.

La nota, datata 16 ottobre 2026, è sottoscritta da Antonio Caccavale e Onofrio Petillo, in rappresentanza dei 439 cittadini che hanno aderito alla petizione dello scorso febbraio.