Radici & Futuro: “Il rinnovamento ha sbagliato persona”

Radici & Futuro: Il rinnovamento ha sbagliato persona

Una parte dell’establishment del Partito Democratico ama il rinnovamento. Lo ama nei discorsi, nei documenti congressuali, nelle interviste. Quando però il rinnovamento entra nella stanza e chiede di decidere, scoprono che c’è stato un equivoco. Con Elly Schlein l’equivoco dura dalla sua vittoria. Bonaccini era il favorito. Aveva dalla sua larga parte dell’apparato, quella rassicurante concentrazione di esperienza che sa sempre come andrà a finire, soprattutto prima di perdere. Schlein avrebbe dovuto fare una buona campagna, portare qualche giovane, perdere con dignità. Si era invece presa la libertà di vincere. Da quel momento bisognava spiegare l’accaduto. Erano arrivati quelli dei Cinque Stelle. Gli esterni. Gli infiltrati. Il risultato veniva trattato come una porta trovata aperta dopo un furto. L’ipotesi più semplice, gli elettori l’avevano scelta, sembrava la più difficile da digerire. Avrebbe costretto qualcuno ad ammettere che, fuori dalle riunioni in cui tutti si conoscono da trent’anni, esistono persone capaci di decidere per conto proprio. Le primarie erano aperte. Ma la partecipazione, a quanto pare, avrebbe dovuto mostrare un po’ di educazione: entrare, votare il favorito e andarsene. Adesso il disagio si ripresenta davanti alla possibilità che Schlein guidi il centrosinistra. E ricomincia la ricerca. Serve un federatore. Un papa straniero. Una figura autorevole. Possibilmente qualcuno ancora senza nome, perché una persona immaginaria ha il grande vantaggio di non aver mai sbagliato un’intervista. Schlein, invece, esiste. Parla, prende posizione, può essere criticata. Soprattutto, potrebbe vincere. Il sospetto è che sia quest’ultima eventualità a rendere tanto laboriosa la scelta del metodo. Si fanno le primarie? Si decide dopo? Si cerca qualcun altro? Il dibattito sulla leadership rischia di somigliare a una riunione di condominio convocata per stabilire che la proprietaria dell’appartamento non è ancora pronta a ricevere le chiavi. E allora diciamolo: quale sarebbe il suo limite? La preparazione? Si indichino le lacune. La linea politica? Si discutano le proposte. La capacità di tenere insieme la coalizione? Si spieghi su quali fatti si fonda il giudizio. Sarebbe finalmente una discussione utile. È troppo giovane? In questo caso sarebbe opportuno ritirare il largo ai giovani e sostituirlo con qualcosa di più preciso: avanti pure, purché restiate dietro. È una donna? C’entra il suo orientamento sessuale? Non attribuisco a nessuno queste ragioni. Ma se pesassero sul giudizio, anche senza essere pronunciate, avremmo un problema ben più grave della scelta di un candidato. Schlein può sbagliare. Nessuno le ha consegnato un certificato di infallibilità. Ma non si può trasformare ogni dissenso in una nuova verifica del suo diritto a stare dove gli elettori l’hanno mandata. Una vittoria alle primarie dovrebbe conferire un mandato; nel suo caso sembra aver aperto un periodo di prova senza scadenza. E questo riguarda anche noi. Chi l’ha sostenuta non ha votato per cambiare la fotografia sulla parete lasciando intatto l’ufficio. Ha scelto una segretaria perché ne riconosce le capacità e vuole che possa esercitarle.
Io sono convinto che Elly Schlein possa rappresentare degnamente il PD e possa rappresentare altrettanto degnamente l’Italia. Chi la pensa diversamente ha tutto il diritto di dirlo. Porti argomenti, proponga un’alternativa, accetti il confronto. Ma dopo anni passati a chiedere agli elettori di partecipare, sarebbe almeno cortese sopportare la loro risposta.