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di Gianni Amodeo – Foto di Francesco Barlotti
E’ un trend di crescente ed elevata criticità, l’abbandono dei suoli agrari, che, fin dagli anni della pandemia Covid –19, si è venuto determinando e stratificando in larga parte del contesto territoriale dell’ Unione intercomunale dell’Alto Clanis, formata da Avella, Baiano, Sperone, Mugnano del Cardinale, Quadrelle e Sirignano, interessando – sempre di più e irreversibilmente- le piccole unità colturali in un quadro di marcata frammentazione particellare nei titoli di proprietà. Un trend di pressante gravità sociale, generato dall’inadeguata e scarsa remunerazione economica dei suoli agrari, in cui la pratica della monocoltura del nocciolo si è venuta imponendo in modalità capillare ed estesa dagli anni ’50 in poi. Un percorso correlato con la domanda crescente dell’industria dolciaria, nel più generale processo di trasformazione evolutiva e di basilare progresso della società, che si apriva agli orizzonti della modernizzazione, con l’approdo al benessere materiale diffuso negli anni del cosidetto boom economico. Un processo, che, nel contempo, si è tradotto per le comunità del territorio nella progressiva rimozione, con la..definitiva dissoluzione, in tempi rapidi, delle pratiche dell’agricoltura, detta impropriamente intensiva, all’insegna delle diffuse varietà colturali – come nel caso dei vitigni autoctoni, tra cui quelli dell’ uva fragola e dell’ uva cosiddetta nostrale,- della tradizione; pratiche, funzionali all’ economia rurale e di auto- consumo, che fin quando sono state esercitate, non hanno mai generato problemi di difficoltà o carenze alimentari, anche nei tormentati anni della guerra..
Una pratica, quella della monocoltura – e torna utile, recuperare il senso di una storia millenaria, ancorché possa essere noiosa la pur breve trama di..rivisitazione -, connessa con la tipicità produttiva per eccellenza del territorio dell’Unione, come degli altri territori contigui, comprendendo quelli delle aree di Forino, Visciano, del Vallo di Lauro e del comprensorio nolano, identificata nella casistica botanica proprio dalla nux abellana. Ed è la classica nocciola avellana, che fa riandare al racconto, con cui Virgilio nei versi del VII canto dell’ Eneide, canta e celebra nell’armonia espressiva del bel latino Abella malifera \ Avella, fertile per la produzione di mele, in senso ampio, richiamando e rendendo ben praticabile, in virtù delle limpide assonanze metriche dell’elegante latineggiare, la più che interessante rappresentazione, a tondo intero, di Avella \ Abella pomifera, per intendere la città dal territorio agricolo ricco di frutteti. E’ la ricchezza, con cui il Gran Mantovano connota e identifica Abella \ Avella e l’ intero contesto territoriale, includendo i frutteti della nux abellana – con le classiche varianti della San Giovanni e della Mortarella -, i chiomati e floridi castagneti, gli imponenti e vigorosi noceti e così via verso i pregiati oliveti..
E va evidenziato che la forma monocolturale, tra la seconda metà degli anni ’50 e gli anni ’90 del secolo scorso, ha innescato e garantito livelli di cospicua e sicura redditività economica, sia per la qualità– quantità del prodotto–nux abellana, in risposta congrua alle costanti e significative richieste di mercato, sia per l’attività lavorativa da impegnare e concentrata in tempi relativamente brevi e costi contenuti, con il supporto della meccanizzazione automatica per il raccolto. Uno scenario di costante congiuntura economica favorevole, sotto vari aspetti, ma anche attraversato da sostanziali incidenze negative, in ordine alla qualità ambientale e alla vivibilità, condizionate dagli elevati tassi di chimicizzazione imposta ai suoli corilicoli con i trattamenti basati sul considerevole utilizzo di fertilizzanti e erbicidi. Così come incidenze negative sulla qualità dell’ambiente, sono determinate dalla pratica’ dell’appiattimento a cui sono sottoposti gli stessi suoli corilicoli, per agevolare l’utilizzo delle macchine raccoglitrici automatiche del raccolto a filiera, con le connesse convenienze sul piano operativo e di ordine economico.
Condizioni e situazioni note, mentre l’abbandono senza ritorno dei suoli agrari, inclusi quelli destinati alla monocoltura corilicola, largamente appetibili e..richiesti fino ai decenni scorsi, ormai non esercitano più alcun richiamo. Né mancano casi paradossali, per i quali suoli agrari di modeste dimensioni, pur resi disponibili dai proprietari a titolo gratuito, restano senza .. addetti all’ordinaria manutenzione e cura, pur pagandone le prestazioni. E lo stato in cui versano i suoli agrari, corilicoli o meno che siano, abbandonati, parla da ..solo, nell’infestante ritorno alla realtà dell’originaria selvatichezza, facendo annullare e svanire d’ un sol colpo il lavoro di intere generazioni di contadini e braccianti, che nell’arco dei secoli scorsi hanno gettato lavoro, energie sangue, per rendere gli stessi suoli coltivabili e produttivi, specie nelle zone collinari, usando l’ unica e sola zappa, di cui avevano la piena disponibilità..
Dello stato di abbandono dei suoli agrari, con l’introduzione sviluppata da Carlo Melissa, interessante e proficuo Focus– conversazione, indetto e promosso da L’ Incontro, svoltosi nei locali del sodalizio, in via Luigi Napolitano; Focus, animato e scandito dalle analisi e riflessioni puntualizzate da Adolfo De Gennaro e Felice Brandolino, che hanno superato gli..anta da un po’, circondati dagli affetti di famiglia, con significative esperienze e storie di lavoro, distinte tra loro e senza specifica attinenza con l’agricoltura, vissute sia nelle regioni del Nord che del Sud, oltre che nell’Europa comunitaria e negli States, ma ben attenti verso le problematiche del territorio che condizionano e l’ evoluzione sociale e produttiva delle locali comunità cittadine. Una condivisione, per la quale Adolfo De Gennaro si soffermava sulla portata del fenomeno– abbandono dei suoli agrari, circoscrivendone l’area interessata, fissando anche i termini di domanda sul futuro della corilicoltura territoriale, toccando con rapidi flash i fallimenti fatti registrare nella costruzione di cooperative sociali, con la diretta partecipazione dei produttori, negando a se stessi la dimensione imprenditoriale per un adeguato passo in avanti nelle dinamiche del mercato.
Sulle ragioni del superamento dello stato di indifferenza e inerzia verso la problematica sotto i riflettori, si concentrava l’intervento di Felice Brandolino, che ha maturato anche proficue esperienze di amministratore comunale a Sperone. Uno stato d’indifferenza e d’inerzia, che non essere subito passivamente, a fronte del quale fondamentale è il ruolo che sono chiamate a svolgere le amministrazioni comunali, nella coralità dell’impegno costruttivo dei produttori e delle comunità. Calzante e mirato era l’intervento dell’avvocato Marco Santo Alaia, già sindaco di Sperone e consigliere provinciale di Avellino, con recente elezione alla guida del Partito democratico in Irpinia. Una sequenza di riflessioni, per dare risalto alla centralità dell’agricoltura e al crescente ruolo di primaria valenza geopolitica ch’è destinata ad assumere in forme sempre più marcate e capillari nel sistema–mondo. Utili e efficaci i riferimenti focalizzati dall’avvocato Marco Santo Alaia sulle politiche in agricoltura sia dell’ Unione europea che di governo nazionale e della Regione–Campania.
Un qualificato contributo di conoscenza, che ha arricchito il Focus – conversazione, costituendo la piattaforma del Forum in agenda sulla specificità territoriale della problematica, connessa all’abbandono dei suoli agrari e sulla funzione dell’agricoltura, basilare e fondamentale presidio civile e motore dell’economia produttiva nelle coordinate dell’eco-sostenibilità.





