
![]()
di Francesco Piccolo
Nato a Mugnano del Cardinale nel 1881, morì a soli 29 anni. Nuove ricerche nei registri dello Stato Civile correggono le date della sua vita e restituiscono particolari della sua famiglia. Dai ritratti ai paesaggi, fino alle opere religiose conservate nel Mandamento: la storia di un artista la cui memoria è rimasta viva grazie a chi ne ha custodito e apprezzato i dipinti
MUGNANO DEL CARDINALE – Ci sono storie che il tempo conserva nei libri. E altre che continuano a vivere sulle pareti di una casa, in una chiesa, in un quadro davanti al quale ci si ferma ancora a guardare.
Quella di Michele Paolo Criscuoli appartiene a queste ultime.
Il suo nome non è mai scomparso del tutto. È rimasto nella memoria di chi ha conosciuto e apprezzato la sua pittura, di chi ha custodito le sue opere e di quanti, attraverso l’arte e la cultura, hanno continuato a riconoscere il valore di quel giovane talento mugnanese.
Una memoria affidata soprattutto ai dipinti e alle persone che hanno saputo conservarne il ricordo, ma che merita oggi di essere condivisa con l’intera comunità.
Tele, tavolette, ritratti e paesaggi custoditi nelle abitazioni private, ma anche opere presenti nel Municipio di Mugnano del Cardinale e in luoghi di culto del Mandamento raccontano una vita interrotta prima dei trent’anni.
Oggi, grazie a nuove ricerche condotte nei registri dello Stato Civile di Mugnano del Cardinale, possiamo ricostruire con maggiore precisione la sua storia, a cominciare dal giorno in cui venne al mondo.
La nascita e la famiglia
Michele Paolo Criscuoli nacque a Mugnano del Cardinale il 1º dicembre 1881, alle ore 2.50.
Il 3 dicembre, due giorni dopo, suo padre Ludovico Criscuoli si presentò in Comune per dichiararne la nascita. È probabilmente da quella data di registrazione che, nelle successive ricostruzioni biografiche, il 3 dicembre è stato indicato come giorno della nascita.
L’atto originale permette oggi di correggere quell’informazione e di aggiungere altri particolari.
Ludovico aveva 38 anni ed era filatore. Anche la madre, Filomena D’Andrea, viene indicata come filatrice. La famiglia abitava in via Cardarelle n. 3, nell’area dell’attuale via De Santis, e Michele era il terzo di sei figli.
Poche righe di un registro comunale ci riportano nella Mugnano di fine Ottocento: una casa, due genitori impegnati nel lavoro e un bambino che, crescendo, avrebbe trasformato in pittura i volti e i paesaggi della propria terra.
Dopo gli studi di primo grado, Michele proseguì la formazione artistica a Napoli. Le ricostruzioni dedicate alla sua figura indicano gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, un percorso che lo storico e critico d’arte Riccardo Sica riteneva riconoscibile nella solida preparazione tecnica dei suoi dipinti.
Sica individuava nella sua pittura due importanti riferimenti della scuola napoletana dell’Ottocento: Filippo Palizzi e Gioacchino Toma. Del primo ritrovava il richiamo al realismo veristico; del secondo l’intonazione malinconica, talvolta intensamente patetica.
Criscuoli diventò anche professore di disegno presso un istituto scolastico di Avellino.
La qualifica di professore compare nel suo atto di morte, nel quale emergono anche altri particolari della famiglia: Ludovico, già deceduto, viene ricordato come caffettiere, mentre Filomena, anch’ella scomparsa, è indicata come casalinga.
Ma la vita del giovane artista sarebbe stata terribilmente breve.
La morte a soli 29 anni
Costretto a viaggiare per ragioni di lavoro, Michele si ammalò improvvisamente. Secondo la ricostruzione biografica tramandata nell’opuscolo a lui dedicato, fu colpito da un tifo galoppante.
Anche sulla sua morte i documenti consentono oggi di correggere una data.
Michele Criscuoli morì a Mugnano del Cardinale il 27 gennaio 1911, alle ore 17.10.
Non il 28 gennaio, come riportato in alcune precedenti ricostruzioni: quello fu il giorno in cui venne redatto l’atto di morte numero 5.
Aveva soltanto 29 anni.
I suoi resti riposano ancora oggi nel Cimitero Comunale di Mugnano del Cardinale, nella Terra Santa della Congrega di Maria SS. Addolorata, insieme a quelli dei genitori Ludovico e Filomena.
La sua vita si concluse prestissimo. Ma rimasero le opere.
Riccardo Sica e la riscoperta di un talento mugnanese
Nel 2001, nell’ambito della manifestazione “Arte sotto le Stelle”, promossa dall’Amministrazione comunale di Mugnano del Cardinale, guidata allora dal sindaco Giovanni Colucci, venne realizzato un opuscolo dedicato a Michele Criscuoli.
La pubblicazione, intitolata “Alla ricerca delle nostre radici – Michele Criscuoli (1881-1911)”, raccolse anche lo studio dello storico e critico d’arte Riccardo Sica, datato 6 luglio 2001 e intitolato “Un inedito pittore irpino dell’Ottocento: Michele Paolo Criscuoli”.
Sica descriveva un artista rimasto fino ad allora pressoché sconosciuto agli specialisti e al grande pubblico.
Di lui si conoscevano soprattutto il nome, ricavato dalle firme sui dipinti, e una ventina di opere, tra tele di medie dimensioni, tavolette e piccoli cartoncini a olio, molte delle quali custodite nelle abitazioni private di famiglie del paese.
Non era dunque una pittura scomparsa, ma un’eredità rimasta soprattutto nella memoria di chi la conosceva e la apprezzava. Quella pubblicazione contribuì a portarla nuovamente all’attenzione della comunità.
Secondo Sica, Criscuoli rappresentava uno degli ultimi interpreti del “realismo romantico” legato alla tradizione pittorica irpina dell’Ottocento, prolungatasi fino ai primi decenni del Novecento.
La sua produzione rivela un artista capace di passare dal paesaggio al ritratto, dalla rappresentazione della natura ai soggetti religiosi.
Nel “Ritratto di ragazzo”, Sica riconosceva una padronanza del mestiere spinta quasi ai limiti del “virtuosismo tecnico ed accademico”. Anche due ritratti del 1909, raffiguranti un uomo e una donna, testimoniavano la sua abilità tecnica e capacità espressiva.
A queste opere si affianca il ritratto del commendatore Michele Magnotti, giunto fino ai nostri giorni: il volto severo, la barba bianca e lo sguardo rivolto verso chi osserva mostrano l’attenzione di Criscuoli per l’espressione e il carattere dei soggetti ritratti.
Tra i dipinti ricordati da Sica emerge poi “Due Novembre”: una donna in lutto, con due ceri e una corona, mentre un fazzoletto bianco asciuga le lacrime degli occhi arrossati.
È una figura segnata dalla sofferenza e dal duro lavoro dei campi, ma non privata della propria dignità.
In quell’opera Sica riconosceva con particolare evidenza l’influenza di Gioacchino Toma. Criscuoli riusciva a trasformare una scena di dolore in un racconto umano, affidando alla pittura sentimenti che non avevano bisogno di parole.
Mugnano dentro i suoi quadri
Accanto ai volti, nella pittura di Criscuoli c’è un altro grande protagonista: la sua terra.
Boschi, campi, montagne e vegetazione attraversano le sue opere. Sica sottolineava la capacità del giovane artista di cogliere il mistero della natura persino attraverso una foglia, un filo d’erba o un fiore campestre.
Tra i dipinti ricordati compaiono Latifoglio, Sottobosco, Interno roccioso, diversi Paesaggi e il Paesaggio Irpino: tele e tavolette nelle quali la natura osservata dal vero diventa espressione di uno stato d’animo.
In una piccola opera si riconoscono anche i ruderi dell’antico Castello del Litto.
Ma la testimonianza più immediata del legame tra il pittore e il suo paese è la “Veduta di Mugnano del Cardinale”, datata 1906, oggi conservata nel Municipio.
Il paese appare raccolto ai piedi delle montagne. Le case si distendono nella valle, gli edifici religiosi emergono nell’abitato e tutt’intorno domina il profilo dei rilievi.
È la Mugnano dei primi anni del Novecento, fermata sulla tela appena cinque anni prima della morte dell’artista.
Sica riconosceva in quella veduta uno spirito di intensa osservazione e la capacità di trasferire nel dipinto l’emozione provata davanti alla realtà.
Nell’opuscolo dedicato alla sua riscoperta viene evocata anche “la valle mugnanese”, con la vegetazione delle montagne irpine e, oltre il monte Arciano, il Golfo di Napoli illuminato dai primi raggi della luna.
Mugnano, dunque, non fu soltanto il paese nel quale Criscuoli nacque.
Fu parte della sua pittura.
Le opere religiose tra Baiano e Quadrelle
Il talento di Criscuoli trova espressione anche nei soggetti religiosi, attraverso opere che ancora oggi sono presenti nei luoghi della comunità.
Nella chiesa del Cimitero di Baiano, sull’altare maggiore, è conservato un grande dipinto della Madonna Addolorata, firmato da Michele Criscuoli e datato 1909. La Madonna è raffigurata avvolta nel manto, con lo sguardo rivolto verso l’alto e le mani raccolte.
Un’altra opera attribuita al pittore, raffigurante la Madonna delle Nevi, è segnalata nella chiesa di Quadrelle.
La veduta custodita nel Municipio di Mugnano, le opere religiose presenti a Baiano e Quadrelle, i ritratti e i paesaggi delle collezioni private raccontano una produzione artistica più articolata di quanto il tempo trascorso dalla sua morte potrebbe far immaginare.
Una storia che continua a vivere
La pubblicazione realizzata per “Arte sotto le Stelle” nel 2001 rappresentò un momento importante nel percorso di riscoperta di Michele Criscuoli.
In quelle pagine la sua vicenda veniva accostata a quella di Salvatore De Iudicibus, un altro artista mugnanese già incontrato nel nostro viaggio nella memoria: due epoche e due linguaggi differenti, accomunati dal rapporto con la propria terra e dalla volontà di trasmettere alle nuove generazioni il ricordo della loro opera.
Un legame richiamato nell’opuscolo anche dall’allora consigliere comunale Stefano D’Apolito.
A venticinque anni da quella pubblicazione, i registri dello Stato Civile restituiscono nuovi particolari della vita di Criscuoli, mentre i suoi dipinti continuano a raccontarne il talento.
Nel 2001 Sica parlava di circa venti opere conosciute, molte delle quali conservate nelle abitazioni private di famiglie mugnanesi. Anche altre eventuali testimonianze della sua produzione potrebbero, un giorno, contribuire a completare la ricostruzione del suo percorso artistico.
In questa puntata di “Storie di casa nostra”, alcune delle sue opere accompagneranno il racconto, permettendo di ritrovare nei colori e nei soggetti ciò che le parole, da sole, non potrebbero restituire fino in fondo.
Perché Michele Criscuoli non è soltanto un nome riemerso da un vecchio registro.
È il giovane che dipinse la Mugnano del 1906. È il pittore che seppe raccontare il dolore di una donna senza toglierle la dignità. È l’artista che guardava un volto, una montagna, un filo d’erba e cercava di coglierne qualcosa che andasse oltre l’apparenza.
Aveva soltanto 29 anni quando la sua vita si fermò.
Ma aveva già lasciato ritratti, paesaggi e opere religiose che, più di un secolo dopo, continuano a parlare a chi le osserva.
Alcune sono nei luoghi pubblici del Mandamento. Altre sono state custodite nelle case, passando da una generazione all’altra.
E finché quei quadri continueranno a raccontare la sua storia, Michele Paolo Criscuoli avrà ancora un posto nella memoria della sua terra.
Alla prossima puntata di “Storie di casa nostra”.