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Combatté prima contro l’Armata Rossa e poi contro i talebani. Nell’aprile del 2001 arrivò in Europa per chiedere aiuto e mettere in guardia l’Occidente. Il 9 settembre due uomini si presentarono davanti a lui fingendosi giornalisti. Due giorni dopo il mondo sarebbe cambiato
di Francesco Piccolo
Ci sono date che, rilette dopo, sembrano quasi avvertimenti.
Il 9 settembre 2001, in Afghanistan, due uomini si presentarono davanti ad Ahmad Shah Massoud per intervistarlo. Si fingevano giornalisti. Durante l’incontro fecero esplodere l’ordigno che avevano portato con loro.
Massoud morì. Due giorni dopo, l’11 settembre, al-Qaeda avrebbe colpito gli Stati Uniti.
Il suo nome era già entrato nella storia dell’Afghanistan. Per tutti era il “Leone del Panjshir”.
Tagiko, nato nel 1953, Massoud aveva costruito proprio nella valle del Panjshir la sua forza militare e politica. Quando nel dicembre del 1979 l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan, divenne uno dei comandanti più importanti della resistenza dei mujaheddin.
Conosceva quelle montagne, i passaggi, le valli. I sovietici tentarono più volte di spezzare la sua resistenza, ma Massoud riuscì a conservare il controllo della sua roccaforte e ad allargare progressivamente il numero dei suoi combattenti.
Nel 1989 l’Armata Rossa lasciò l’Afghanistan.
Ma per Massoud la guerra non era finita.
Dopo il crollo del governo comunista nel 1992, il Paese precipitò in una nuova guerra civile. Massoud divenne ministro della Difesa, mentre le diverse fazioni che avevano combattuto i sovietici cominciavano a combattersi tra loro.
Poi arrivarono i talebani.
Nel 1996 conquistarono Kabul. Massoud ripiegò verso nord e tornò ancora una volta nel Panjshir, diventando uno dei principali comandanti dell’Alleanza del Nord, la coalizione che continuò a opporsi al regime talebano. Il Parlamento europeo lo ricorda come uno dei simboli della resistenza afghana contro il fondamentalismo.
Ma c’è un passaggio della sua storia che, venticinque anni dopo, colpisce più degli altri.
Nell’aprile del 2001, pochi mesi prima della sua morte, Massoud arrivò in Europa. Era il suo primo viaggio europeo e venne ricevuto al Parlamento europeo di Strasburgo.
Non era arrivato soltanto per chiedere sostegno alla resistenza. Parlò dei talebani, della situazione dell’Afghanistan e dei legami con il terrorismo internazionale. Nicole Fontaine, allora presidente del Parlamento europeo, avrebbe ricordato che Massoud aveva messo in guardia l’Europa dal pericolo rappresentato dai talebani e dai loro stretti rapporti con al-Qaeda.
L’Occidente ascoltò.
Ma non abbastanza.
Cinque mesi dopo, il 9 settembre 2001, davanti a Massoud arrivarono due uomini accreditati come giornalisti di una fantomatica televisione araba. L’intervista era una trappola. I due attentatori suicidi erano legati ad al-Qaeda.
Massoud venne colpito mortalmente.
Quarantotto ore dopo, quattro aerei vennero dirottati negli Stati Uniti. Due si schiantarono contro le Torri Gemelle, uno contro il Pentagono e il quarto precipitò in Pennsylvania.
Solo allora molti tornarono a pensare all’uomo che pochi mesi prima era arrivato a Strasburgo per parlare del pericolo che stava crescendo in Afghanistan.
Il Parlamento europeo, pochi giorni dopo gli attentati, gli dedicò un minuto di silenzio. Nicole Fontaine ricordò l’allarme che Massoud aveva lanciato e riconobbe che l’Occidente non aveva fatto abbastanza.
La sua figura resta complessa, dentro una guerra afghana altrettanto complessa. Ma il suo nome è sopravvissuto alla sua morte.
E la storia, in qualche modo, è continuata anche attraverso suo figlio.
Ahmad Massoud, nato nel 1989, ha raccolto parte dell’eredità politica del padre. Dopo il ritorno dei talebani al potere nell’agosto del 2021 è diventato il leader del Fronte di Resistenza Nazionale dell’Afghanistan, nato per opporsi al nuovo regime talebano.
Anche oggi continua a guidare il movimento e a sostenere l’idea di un Afghanistan diverso da quello imposto dai talebani.
Un altro Massoud, un’altra epoca, la stessa valle sullo sfondo.
Ma per capire dove tutto questo abbia avuto inizio bisogna tornare ancora a quei due giorni.
9 settembre 2001: muore Ahmad Shah Massoud.
11 settembre 2001: al-Qaeda colpisce l’America.
Due giorni appena.
Abbastanza per trasformare quello che Massoud aveva provato a raccontare all’Europa in qualcosa che il mondo intero, improvvisamente, non poteva più ignorare.

