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Un vero signore d’altri tempi, un aristocratico di un carisma magnetico e di un’eleganza rara, capace di unire la nobiltà del sangue a una straordinaria autoironia e a una calda umanità. Principe illuminato e spirito libero, il compianto Don Francesco Caravita di Sirignano – per tutti “Pupetto” – ha incarnato l’essenza di un autentico viveur dal fascino irresistibile, celebre per la sua raffinatezza, per il grande amore per la vita, per le donne e per la sua irrefrenabile passione per i motori e la velocità.
Volto noto anche del piccolo schermo, dove ha impreziosito con la sua classe e la sua ironia memorabili trasmissioni televisive, Pupetto è stato l’ultimo vero principe capace di dialogare con tutti, portando ovunque il profumo della sua terra e la grandezza di una stirpe che ha fatto la storia.
Il Premio Letterario “Pupetto di Sirignano”: quando la storia, la poesia e l’anima di Palazzo Caravita incontrano il futuro
Sirignano non è solo un borgo: è uno scrigno di memorie e di risonanze illustri. Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, grazie all’impulso della famiglia Caravita, il nostro storico Palazzo – simbolo identitario e cuore pulsante della comunità – si trasformò in un prestigioso cenacolo culturale, un crocevia di artisti, poeti e intellettuali di fama internazionale.
Se oggi guardiamo a quella soglia, calpestata nei secoli scorsi da giganti dell’arte, ci accorgiamo di quanto la nostra terra sia stata generosa di bellezza. Oltre al sommo poeta e drammaturgo Salvatore Di Giacomo (che proprio qui trasse ispirazione per i suoi versi), quel portone ha visto passare il mito della lirica mondiale Enrico Caruso, il grande compositore Giacomo Puccini, l’indimenticabile penna di Matilde Serao, il pittore Eduardo Dalbono e grandi interpreti della cultura e della canzone napoletana classica che animavano i salotti nobiliari dell’epoca.
Ma c’è una figura che, più di ogni altra, è rimasta scolpita nell’affetto e nella memoria di tutti noi: il compianto Principe Don Francesco Caravita di Sirignano, per todos semplicemente “Pupetto”. Nobile d’animo e di spirito, ironico, carismatico e profondamente legato alla sua gente, Pupetto incarna l’essenza di quel legame speciale tra il palazzo e la comunità sirignanese.
Da cittadino legato visceralmente a Sirignano, vorrei lanciare una proposta forte e un sogno da condividere con la cittadinanza e, in particolare, con la nostra Amministrazione Comunale: perché non istituire a Sirignano un Concorso Letterario e di Poesia in vernacolo e lingua intitolato alla memoria del Principe Pupetto di Sirignano?
Sarebbe un modo straordinario per onorare la sua figura, riaccendere i riflettori sulla storia di Palazzo Caravita e invitare poeti e scrittori da ogni dove a cantare le bellezze della nostra terra.
Per suggellare questo progetto, vi lascio con i versi nati guardando la nostra montagna e pensando a quel ponte invisibile tra il passato e il nostro futuro:
A Don Salvatore Di Giacomo
Sotto il portone antico del Palazzo,

dove il tempo si ferma e parla ancora,
tu tornavi, poeta dell’ombra e della luce,
a trovare pace allo spuntare dell’ora.
Guardando la montagna in una sera d’estate,
scrivevi i testi con il cuore e con slancio,
di quelle canzoni più dolci e cantate
per chi amava Sirignano e questo palazzo.
Sirignano ti stava proprio davanti al cuore,
con le vigne, il sole e quest’aria sottile;
tu respiravi la musica e l’amore,
scrivendo versi dalla notte fino al mattino.
E dentro queste stanze dove passò la storia,
i Caravita ti aprirono la porta;
ora il vento canta ancora la stessa gloria,
perché una poesia del passato non muore.
Dormi tranquillo, o grande Salvatore,
che sopra questi monti e dentro questo paese,
il tuo nome arde ancora in petto,
forte e lucente come un corallo acceso.
Fortemonte