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Il nostro Paese è conosciuto al mondo per la grande quantità di territori costieri. Le vacanze al mare rappresentano per molti ( italiani e stranieri ) una aspirazione a raggiungere il nostro Mediterraneo. Il turismo comprende anche le persone con diversa abilità, che propendono ad utilizzare i chilometri di spiagge. Si propone il problema della loro accessibilità e della loro fruibilità.
Si calcola che in Italia vi siano circa settemila stabilimenti balneari e solo il 10% ( come si evince da una recente statistica ) è attrezzato per l’accessibilità. Si parte dalla presenza del posto-auto dedicato alla eliminazione delle barriere architettoniche per la discesa sulla battigia. Si calcola anche la presenza di alcune strutture mobili, che dotate di carrozzelle possono permettere al disabile motorio di introdursi in acqua, ma difficoltà notevoli giungano per la assenza di personale formato per il supporto e l’assistenza delle persone disabili in spiaggia, nei punti di ristorazione, nei servizi di cui usufruire ( toilette, docce,etc.). Per queste attività si dovrebbero modulare gli atteggiamenti degli operatori ” di sostegno ” in relazione alle tipologie di disabilità: cognitiva, motoria, plurima, sensoriale. Una concreta fruibilità si potrebbe ottenere solo quando i gestori degli stabilimenti balneari, ponessero attenzione alla parallela prestazione della accessibilità e della fruibilità. Dovremmo superare l’idea, che le sole barriere architettoniche eliminate o superate possano consentire di definire un luogo ” a dimensione delle persone disabili “, ideando invece un reticolo di servizi, che possano virtualmente e fisicamente accompagnare le persone con handicap dalla strada al bar, agli ombrelloni, al mare!
Vincenzo Serpico
