Ci risiamo. Non sono passate nemmeno 24 ore e, puntuali come la bolletta della luce, i nostri amministratori riescono a regalarci l’ennesimo episodio da “Cronaca Locale, ma con ambizioni da Serie TV”.
Due casi emblematici, due piccoli capolavori di creatività istituzionale che meritano di essere raccontati ai cittadini. Perché, a quanto pare, qui non si governa: si improvvisa. E pure di NASCOSTO.

Primo caso: Via Roma, alcuni giorni fa, in un clima di ordinaria quotidianità, ecco che spariscono i dissuasori, i famosi paletti posizionati a ridosso dell’area pedonale. Paletti che avevano un compito semplice, quasi commovente nella sua essenzialità: impedire alle auto di accedere e evitare il parcheggio abusivo. Niente di filosofico, niente di ideologico: solo paletti che fanno i paletti.

E invece no. Nel giro di pochissimo tempo, come per magia, i paletti prima scompaiono e poi ricompaiono al loro posto. Spariti e poi rimessi. Un numero da illusionista, ma senza biglietto e senza applausi. Il dettaglio interessante è che questa “sparizione temporanea” sembra il classico intervento non programmato e, soprattutto, non autorizzato. Perché, giusto per ricordarlo a chi fa finta di non saperlo: quei paletti furono installati con una Ordinanza del sindaco. E per toglierli, non basta la sola chiave inglese o “il favore dell’amico”, serve una nuova Ordinanza. Funziona così in un Comune in cui si rispettano le leggi, diversamente in un garage per auto.

Quindi la domanda, qui, è semplice e non richiede nemmeno un tavolo tecnico: chi ha deciso di rimuoverli? Perché? Con quale atto? E soprattutto, da quando le regole urbanistiche si applicano “a sentimento”, magari in base all’umore del giorno o all’esigenza di far spazio a qualche comodità?

Secondo caso, e qui permettetemi, si sale di livello: scuola dell’infanzia di Via Auricchio.

Il fatto a nostro giudizio e’ ancora più grave: qualcuno si e’ intrufolato di nascosto all’interno della scuola dell’infanzia, senza averne alcun permesso. Un’azione che, se confermata, non è una “visita informale” o un “sopralluogo al volo”: è un ingresso NON AUTORIZZATO in una struttura scolastica.
E già questo basterebbe.

Ma il copione non finisce qui.
Nel giro di 48 ore si è passati di nuovo ad attaccare le istituzioni scolastiche, segno ormai evidente che per qualcuno la scuola dà fastidio e quindi, in qualche modo, deve essere “ridimensionata”e indebolita.
Perché? Forse perché la scuola è un luogo dove si impara, e imparare significa capire, fare domande, pretendere risposte. E le risposte, evidentemente, sono merce rara.

Ritorniamo alla narrazione dei fatti: durante l’intrusione a scuola, sono state trafugate, previo smontaggio, due panchine acquistate con fondi SIEI e destinate specificamente alla scuola dell’infanzia. Panchine della scuola. Non “panchine qualunque”, non “materiale in esubero”, non “arredi comunali da redistribuire a piacimento”. Panchine comprate per quello spazio e per quei bambini. Nello stesso acquisto, per capirci, rientrava anche una fontana installata nel cortile. Un intervento pensato per rendere la scuola un posto più accogliente, più curato, più dignitoso.

E allora le domande, anche qui, sono inevitabili:
Da chi siete stati autorizzati?
Chi vi ha fatto entrare?
Con quale atto?
Con quale verbale?
Con quale comunicazione alla dirigenza scolastica, al personale, ai responsabili?

Perché se non c’è autorizzazione, non stiamo parlando di un equivoco.
Stiamo parlando di un REATO. E su questo non servono battute, servono atti. E infatti l’accaduto e’ stato da noi prontamente denunciato alle forze dell’ordine e in procura.
Perché qui non si tratta di “polemica”: si tratta di legalità, di quella legalità di cui non conoscete nemmeno lontanamente il significato.

E il finale, come in ogni storia che si rispetti, arriva con il colpo di scena.
Le panchine trafugate dalla scuola sono comparse in Via Circumvallazione, di fronte all’abitazione del consigliere delegato alla “distruzione dei plessi scolastici”.
Una coincidenza meravigliosa, quasi poetica. Del tipo, spariscono dalla scuola e si materializzano proprio lì.

Andiamo di male in peggio. E viene quasi da pensare che il delegato ne avesse bisogno per prendere il sole. Giustamente: dopo il taglio abusivo per capitozzatura delle piante, di sole in via Circumvallazione, ce n’è in abbondanza. Manca solo il mare, ma non disperiamo: se continuano così, tra un po’ i nostri amministratori novelli sposteranno pure quello. Magari con un intervento “non programmato” e “non autorizzato”, tanto per restare in tema.

Sia chiaro, non stiamo assistendo a semplici disattenzioni.
Qui si intravedono due problemi enormi.

Il primo è il rispetto delle regole.
Le ordinanze non sono facoltative. Gli spazi pubblici non sono “di chi passa”. Le aree pedonali non diventano parcheggi perché qualcuno decide che oggi gli conviene.

Il secondo è ancora più serio: la scuola.
Un luogo che dovrebbe essere protetto, rispettato, messo al centro. Non svaligiato, non disturbato, non trattato come un deposito da cui prendere arredi quando serve arredare qualcos’altro. Una scuola dell’infanzia non è un magazzino comunale. È un luogo educativo. È un presidio sociale. È un pezzo di futuro.

E allora, ai cittadini, diciamo solo questo: occhi aperti. Perché quando in meno di 24 ore succedono due episodi del genere, non siamo davanti a eventi isolati. Siamo davanti a un metodo. Un modo di agire opaco, improvvisato, e guarda caso sempre “a beneficio” di qualcuno e sempre a danno di qualcun altro.

Noi chiederemo chiarimenti, per iscritto e nelle sedi opportune. Pretenderemo documenti, atti, responsabilità.
E se le risposte non arriveranno, o se arriveranno con la solita nebbia di scuse e mezze frasi, allora sarà ancora più chiaro che il problema non sono i paletti o le panchine.

Il problema è l’idea di Comune che hanno in testa: un posto dove le regole valgono solo per gli altri, mentre per qualcuno basta entrare, smontare e portare via.

Ma stavolta no. Stavolta si DENUNCIA. E soprattutto: stavolta si racconta tutto. Perché la trasparenza è una brutta bestia per chi ama muoversi al buio.

Il Gruppo di Opposizione in Consiglio Comunale