GIORNATA MONDIALE DELL’ABBRACCIO, ALAIA: «CI MANCA IL CORAGGIO DI STRINGERCI LA MANO, FIGURIAMOCI DI ABBRACCIARCI»

GIORNATA MONDIALE DELL’ABBRACCIO, ALAIA: «CI MANCA IL CORAGGIO DI STRINGERCI LA MANO, FIGURIAMOCI DI ABBRACCIARCI»

Il professore Salvatore Alaia: «Abbiamo migliaia di amici virtuali e sempre meno persone con cui condividere un caffè. La vera emergenza del nostro tempo è la solitudine»

SPERONE – «Sapete qual è la cosa più triste? Che oggi siamo capaci di parlare con il mondo intero, ma spesso non troviamo cinque minuti per abbracciare una persona che ci vive accanto».

Parte da questa riflessione il messaggio del professore Salvatore Alaia in occasione della Giornata Mondiale dell’Abbraccio, una ricorrenza che diventa l’occasione per parlare non soltanto di un gesto affettuoso, ma dello stato di salute delle relazioni umane nella società contemporanea.

«Corriamo dalla mattina alla sera. Siamo sempre impegnati, sempre con il telefono in mano, sempre collegati a qualcosa. Eppure ci sentiamo sempre più soli. È una contraddizione enorme che dovrebbe farci riflettere».

Per Alaia il problema va ben oltre il semplice gesto dell’abbraccio.

«Ci manca il contatto umano. Ci manca il tempo per ascoltare. Ci manca la voglia di fermarci. Abbiamo trasformato la velocità in una religione e l’indifferenza in una cattiva abitudine. E il risultato è sotto gli occhi di tutti».

Il professore punta il dito contro una società che spesso privilegia l’apparenza ai sentimenti.

«Ci preoccupiamo di apparire felici, ma dimentichiamo di esserlo davvero. Pubblichiamo fotografie, raccontiamo successi, mostriamo sorrisi perfetti. Poi però, quando si spengono le luci e si chiude la porta di casa, tante persone si ritrovano sole con le proprie paure e le proprie fragilità».

Una riflessione che si allarga ai giovani, agli anziani e alle famiglie.

«Ci sono ragazzi che hanno centinaia di contatti sui social e nessuno con cui confidarsi davvero. Ci sono anziani che aspettano una visita, una telefonata, una carezza. Ci sono famiglie che vivono nella stessa casa e comunicano attraverso uno schermo. Dovremmo fermarci un attimo e domandarci dove stiamo andando».

Secondo Alaia l’abbraccio resta uno dei simboli più potenti dell’umanità.

«Un abbraccio sincero vale più di tante parole. Non risolve i problemi del mondo, ma può alleggerire il peso di una giornata difficile. Può restituire fiducia, affetto, sicurezza. Può ricordare a una persona che non è sola».

Poi la frase che colpisce.

«Abbiamo perso l’abitudine di guardarci negli occhi. E quando una società smette di guardarsi negli occhi, comincia lentamente a perdere anche la propria anima».

Infine l’invito.

«Oggi non limitiamoci a celebrare una ricorrenza. Troviamo il tempo per un gesto vero. Un abbraccio a un genitore, a un figlio, a un amico, a una persona che soffre. Perché alla fine della giornata non ci ricordiamo dei like ricevuti o dei messaggi inviati. Ci ricordiamo delle emozioni che abbiamo saputo dare e ricevere».

E conclude con una riflessione semplice quanto potente:

«Forse il mondo non ha bisogno di più parole. Ha bisogno di più umanità. E qualche abbraccio in più non farebbe male a nessuno».