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Dieci Baianesi, si ritrovano nel variegato caleidoscopio dei “medaglioni” narrativi foggiati da Carlo Melissa, in puri carati di espressiva semplicità. Al Colosseo, catalizza attenzione e interesse, l’agile e briosa leggerezza del testo, presentato da Raffaele Sibilio e dall’autore, nel fine e scintillante dialogo, coordinato da Pasqualina Candela.
di Gianni Amodeo
Una narrazione ispirata e nutrita dall’intensa varietà delle personali esperienze vissute, in cristallina modulazione retrospettiva, come per rigenerare e far rivivere il passato in un film con immagini che corrono dagli anni della fanciullezza all’oggi..del nonno– ragazzo qual è, poco più che sessantenne, in piena operosità, rinverdendo i ricordi che l’intessono, incisi nei pensieri e nei sentimenti da profonde impronte, rendendosi memoria indelebile, autentica parte di sé, integrale e integrata. E’ la memoria, specie quella di tempi relativamente lontani, nei cui.. palpiti e flussi si ritrova, e si specchia ad intera inquadratura, il nonno-ragazzo, saltellando tra effimere malinconie e rimpianti fugaci, con l’approdo alla rasserenata visione di vita, al di là delle amarezze e delle sofferenze patite per lutti famigliari, come quelli suggellati dalla scomparsa dei genitori e di due fratelli, Vincenzo e Felice, in rapida successione; lutti, difficili, se non impossibili, da accettare ed elaborare, se non con la rassegnazione, terapia dell’anima.. E, quasi a fare da..contrappunto alla memoria narrata, ecco atteggiarsi una sequenza di agili ed incisive riflessioni, per leggere e decifrare, nel perimetro del possibile, il senso della convulsa e frenetica velocità dei cambiamenti indotti nel presente dalle rapide innovazioni tecniche e tecnologiche, che nelle versatili applicazioni elettroniche, tra web, robotica e intelligenza artificiale ..quasi si rincorrono e superano di giorno in giorno, di ora in ora. E’ il presente della sospensione, per dir così, tra il passato sempre più affievolito nelle risorse e nei valori di vita che l’hanno caratterizzato, e il futuro avvicente e seducente dell’automazione programmata, operativa con le macchine intelligenti, in grado di sostituire ed integrare l’umano agire con tassi di efficienza assoluta. Fantascienza che si fa realtà..
Sono gli itinerari, percorsi nel Teatro Colosseo per la presentazione, a cura del Circolo L’Incontro, del testo intitolato Dieci baianesi,- nel segno sia della narrazione di memoria punteggiata e scandita dall’autore, Carlo Melissa, qua e là con gradevoli aneddoti, spigolando tra rimpianti e nostalgie, sia della sequenza di incisive riflessioni sugli snodi focali della narrazione stessa, sviluppate, con la chiarezza di linguaggio che lo distingue, dal professore Raffaele Sibilio, ordinario nel Dipartimento di Sociologia della Federico II. Un dialogo arioso, ravvivato da domande acute e perspicaci, gestito con disinvolta spigliatezza da Pasqualina Candela, poco più che ventenne, laureanda in Lettere, nell’Università di Salerno.
Un testo agile, quello dei Dieci Baianesi senza pretese di letterarietà, ma di scrittura lineare e sincera, intrisa di fatti e vicende, con cui l’ autore rende testimonianza diretta dell’amore verso la terra natia e la comunità cittadina d’appartenenza e, più in generale, verso il territorio di riferimento e delle sue comunità. Una testimonianza mediata dal collage dei Dieci, che, a loro insaputa, formano l’onorevole ed onorata.. compagnia, architettata da Carlo Melissa, per le loro modalità di rapportarsi alla realtà comunitaria cittadina nella normalità delle attività lavorative, nelle pubbliche funzioni e nell’impegno di volontariato. Modalità di rapporto anche ed essenzialmente interpersonali, con proficue esperienze di arricchimento di idee nella personale formazione con significativo valore sociale.
La narrazione costituisce un bel tributo d’omaggio a figure che appartengono in pieno al vissuto di Melissa, dal professore Pasquale Postiglione a Pietro Foglia, ingegnere di alta competenza tecnica e professionale nel Dipartimento di progettazione della Cassa del Mezzogiorno, con importanti esperienze universitarie negli States, lasciando da parte l’impegno politico nelle file della Democrazia cristiana, con rilevanti incarichi elettivi, tra cui la titolarità della presidenza del Consiglio regionale della Campania ; da Antonio ‘ O Marruzziello, inteso come Antonio Capiluongo, a Peppino De Rosa; da Don Fausto ‘O farmacista, vale a dire il dottor Fausto Masi, titolare dell’omonima e ormaipiù che secolare Farmacia, che fondò il padre, Agostino, il poeta di ‘Oì Stefanì, il Canto del Maio, ed autore di altre esperienze letterarie, ancorché inedite, al cugino diretto, ‘ O dottore Fausto Bucciero, rinomato medico cardiologo; da don Fiorelmo tout court, ch’è il parroco don Fiorelmo Cennamo, sempre disponibile ed aperto verso tutti con cristiano spirito di dedizione e somma discrezione, all’eclettico Fanuccio Litto; da Peppino Barzaghi, docente di Scienze motorie, artefice di tanti Campi– Scuola, organizzati dal Coni di Avellino, sull’incantevole Pianoro del Laceno, promotore e partecipe attivo di tutte le iniziative di solidarietà umanitaria che indice l’Airc, a chi scrive queste righe..
Un tributo narrativo per Dieci, quello reso da Carlo Melissa, per rilanciare e riscoprire i valori delle relazioni interpersonali nella crescita e nello sviluppo delle comunità, così come si sono sempre vissuti e di cui i Dieci del testo sono stati- e sono,- interpreti. Un rilancio, che richiede capacità di ascolto tra le generazioni per un impegno da profondere con chiarezza di obiettivi. E metodica costanza, a cominciare dalle famiglie e nelle aule scolastiche..
L’insidia risiede– come puntualizzava con lucidità il professore Raffaele Sibilio,- nella negazione di accesso ai dispositivi della comunicazione elettronica nei tempi super- tecnologici che si vivono nel presente e ancor più si vivranno nel futuro. Negazione di accesso, che interessa gradualmente le generazioni di ieri, con ricadute condizionanti e di freno sui rapporti tra le generazioni.
Un’insidia– vien da affermare,- che si depotenzia con l’attitudine a saper ascoltare, la formula- lezione del pensiero classico dell’umanesimo cristiano ed illuminista, in grado di coniugare e far vivere la libertà e la democrazia, che si nutrono dell’amore per la conoscenza, senza preclusioni deformanti e pregiudizi ideologizzati a priori.
E su questo versante parlano in chiaro le immagini dei due bambini e della bambina, che si muovono liberamente sul palcoscenico del Colosseo, mentre il nonno–ragazzo e Raffaele Sibilio dialogano con la regia di Pasqualina Candela. Sono i nipoti e la nipote di Carlo Melisa che paiono vivere. in attonita allegria la presentazione dei Dieci in corso. Metafora del futuro ch’è loro. Ma la costruzione delle reti sociali e interpersonali interpella e sollecita gli esempi in positivo delle generazioni ormai adulte.