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Scrivo queste righe con il desiderio profondo di chi ama le proprie radici e vuole onorarle. Mi definisco, prima di ogni altra cosa, un “figlio di Piazza Croce”: sono cresciuto tra quei sanpietrini, all’ombra di una fede che si faceva quotidiano e di una comunità che trovava in quel piccolo spazio il suo centro gravitazionale.
Oggi, mentre la nostra Cappella della Madonna dell’Arco attende con pazienza il completamento dei restauri per essere finalmente restituita alla comunità, sento il dovere morale di dare voce a questi ricordi. Scrivo perché la polvere del cantiere non ne offuschi la bellezza storica e spirituale, ma diventi invece il segno di una rinascita. Questo racconto è un atto d’amore verso un tesoro che appartiene a tutta Sirignano: una memoria viva che attende solo di vedere la sua campana tornare a suonare e il suo portale riaprirsi alla luce.
Il Ritorno della Vergine: La Vera Storia della Pala di Piazza Croce di Sirignano
Il mio legame con la Cappella della Madonna dell’Arco non è fatto solo di date, ma di vita vissuta. Sono cresciuto tra il largo di Piazza Croce e di via Roma, dove la mia famiglia ha sempre vissuto e tiene casa tuttora. Proprio negli anni ’90, i miei genitori gestivano un esercizio commerciale di generi alimentari, la nostra salumeria, proprio nel cuore del borgo.
In quegli anni, la piazza era il centro del mio mondo. Ricordo con estrema dolcezza mia madre che, con devozione costante, metteva sempre fiori freschi ai piedi della Santa Croce nella piazzetta. Essere un “figlio di Piazza Croce” significa essere un testimone vivente di come la fede, il lavoro e la politica si intrecciassero ogni giorno sotto lo sguardo della Vergine. È con questi occhi che oggi racconto questa storia.
La Chisetta
Fondata nel XVII secolo, la struttura nacque come cappella gentizia della facoltosa famiglia Sgambato, fungendo anche da luogo di sepoltura. L’apparato decorativo che ammiriamo oggi è frutto della grande stagione del tardo Barocco e del Rococò del XVIII secolo, un periodo in cui l’arte c
ercava di stupire attraverso la luce e il movimento. Per secoli la messa vi fu celebrata solo la domenica mattina e nei giorni di precetto. Dopo il sisma del 1980, la Pala con l’intero intarsio decorativo furono smontati e portati a Nola con l’interesse della curia vescovile per essere custoditi nei depositi della Soprintendenza dei beni culturali, solo per una questione di sicurezza.
Quel “lungo esilio” alimentò in paese il sospetto di una pala scomparsa o trafugata. Quando il dipinto monumentale tornò, nei primi anni ’90, l’imponente suo intarsio dorato arrivò completamente smontato. L’opera di ricostruzione e di riposizionamento fu portata a termine dai ragazzi di Piazza Croce insieme a chi vi sta scrivendo, con l’aiuto di altri due volontari: un atto d’amore per restituire alla Madonna la sua cornice “sotto gli occhi di Nostro Signore”.
Il dipinto è il fulcro spirituale della cappella: la Madonna col Bambino è raffigurata in trono tra le braccia, con una postura regale e materna e lo sguardo dolce rivolto ai fedeli. Riguardo alla sua origine, le ricerche storiche e lo stile pittorico permettono di risalire alla scuola dei grandi maestri della tradizione napoletana del XVIII secolo. Il pittore, pur restando in parte avvolto nel mistero degli archivi, dimostra una mano vicina ai seguaci di Francesco De Mura o di Solimena, artisti che nel Settecento influenzarono profondamente l’area del nolano e dell’avellinese con le loro pale d’altare luminose e scenografiche. La splendida cornice lignea che la racchiude, con le sue colonne riccamente intagliate, incornicia una scena sacra dove, ai piedi del trono, troviamo le figure dei Santi monaci San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio di Padova che assistono come mediatori tra cielo e terra. In genere, all’epoca, i dipinti venivano commissionati dalle famiglie facoltose e i santi dipinti erano i loro protettori. Nella cimasa, la parte superiore, campeggia la figura solenne di Dio Padre che sorregge con autorità la sfera del mondo, a simboleggiare la sovranità divina sull’universo. Tutta questa struttura è sormontata da un maestoso fastigio in stucchi bianchi settecenteschi, dove volute a “C” e putti angelici tipici del gusto settecentesco sembrano dare vita alle pareti.
Sempre negli anni ’90, con la parrocchia di Sant’Andrea chiusa per un nuovo restauro, la cappella divenne il cuore pulsante della vita spirituale di Sirignano. Tuttavia, la Cappella e la sua struttura subirono cambiamenti prima della riapertura con il restauro che ne alterarono l’originalità: il suggestivo affresco tridimensionale del soffitto, che ritraeva Maria Santissima tra nuvole leggere, fu purtroppo rivestito con tela bianca e nascosto; le antiche mattonelle furono coperte da una pavimentazione moderna e l’altare per celebrare messa ( Tavolo del
Signore / Mensa ) — che era una copia identica a quello ancora oggi esistente nella chiesa di Sant’Andrea — fu sostituito da uno in legno e ferro (oggi posto nella stanza ricavata nel retro alle spalle della monumentale Pala d’altare, adibita a sagrestia con affaccio in via Principe).
In questo nuovo millennio, grazie all’accordo di comodato d’uso tra il Municipio ( Il Sidaco A / R Colucci )e la Diocesi di Nola , è iniziata una nuova fase di restauro per restituire dignità alla Cappella. E’ giusto ricordare , Che Questo nuovo percorso vede l’impegno di Don Giustino, il nostro Parroco di origini indiane. Ricordo nitidamente quando Don Giustino indossava la talare da giovane seminarista e frequentava spesso Sirignano la domenica. Lo vedevamo entrare nella chiesa di Sant’Andrea, dove io con i miei amici ascoltavamo la Santa Messa all’impiedi, come insegnamento e tradizione dei nostri nonni. Lui entrava in chiesa con un altro prete indiano e, dopo essersi inginocchiato, si batteva il pugno chiuso sul petto per tre volte. Questo gesto di battersi il petto è un atto di profonda umiltà e pentimento, un segno di contrizione che mi è rimasto impresso e che spiega il suo modo di porsi davanti a Dio; per questo motivo so che lui si comportava così, perché io ero lì ad ascoltare la Messa quando lui entrava.
Don Giustino dopo i voti divenne collaboratore di Don Antonio Spadafora (che resse all’epoca la parrocchia di Sant’Andrea Apostolo dopo la morte di Don A. Sorbo). Solo dopo una lunga collaborazione con Spadafora, Don Giustino divenne titolare della nostra Parrocchia di Sirignano, grazie anche a una sottoscrizione di firme a cui aderimmo con convinzione all’epoca io e la mia famiglia.
I progressi attuali del restauro sono visibili: la rimozione delle mattonelle ha riportato alla luce l’antico pavimento in porfido a motivi floreali , ed è iniziato il recupero dell’oro dell’intarsio e della Pala. La speranza per il futuro è quella di rivedere ripristinare il dipinto tridimensionale del soffitto che incantava quando lo sguardo si perdeva all’insù, il portone originale con i Tendaggi pesanti ( che separavano e custodivano il silenzio del luogo sacro dalla piazzetta ) e la facciata esterna. Qui, nella lunetta posta sul portale d’ingresso, si spera di veder risplendere l’immagine della Madonna Dell ‘ Arco maiolicata. Queste preziose maioliche risalgono alla fine del XIX secolo, realizzate tra il 1880 e il 1890 da maestri ceramisti della scuola di Napoli o di Vietri sul Mare, che con la loro arte portarono il colore del cielo e della devozione popolare
sulle facciate dei nostri borghi. In alto si auspica che torni a svettare la campana che richiamava i fedeli attraverso il tiro manuale della fune. Sulla facciata è ancora presente la Croce dei Passionisti in legno, protetta dal cancello, che nei giorni della Trasfigurazione e del Corpus Domini viene ancora onorata dalle donne del vicinato con gelsomini bianchi profumati e petali di rose. Tale croce è un simbolo storico di altissimo valore, deposta dai Padri Passionisti – congregazione fondata da San Paolo della Croce per predicare la Passione di Gesù – in occasione della grande missione popolare avvenuta nel 1883. Veniva piantata alla fine delle missioni per ricordare alla comunità il cammino spirituale compiuto e come segno di perenne benedizione sul borgo. La cappella continua ad affacciarsi sulla storica Piazzetta Croce, culla della politica sirignanese, dove tra comizi e simboli di ogni schieramento è passata la nostra storia, sempre all’ombra della Croce e sotto lo sguardo vigile di Dio.
M. A.
Dedica
A mia madre, che dalla sua salumeria in Piazzetta Croce ha servito con amore la nostra comunità, non facendo mai mancare un fiore fresco ai piedi della Santa Croce.
Ai “ragazzi di Piazza Croce”, compagni di un’impresa faticosa e bellissima, che hanno incastrato l’oro e il legno per restituire alla Vergine il suo trono.
A Sirignano, con l’augurio che la riapertura di questo gioiello porti con sé lo spirito di quei tempi: quando la porta di una bottega e quella di una cappella erano i confini di un mondo fatto di volti, di fede e di vera umanità.