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Il 12 febbraio 1924 vede la luce il primo numero de L’Unità, quotidiano destinato a diventare uno dei più importanti organi di stampa della sinistra italiana. Il giornale nasce come voce ufficiale del Partito Comunista d’Italia, su iniziativa di Antonio Gramsci, tra i fondatori del partito.
Stampato inizialmente a Milano, L’Unità si proponeva come strumento politico e culturale per organizzare e informare la classe lavoratrice, in un periodo segnato da profonde tensioni sociali e dall’ascesa del fascismo.
Un giornale militante
Fin dalle prime uscite, il quotidiano si caratterizzò per una linea editoriale fortemente impegnata, attenta alle questioni operaie, sindacali e internazionali. Il titolo stesso, L’Unità, richiamava l’obiettivo politico dell’unificazione delle forze proletarie.
Negli anni successivi, con il consolidarsi del regime fascista, il giornale subì sequestri e censure fino alla soppressione nel 1926. Continuò tuttavia a essere stampato in clandestinità e all’estero, diventando simbolo della resistenza antifascista.
Dal dopoguerra alla storia contemporanea
Dopo la Liberazione, L’Unità tornò regolarmente in edicola, affermandosi come punto di riferimento per il Partito Comunista Italiano e per ampie fasce della sinistra italiana. Nel corso dei decenni ha attraversato trasformazioni politiche e societarie, accompagnando le evoluzioni del quadro politico nazionale.
La nascita del primo numero nel 1924 rappresenta dunque un passaggio significativo nella storia dell’editoria e della politica italiana, segnando l’avvio di un’esperienza giornalistica che avrebbe attraversato tutto il Novecento.