
![]()
Un appello netto alla pace, pronunciato con il tono fermo e misurato che da sempre contraddistingue il suo stile. Nel suo undicesimo discorso di fine anno alla Nazione, il quarto del secondo mandato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto di aprire il suo intervento partendo da un dato condiviso: il 2025 è stato un anno difficile, segnato da conflitti e sofferenze che interrogano le coscienze.
«La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace», ha affermato il Capo dello Stato, ricordando fin dalle prime battute le immagini che arrivano dall’Europa orientale e dal Medio Oriente: le città ucraine colpite dai bombardamenti, le infrastrutture energetiche distrutte per lasciare la popolazione al gelo, e la tragedia di Gaza, dove anche i più piccoli pagano il prezzo più alto della guerra. In questo contesto, Mattarella ha definito “sempre più incomprensibile e ripugnante” l’atteggiamento di chi rifiuta la pace perché si sente più forte.
Nel suo discorso, durato circa quindici minuti e pronunciato in piedi dallo Studio della Vetrata al Quirinale, il Presidente ha chiarito che la pace non è solo un obiettivo politico, ma prima di tutto una cultura: «un modo di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre la propria volontà». Da qui il richiamo alle parole di Papa Leone XIV e di Papa Francesco, entrambi citati per l’invito a “disarmare le parole”, un monito contro la violenza verbale e lo scontro fine a se stesso che, ha avvertito Mattarella, non costruiscono alcuna base di convivenza pacifica.
Lo sguardo del Capo dello Stato si è poi allargato alla storia della Repubblica. In vista del 2026, anno in cui ricorreranno gli ottant’anni dalla nascita dello Stato repubblicano, Mattarella ha evocato l’immagine di un “album di famiglia” da sfogliare insieme. Tra le prime immagini, il voto alle donne nel referendum del 2 giugno 1946, che segnò in modo indelebile il carattere democratico della Repubblica, e il lavoro dell’Assemblea Costituente, capace di costruire la Carta fondamentale anche in un clima di forti contrapposizioni politiche.
Alle spalle del Presidente, durante il discorso, la Costituzione, le bandiere e la storica fotografia del referendum istituzionale del 1946: simboli di una memoria collettiva che, nelle parole di Mattarella, resta una bussola per affrontare le sfide del presente.
Un intervento che unisce memoria e responsabilità, e che riafferma un messaggio centrale: senza rispetto, dialogo e pace, non può esserci futuro. 