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La scuola sotto il fascismo
Il Manzoni, la Casa della Balilla e i protagonisti del regime a Mugnano del Cardinale
Rubrica curata da M.P.M
Di Francesco Piccolo
Per capire gli ultimi mesi del fascismo a Mugnano del Cardinale bisogna partire dalla scuola e dalla vita quotidiana del paese. Non dalla grande politica, ma dai ricordi di chi allora era poco più che un ragazzo.
A raccontarlo è Domenico D’Andrea, autore del libro Gli ultimi mesi del fascismo e i giorni dell’occupazione tedesca a Mugnano del Cardinale, scritto con la collaborazione di Alfonso D’Andrea. Il suo è il racconto di un ragazzo di undici anni che, nell’ottobre del 1942, comincia a frequentare la prima media all’Istituto “Alessandro Manzoni”.
Per arrivare alla scuola gli studenti salivano lungo la mulattiera che partiva dalla fine di via Casa Russo e si arrampicava verso la collina di San Pietro. A metà strada si incontrava il piccolo eremo di Gesù e Maria, ormai in rovina. Da lì il sentiero proseguiva fino alla spianata dove sorgeva l’edificio del liceo-ginnasio.
In quelle mattine limpide dell’autunno 1942, arrivati sulla collina bastava voltarsi verso il paese per vedere, in lontananza, la cima del Vesuvio con il suo pennacchio di fumo. Era uno spettacolo familiare agli studenti del Manzoni e sarebbe rimasto tale fino all’eruzione del 1944.
Prima dell’inizio delle lezioni i convittori si affacciavano dalla balconata della camerata. Qualcuno intonava un canto e gli altri lo seguivano nei ritornelli. Anche le giovani montanare che scendevano dal monte Litto con fascine di legna impararono presto a riconoscere quei ragazzi.
«Quello che canta è Mastromarino», dicevano.
E quando un altro studente, Luigi Di Monda, suonava la fisarmonica, aggiungevano:
«Quello che suona si chiama Di Monda».
Dietro quella vita apparentemente tranquilla si muoveva però la realtà del regime fascista.
A Mugnano tre uomini rappresentavano il fascismo locale: Gerardo Gallo, insegnante elementare; Carmine Di Lorenzo, preside dell’Istituto Manzoni; e Alfredo Magnotti, segretario politico del Partito Nazionale Fascista.
Fu proprio Gerardo Gallo a promuovere la costruzione della Casa dell’Opera Nazionale Balilla, simbolo della presenza del regime nel paese. L’edificio fu realizzato grazie al contributo dell’emigrato mugnanese negli Stati Uniti Lumeno Masucci, detto Battaglia.
Masucci, spinto dall’amicizia con Gallo, finanziò gran parte dell’opera. Il progetto fu affidato all’ingegnere avellinese Domenico Pastena.
La struttura comprendeva una grande palestra coperta, sale per riunioni e un vasto piazzale dove si svolgevano le manifestazioni patriottiche. Ogni anno, il 24 maggio, si tenevano i saggi ginnici degli studenti del Manzoni e delle scuole elementari.
Era uno dei momenti più spettacolari della propaganda fascista nel paese.
La vita scolastica era segnata anche dagli insegnanti.
Tra questi spiccava la professoressa Maria Rosaria Stelluti Scala, ricordata dagli studenti per il carattere difficile e per il modo spesso arbitrario con cui giudicava gli alunni. Accanto a lei insegnava Angela Lopez, considerata più equilibrata.
Per un periodo arrivò anche Alessandro Haberstumpf, chiamato a sostituire il professore Francesco Sandulli, richiamato alle armi.
Tra gli studenti di quella prima media ricordati da D’Andrea compaiono Renato Della Corte, Camillo Lafergola e Luigi Lafergola, insieme a molti convittori figli di contadini che portavano da casa provviste per integrare il vitto del convitto.
La vita del paese era animata anche da figure popolari.
Una delle più pittoresche era il sagrestano del santuario di Santa Filomena, Salvatore Maiale, conosciuto da tutti come Tore ’e sale. Oltre a fare il sagrestano, aveva anche un piccolo negozio da barbiere nel municipio.
Un pomeriggio, mentre camminava lungo via Garibaldi appoggiandosi al bastone, si fermò improvvisamente, imbracciò il bastone come fosse un fucile, fece il verso dello sparo e poi disse soddisfatto:
«L’ho fatto! L’ho fatto!».
Erano scene che facevano sorridere gli studenti.
Un altro episodio rimasto nella memoria fu quello della botte di vino che sfuggì al controllo di due uomini lungo la salita di via Casa Russo. La botte rotolò giù per la discesa, attraversò la strada e finì per sfondare la porta a vetri del negozio di alimentari di Carmine Ferrara, detto Ciccotto.
Erano piccoli episodi di vita quotidiana.
Ma mentre la vita del paese continuava tra scuola, propaganda e personaggi pittoreschi, la guerra si stava avvicinando sempre di più all’Italia.
E presto anche Mugnano del Cardinale avrebbe sentito il peso di quegli eventi.

