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di Nando Silvestri
Più che “buona Pasqua” bisognerebbe augurarsi di fare minori sprechi alimentari per entrare nello spirito pasquale della “rinascita”. La Pasqua, a prescindere dal significato religioso, denota una rinascita che dovrebbe iniziare proprio dalla coscienza . In una visione più responsabile e saggia dell’esistenza la festa appartiene a chi sa riconoscere il valore dei beni, specie quelli alimentari, e li consuma con sentimento e moderazione. Purtroppo il Suditalia detiene un record di sprechi alimentari, contrariamente a quanto si possa immaginare proprio a causa di una spiccata disparità nella distribuzione dei redditi (indice di Gini piu’ alto d’Italia in Campania: pochi ricchi e tanti meno abbienti).
I meridionali, difatti, sprecano quasi 630 grammi di cibo la settimana, gli abitanti del centritalia sprecano “solo” 490 grammi di cibo alla settimana, mentre i settentrionali poco più di 500. Purtroppo lo spreco, tanto delle risorse pubbliche destinate alla spesa collettiva per infrastrutture (Spesa Pubblica “G”), quanto per gli alimenti rappresenta la sconfitta più marchiana della scienza economica. Difatti “economia” significa riallocazione delle risorse scarse presenti in natura, finalizzata alla riduzione delle disuguaglianze. Ciò significa che gli agenti economici (lo Stato ma anche i consumatori) devono adottare misure antispreco più efficaci ed efficienti in tutte le loro operazioni se vogliono attenersi alla ratio più autentica della scienza economica.
In caso contrario innescherebbero procedimenti distruttivi irreversibili. Il Suditalia, non solo spreca più del resto della penisola in pane, frutta e verdura, ma e’ anche il più lontano dall’ obiettivo europeo di 369 grammi la settimana prefissato in materia di sprechi alinentari. Ma il Sud vive, al contempo, una contraddizione ancora più grave se si tiene conto della diffusione dell’agricoltura intensiva: si produce di più per incrementare la soddisfazione del fabbisogno alimentare e si spreca maggiormente, comunque. Ma per produrre di più e allinearsi ai dictat imposti dall’agricoltura moderna occorre intensificare l’uso di diserbanti, fertilizzanti chimici, pesticidi e glifosato. In definitiva, ci impegnamo ad avvelenare sempre di più la terra per gettare nella spazzatura quantità maggiori dei suoi prodotti. Il terzo millennio passerà certamente alla storia per le sue grottesche ed insanabili contraddizioni, oltre che per l’intelligenza artificiale alla quale l’uomo delega la sua idiozia.