Il messaggio di Pasqua del Vescovo di Nola: “Come cantare l’esultanza pasquale nella notte della guerra?”

Il messaggio di Pasqua del Vescovo di Nola: “Come cantare l’esultanza pasquale nella notte della guerra?”

La gioia della Pasqua è la luce che può illuminare il mondo in «questo nostro tempo così brutalmente ferito dalla guerra, sempre più aggressiva e pericolosa per il rischio nucleare che brandisce come ascia, in un’epoca sfigurata dalle tante fragilità esistenziali e precarietà lavorative, funestata dalla morte di tanti bambini vittime innocenti di ogni guerra».

Questa l’incoraggiante certezza che il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, condivide con la comunità diocesana attraverso il Messaggio di Pasqua “Come cantare l’esultanza pasquale nella notte della guerra?”.

«Avvertiamo anche noi la fatica dell’orante del Salmo 137: “Come cantare i canti del Signore in terra straniera?”», sottolinea monsignor Marino, evidenziando il «senso di smarrimento, quasi di “esilio” da quei valori fondanti la verità dell’umano e che hanno rappresentato, da dopo le Guerre Mondiali, i presupposti autentici della convivenza civile nella nostra cara Europa, politicamente e culturalmente voluta dai padri fondatori come continente di pace e baluardo di unità. Le guerre, invece, ci rendono sempre più estranei tra di noi, nemici nella stessa casa comune; “esuli” dal bene comune, come nella deportazione babilonese vissuta, subita dal salmista. Ci sentiamo sempre più soli, sebbene costantemente connessi digitalmente, e troppo spesso trascuriamo di riconoscere gli altri esseri umani come una parte reale di noi stessi. Manca, non di rado, quel presupposto etico di appartenenza all’intera comunità che, conseguentemente, frantuma la fraternità e minaccia la ricerca della concordia a livello sociale, familiare ed ecclesiale».

C’è, invece, nel cuore di ogni uomo, ricorda il vescovo di Nola, un anelito ad una civiltà nuova, fondata sull’amore fraterno. Un «desiderio di vita nuova che vedo in tanti giovani, nonostante tutto; nonostante la loro apparente indifferenza o distanza dal mondo degli adulti», scrive il presule, ricordando l’incontro con alcuni studenti del territorio diocesano: «Li ringrazio di cuore, perché è stata un’occasione preziosa per il vescovo nel vedere il desiderio di sognare un mondo nuovo che concretizzi il mistero pasquale anche nella nostra epoca».

Custodire questo anelito, contribuendo a costruire comunità solidali, giuste, fraterne, è prioritario per ogni battezzato: «Vivere da risorti significa rendere la terra casa comune e non campo di battaglia», scrive monsignor Marino, evidenziando che ciò comporta anche impegno per il Creato. «È consolante sapere che, mentre è ancora notte – aggiunge – Cristo ha già spezzato i vincoli della morte. Nasce da qui la vera e sensata fiducia per il futuro. Ogni battezzato diventa luce nella “notte” della società, portando speranza e pace anche nei contesti più oscuri (LG 39; Evangelii Gaudium, 176). In un mondo frammentato e segnato da conflitti e solitudini, la Chiesa esiste come comunità viva, dove ogni membro contribuisce alla santità e alla testimonianza del Corpo di Cristo e al miglioramento strutturale della storia».

Richiamando l’ottavo centenario del “beato transito di san Francesco d’Assisi”, monsignor Francesco Marino, invita ogni credente a seguirne “l’imperituro messaggio di pace e bene”: «Binomio evangelico che costituisce anche la struttura valoriale di un’Italia che, come ci ricorda la nostra bella Costituzione repubblicana, all’articolo 11, “ripudia la guerra”. Impariamo dal giovane poverello di Assisi a portare pace dove c’è odio, unità dov’è discordia». Un impegno perseguibile, scrive il vescovo di Nola, vivendo una vita «di conversione continua, rinnovata dalla grazia sacramentale, diventando testimone della misericordia di Dio in famiglia, nella società e nella comunità ecclesiale; diventando un paradosso vivente contro ogni forma di violenza e sopraffazione»; di preghiera «nelle nostre famiglie, comunità parrocchiali e religiose. Pregare non è assolutamente inutile! Non si tratta tanto di convincere Dio, ma di sciogliere il cuore dei potenti della terra, affinché si accorgano che l’umanità vuole essere quel popolo di Pace che cammina dietro la “colonna di fuoco” di Cristo e non si inchina mai ad adorare il vitello d’oro del denaro, degli immensi interessi finanziari e commerciali delle armi»; di “carità sociale”, perché la Pasqua chiama «a vivere concretamente la responsabilità e la santità nella Chiesa e nella società. Ogni gesto di bene, ogni scelta di pace, di carità e di testimonianza costruisce il corpo ecclesiale e lo rende visibile come sacramento di salvezza. Come gli Israeliti cantavano davanti al mare aperto, anche noi siamo chiamati a proclamare la vittoria di Cristo nella vita quotidiana, affrontando con coraggio le sfide culturali, sociali e personali del nostro tempo. La Chiesa, che nasce dalla Pentecoste, non è un semplice insieme di edifici, persone o di tradizioni umane, ma è il Corpo di Cristo vivente, nel quale ciascun membro, animato dallo Spirito Santo, è responsabile della santità e della testimonianza comunitaria».

La celebrazione della Resurrezione, sottolinea il vescovo di Nola «non è una semplice commemorazione annuale o una rievocazione storica, piuttosto si tratta di un’esperienza viva e attuale della salvezza. Ogni gesto, ogni simbolo, ogni parola della liturgia diventa partecipazione reale al mistero di Cristo: siamo realmente immersi, cioè battezzati, nella morte e risurrezione di Cristo (Rm 6,3-4), diventando membri del suo Corpo – la Chiesa -, chiamati a vivere come uomini e donne nuovi in ogni tempo e in ogni luogo, attraverso la triplice unzione che ci ha reso un popolo tutto sacerdotale, profetico e regale (cfr. LG, 11)».