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Nella Basilica Vaticana la celebrazione della Passione del Signore: silenzio, fede e un forte richiamo al mondo ferito da guerre e ingiustizie.
CITTÀ DEL VATICANO – Un momento di intensa spiritualità e profondo raccoglimento ha segnato la celebrazione del Venerdì Santo nella Basilica Vaticana, presieduta da Papa Leone XIV.
Il Pontefice, secondo la tradizione, ha vissuto la liturgia della Passione del Signore in atteggiamento di umiltà e adorazione: prima prostrato davanti all’altare, poi in ginocchio e a piedi scalzi davanti alla Croce, segno di totale abbandono al mistero della sofferenza e della redenzione.
Come previsto dalla liturgia, l’omelia non è stata pronunciata dal Papa, ma dal predicatore della Casa Pontificia, padre Roberto Pasolini, che ha offerto una riflessione profonda sul tempo presente, segnato da conflitti, disuguaglianze e smarrimento spirituale.
«Viviamo in un mondo in cui la voce di Dio non orienta più come un tempo il cammino dell’umanità – ha affermato – non perché sia venuta meno, ma perché spesso è soffocata da tante altre voci che promettono sicurezza e benessere». Un’analisi lucida che guarda alle ferite del nostro tempo: guerre che continuano, ingiustizie diffuse e sofferenze che colpiscono soprattutto i più deboli.
Eppure, nel cuore di questa realtà, il religioso ha indicato anche un segno di speranza: una moltitudine silenziosa di uomini e donne che, ogni giorno, scelgono il bene. «È una voce discreta – ha spiegato – che invita ad amare, a restare, a non restituire il male ricevuto».
Persone comuni, che senza clamore portano avanti una testimonianza concreta di umanità, accogliendo le difficoltà senza cedere all’odio, continuando a cercare il bene anche quando sembra inutile. «Non fanno rumore – ha sottolineato Pasolini – ma tengono aperta la possibilità di un mondo diverso».
La celebrazione del Venerdì Santo si conferma così uno dei momenti più intensi dell’anno liturgico, capace di parlare al cuore dell’uomo contemporaneo, richiamandolo al valore del sacrificio, della fede e della speranza.
Un messaggio chiaro e profondo: anche nel dolore e nelle contraddizioni della storia, la Croce resta segno di amore e promessa di rinascita.
