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A Napoli l’emergenza legata all’epatite A incide anche sulle tradizioni pasquali. Dopo l’ordinanza firmata dal sindaco Gaetano Manfredi, che introduce il divieto di somministrazione di frutti di mare crudi nei locali pubblici, cresce l’attenzione su uno dei piatti simbolo della Pasqua partenopea: la zuppa di cozze.
Il provvedimento, adottato per contenere l’aumento dei casi registrati nelle ultime settimane, vieta il consumo di prodotti ittici crudi negli esercizi pubblici, ma non ne impedisce la vendita. Resta quindi possibile acquistare frutti di mare e prepararli in ambito domestico, nel rispetto delle indicazioni sanitarie.
Consumo domestico: le raccomandazioni
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV, che si trasmette principalmente per via oro-fecale, attraverso acqua o alimenti contaminati o mediante contatto diretto con soggetti infetti.
Tra i principali veicoli di trasmissione rientrano i molluschi bivalvi – come cozze, vongole e ostriche – che possono accumulare particelle virali durante la filtrazione di acque contaminate. Il consumo crudo o poco cotto rappresenta quindi un fattore di rischio.
Per ridurre la possibilità di contagio, le autorità sanitarie raccomandano:
• un’accurata pulizia dei prodotti prima della preparazione;
• la separazione tra alimenti crudi e cotti;
• una cottura prolungata ad alte temperature;
• l’acquisto esclusivamente da rivenditori autorizzati.
La cottura completa dei molluschi rappresenta l’elemento centrale per garantire la sicurezza alimentare.
Tradizione e sicurezza
La zuppa di cozze resta uno dei piatti più rappresentativi della Pasqua napoletana. In un contesto segnato dall’emergenza sanitaria, la sua preparazione non è esclusa, ma richiede maggiore attenzione.
L’obiettivo delle misure adottate è quello di consentire il mantenimento delle tradizioni locali, riducendo al contempo i rischi per la salute pubblica. Il rispetto delle norme igieniche e delle corrette modalità di preparazione diventa quindi determinante.