VISCIANO (NA). Padre Arturo D’Onofrio, vent’anni senza il padre dei poveri: un amore che continua a vivere

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VISCIANO (NA). Padre Arturo D’Onofrio, vent’anni senza il padre dei poveri: un amore che continua a vivere

Nel ventesimo anniversario della scomparsa del Servo di Dio, Visciano ricorda il sacerdote che dedicò tutta la sua esistenza ai bambini abbandonati, agli ultimi e ai più bisognosi. Un’eredità di fede, carità e speranza che continua a superare i confini del tempo.

VISCIANO – Sono trascorsi vent’anni da quel 3 novembre 2006, quando Padre Arturo D’Onofrio, all’età di 92 anni, concludeva il suo cammino terreno nella sua amata Visciano. Vent’anni di assenza fisica, ma anche vent’anni di una presenza spirituale che continua a vivere nel cuore di quanti lo hanno conosciuto, amato e seguito.

Oggi, 3 novembre 2026, Visciano e l’intera famiglia della Piccola Opera della Redenzione ricordano un uomo straordinario, un sacerdote che ha fatto della carità la ragione della propria esistenza, trasformando la sofferenza di tanti bambini poveri e abbandonati in una storia di accoglienza, dignità e speranza.

Padre Arturo non è stato soltanto un sacerdote, ma un padre per migliaia di bambini che nella vita avevano conosciuto troppo presto il dolore, la povertà e l’abbandono.

Nato a Visciano l’8 agosto 1914, fin da giovane sentì la chiamata a dedicarsi al Signore e ai più deboli. Nel Natale del 1943, durante gli anni drammatici della Seconda guerra mondiale, accolse nella propria casa il primo bambino bisognoso. Da quel semplice gesto d’amore nacque la Piccola Opera della Redenzione, destinata a diventare una grande realtà di solidarietà cristiana.

Con il sostegno di Madre Anna Vitiello, Padre Arturo diede vita alle Piccole Apostole della Redenzione e successivamente ai Missionari della Divina Redenzione, due congregazioni che avrebbero portato il messaggio della carità ben oltre i confini italiani, raggiungendo l’America Latina e l’India.

Il Villaggio del Fanciullo, il Santuario di Maria Santissima Consolatrice del Carpinello e le numerose strutture di accoglienza rappresentano ancora oggi i segni concreti di una fede che non si è fermata alle parole, ma si è trasformata in opere.

Padre Arturo aveva compreso una verità semplice e profonda: nessun bambino deve sentirsi solo, nessuna persona deve essere dimenticata e nessun povero deve perdere la speranza.

La sua vita è stata una testimonianza di amore evangelico, sacrificio e fiducia nella Divina Provvidenza. Nonostante le difficoltà, non smise mai di credere nella possibilità di costruire un mondo migliore, partendo proprio dagli ultimi.

A vent’anni dalla sua morte, il suo ricordo resta particolarmente vivo nella comunità viscianese, tra gli ex allievi della Piccola Opera, i missionari, le suore, i benefattori e le tante famiglie che hanno ricevuto conforto e aiuto attraverso la sua missione.

In occasione di questo importante anniversario, sono stati organizzati momenti di preghiera e raccoglimento. Dopo la veglia del 2 novembre presso il Villaggio del Fanciullo, per oggi, 3 novembre, è prevista una celebrazione eucaristica al Santuario del Carpinello, presieduta dal vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino.

La Chiesa ha riconosciuto in Padre Arturo una significativa testimonianza di vita cristiana, tanto che è stato avviato il suo percorso verso la beatificazione. Oggi viene ricordato con il titolo di Servo di Dio, mentre la sua figura continua a essere fonte di ispirazione per quanti scelgono di dedicare la propria vita al prossimo.

Ma forse il monumento più bello lasciato da Padre Arturo non è fatto di pietre o di edifici. È fatto di persone. Di bambini diventati uomini, di giovani che hanno ritrovato una strada, di famiglie che hanno conosciuto la solidarietà e di tante vite che, grazie al suo amore, hanno avuto una nuova possibilità.

Vent’anni dopo, Padre Arturo continua a parlare attraverso le sue opere.

Il suo esempio ci ricorda che la vera grandezza di un uomo non si misura dalle ricchezze accumulate, ma dal bene seminato lungo il proprio cammino.

E mentre Visciano si raccoglie nel ricordo del suo amato sacerdote, rimane forte un sentimento di gratitudine verso colui che ha saputo trasformare un piccolo paese ai piedi del Monte Somma in un centro di carità conosciuto anche oltre i confini nazionali.

Il tempo passa, le generazioni cambiano, ma certi esempi non tramontano.

Caro Padre Arturo, sono trascorsi vent’anni da quando hai lasciato questa terra, ma il tuo insegnamento continua a vivere. Hai donato una casa a chi non l’aveva, una famiglia a chi l’aveva perduta e una speranza a chi non riusciva più a trovarla.

Visciano non ti dimentica. Perché chi ha vissuto per amore non muore mai nel cuore della sua gente.