Caporalato in agricoltura: gli strumenti della Coldiretti Campania per contrastarlo 

Caporalato in agricoltura: gli strumenti della Coldiretti Campania per contrastarlo 

Coldiretti Campania al Tavolo “Supreme 2” annuncia a gran voce quali sono gli strumenti a contrasto del caporalato che possono essere utilizzati. Per questo la federazione regionale ha messo in campo una serie di attività, energie e iniziative che si inquadrano in un rapporto sinergico con le misure adottate dallo Stato per contrastare il fenomeno.  “La nostra attività – spiega Coldiretti – parte da una campagna di sensibilizzazione degli agricoltori a tenere sempre in alta considerazione la regolarità dello straniero sul territorio, non solo al momento dell’instaurazione del rapporto di lavoro ma per tutta la sua durata. Offriamo inoltre un’attività di orientamento legale agli stranieri per renderli liberi dalla morsa del caporale, sostenendoli e accompagnandoli in tutto il percorso di regolarizzazione e di integrazione”.
Al tavolo di Salerno hanno partecipato, fra gli altri, gli assessori regionali Andrea Mornioli alle Politiche Sociali, Angelica Saggese al Lavoro, Maria Carmela Serluca all’Agricoltura e Claudia Pecoraro all’Ambiente.
In primo piano il grande problema della manodopera e, alle porte del nuovo precaricamento delle istanze Flussi, Coldiretti afferma: “In merito al Decreto Flussi, va detto che oggi rappresenta l’unico strumento che permette in qualche modo di far fronte all’esigenza di manodopera. Negli ultimi anni, almeno per quanto rileva Coldiretti Campania, abbiamo registrato un calo delle istanze presentate dagli agricoltori. Un dato che non denuncia una minore esigenza di manodopera, ma evidenzia le criticità di un sistema che non funziona come dovrebbe. Le imprese agricole continuano ad avere bisogno di lavoratori nei campi, ma si scontrano con procedure complesse e tempi incerti che non tengono conto della realtà produttiva. Ed è proprio per questo motivo che molti imprenditori rinunciano a presentare domanda e ciò non fa altro che alimentare precarietà e irregolarità”.
 I numeri non parlano a favore di chi è alla ricerca di lavoratori: “Nel 2026 alla provincia di Salerno sono state assegnate solo 677 quote. Di queste, Coldiretti in rappresentanza dei suoi associati ne ha inviate circa 140, tutte entrate in quota, ma ancora tutte in fase di valutazione”. Coldiretti sottolinea che i tempi incerti delle procedure non sono dovuti alla negligenza delle istituzioni, per questo propone di rafforzare gli Ispettorati Territoriali del Lavoro, le Prefetture e le Questure, perché nell’attesa che giustamente si facciano tutte le valutazioni del caso, a pagare sono le aziende, dato che per molte, intanto, la stagionalità si è conclusa. “Lo scarso numero di istanze inviate dai nostri associati non è dovuto a una bassa esigenza di manodopera, come già spiegato, bensì a una grande sfiducia. Sì, perché questa burocrazia crea sfiducia. Una sfiducia che immobilizza e danneggia”.
La ricetta per sconfiggere il caporalato, secondo Coldiretti, è semplice: “Creiamo regolarità sul territorio collocabile al lavoro. E infine superiamo la dinamica del click day, ma puntiamo anche a un piano di stabilizzazione al lavoro, affinché tutti gli ingressi avvenuti in passato per lavoro subordinato, che non hanno visto il perfezionamento dell’iter burocratico, possano oggi essere regolarizzati attraverso nuove proposte di lavoro da parte di aziende che godono della capacità economica e dell’equilibrio economico-finanziario per sostenerli. Solo così possiamo far emergere il lavoro sommerso, valorizzando le imprese virtuose e così anche il territorio”, conclude Coldiretti.