Finto medico condannato per la morte di Angela Russo: «Le disse che aveva un tumore, ma era sana»

Finto medico condannato per la morte di Angela Russo: «Le disse che aveva un tumore, ma era sana»

La Corte d’Assise di Benevento infligge 11 anni e 10 mesi ad Angelo Graziano per omicidio preterintenzionale. Secondo l’accusa, la 54enne fu sottoposta a trattamenti invasivi per una malattia che non aveva

BENEVENTO – Per anni Angela Russo ha creduto di avere un tumore al seno. A convincerla era stato un uomo che si presentava come medico e che le prometteva di guarirla. Ma, secondo quanto ricostruito nel processo, quel tumore non era mai esistito. Angela, 54 anni, originaria di Mirabella Eclano, era sana.

Dopo quattro anni di processo e una ventina di udienze, la Corte d’Assise di Benevento ha condannato in primo grado Angelo Graziano, 37 anni, a 11 anni e 10 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. L’uomo, residente a Montefusco e domiciliato a San Giorgio del Sannio, esercitava senza essere medico: nel corso del procedimento è emerso che possedeva un titolo di massaggiatore capo bagnino.

Secondo la ricostruzione dell’accusa accolta dalla Corte, Graziano aveva convinto Angela di essere malata e l’aveva sottoposta a una serie di trattamenti. Tra questi, autoemotrasfusioni ozonizzate e terapie endovenose, pratiche che per la Procura avrebbero avuto conseguenze fatali.

A stabilire un punto centrale della vicenda è stata la consulenza disposta dagli inquirenti: Angela non sarebbe stata affetta dal tumore che le era stato diagnosticato. Gli accertamenti medico-legali hanno inoltre ricondotto il decesso a un edema polmonare insorto nel contesto dei trattamenti ai quali la donna era stata sottoposta.

La sentenza è arrivata al termine di un confronto processuale complesso. Il pubblico ministero Maria Colucci aveva chiesto una condanna a dieci anni, sostenendo anche la sussistenza delle lesioni contestate ad altri pazienti. La difesa, affidata all’avvocato Carlo Taormina, aveva invece chiesto l’assoluzione, contestando tra l’altro la prova del nesso tra il farmaco somministrato e la morte della donna. La Corte ha assolto Graziano soltanto da alcune delle contestazioni di truffa.

Oltre alla pena detentiva, sono state disposte l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale durante l’espiazione della pena e una provvisionale di 10mila euro per ciascuna parte civile, mentre la quantificazione complessiva dei danni sarà affrontata in sede civile.

In aula c’era anche la famiglia di Angela. L’avvocato Cinzia Capone, che l’ha assistita nel processo insieme al collega Stefano Pescatore, ha parlato al termine della lettura del dispositivo di una battaglia affrontata soprattutto per la madre della vittima e per i suoi due figli.

Resta una frase, tra quelle ricostruite durante il procedimento, a condensare la vicenda. In un messaggio l’uomo aveva scritto ad Angela: «Ti guarisco io». La giustizia di primo grado ha ora stabilito una responsabilità penale per una storia nella quale, secondo gli accertamenti processuali, la malattia dalla quale la donna avrebbe dovuto essere guarita non c’era mai stata.