11 settembre, 25 anni dopo: per una notte le Torri Gemelle sono tornate nel cielo di New York

11 settembre, 25 anni dopo: per una notte le Torri Gemelle sono tornate nel cielo di New York

di Francesco Piccolo

Sono trascorsi venticinque anni dagli attentati dell’11 settembre 2001. A due giorni dall’anniversario, 2.977 luci hanno ridisegnato nel cielo di New York la sagoma delle Twin Towers: una per ogni vittima.

Per una notte sono tornate lì.

Non di cemento e acciaio. Di luce.

Nel cielo di New York, a due giorni dal venticinquesimo anniversario dell’11 settembre, 2.977 droni luminosi si sono alzati sopra il porto e hanno ricostruito, a grandezza architettonica, la sagoma delle Torri Gemelle.

Una luce per ciascuna delle 2.977 persone uccise negli attentati del 2001.

L’installazione si chiama “2,977 Lights Over New York Harbor” ed è stata pensata come un grande omaggio alle vittime, con il contributo di familiari, sopravvissuti e soccorritori.

Le luci si sono prima raccolte in una spirale, poi hanno ricostruito nel cielo il profilo delle Twin Towers.

Un’immagine arrivata venticinque anni dopo.

Era la mattina dell’11 settembre 2001 quando 19 terroristi di al-Qaeda dirottarono quattro aerei di linea. Due colpirono il World Trade Center a New York, uno il Pentagono e il quarto precipitò in Pennsylvania dopo la reazione dei passeggeri e dell’equipaggio.

Alle 8.46 il volo American Airlines 11 entrò nella Torre Nord.

Alle 9.03 il volo United Airlines 175 colpì la Torre Sud.

A quel punto il mondo capì.

Non era un incidente.

Poi Washington.

Alle 9.37 il volo American Airlines 77 colpì il Pentagono, sede del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Il quarto aereo, lo United Airlines 93, non raggiunse Washington.

Alcuni passeggeri, dopo aver appreso attraverso le telefonate a terra ciò che era già accaduto a New York, capirono che anche il loro aereo sarebbe stato utilizzato come arma.

E decisero di reagire.

Tentarono di raggiungere la cabina di pilotaggio e riprendere il controllo dell’aereo. Alle 10.03 il volo precipitò in un campo vicino a Shanksville, in Pennsylvania.

Morirono i 33 passeggeri e i sette membri dell’equipaggio, oltre ai quattro dirottatori. L’aereo non raggiunse il bersaglio che i terroristi avevano previsto a Washington.

Nel frattempo New York stava vivendo qualcosa che nessuno avrebbe dimenticato.

Alle 9.59 crollò la Torre Sud.

Alle 10.28 venne giù anche la Torre Nord.

In meno di due ore, uno dei profili più riconoscibili del mondo era scomparso.

Dietro l’attacco c’era al-Qaeda, l’organizzazione terroristica guidata da Osama bin Laden. I 19 dirottatori erano stati selezionati e preparati per un’operazione costruita negli anni e pensata per trasformare normali aerei di linea in armi.

In quel periodo al-Qaeda aveva trovato protezione nell’Afghanistan controllato dai Talebani, dove disponeva di basi e campi di addestramento.

Alla Casa Bianca c’era George W. Bush, presidente degli Stati Uniti da pochi mesi. La sera dell’11 settembre parlò alla nazione e annunciò che l’America non avrebbe fatto distinzione tra i terroristi responsabili degli attentati e chi offriva loro protezione.

Poche settimane dopo, il 7 ottobre 2001, gli Stati Uniti e i loro alleati iniziarono le operazioni militari in Afghanistan contro al-Qaeda e il regime talebano che la ospitava.

Cominciava quella che sarebbe diventata la “War on Terror”, la guerra al terrorismo destinata a segnare la politica americana e gli equilibri internazionali per gli anni successivi.

Ma prima della guerra ci furono le immagini.

Quelle dell’11 settembre furono trasmesse in diretta e attraversarono il pianeta.

La polvere che inghiottì Lower Manhattan.

Le persone che correvano.

E i vigili del fuoco che, invece, andavano nella direzione opposta.

Alla fine le vittime degli attentati furono 2.977, esclusi i 19 terroristi.

Ma l’11 settembre non finì quella mattina.

Cambiarono i controlli negli aeroporti, le regole della sicurezza, l’intelligence e il rapporto tra libertà individuali e sorveglianza.

E ci furono conseguenze che sarebbero emerse soltanto negli anni successivi, soprattutto per chi aveva respirato le polveri di Ground Zero e per chi aveva partecipato alle operazioni di soccorso, recupero e bonifica.

Venticinque anni dopo, quelle conseguenze fanno ancora parte della storia dell’11 settembre.

Oggi è passato un quarto di secolo.

Abbastanza perché una parte del mondo ricordi ancora perfettamente dove si trovava quando vide il secondo aereo entrare nella Torre Sud.

E abbastanza perché milioni di persone siano nate dopo e conoscano quella mattina soltanto attraverso i racconti, le fotografie e i filmati.

New York oggi ricorda ancora.

Al 9/11 Memorial, familiari delle vittime si riuniscono per la tradizionale lettura dei nomi.

Durante la commemorazione vengono osservati i momenti di silenzio che ricordano gli istanti in cui gli aerei colpirono le Torri Gemelle e il Pentagono, il momento in cui precipitò il volo United 93 e quelli in cui crollarono le due torri.

Quest’anno, per il venticinquesimo anniversario, ce n’è uno in più.

Per la prima volta è stato aggiunto un settimo momento di silenzio, dedicato a coloro che sono morti negli anni successivi a causa di malattie e conseguenze sanitarie legate all’11 settembre.

E nella notte dell’anniversario tornano anche i due fasci del Tribute in Light, proiettati nel cielo di Lower Manhattan.

Una tradizione nata nel 2002 e diventata uno dei simboli della memoria di New York.

Ma forse l’immagine più forte di questo venticinquesimo anniversario era arrivata già nella sera del 9 settembre.

Duemilanovecentosettantasette luci si sono messe una accanto all’altra.

Una per ogni vita perduta.

Poi hanno cominciato a salire.

E per qualche minuto ciò che non esiste più è tornato a occupare il cielo di New York.