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Il titolo di questo articolo riporta testualmente il testo di un messaggio, lasciato su un tavolo della loro abitazione dai componenti di una famiglia residente nel quartiere di Pietralata a Roma, poi sterminata con la tecnica dell’omicidio suicidio. Questa famiglia aveva al loro interno una bimba di cinque anni gravemente disabile e la solitudine dichiarata, può essere il peso di problematiche quotidiane legate alle difficoltà gestionali di un minore con handicap. In molti è sorta la fatidica domanda: l’Ente locale e le autorità sanitarie dove erano?
Questo episodio di pochi giorni fa, riporta alla ribalta un concetto più volte affermato e dichiarato anche dalle pagine di questo giornale online: la famiglia è il primo nucleo sociale di sostegno alle persone disabili e da sola non va lasciata!
L’amministrazione nazionale e locale non dovrebbero ” disconoscere la giusta importanza da dare alle politiche familiari “.
Nel nostro contesto funge ancora da primo motore l’esperienza vissuta nei primi anni dopo il 2020 dalla consiliatura del sindaco Montanaro ( allora afferente al partito democratico ) che creò l’assessorato alle politiche familiari con guida al signor Carmine Acierno e la nomina del sottoscritto come consulente di accompagnamento e di supporto. Fu creato uno sportello ” discreto ” di ascolto presso i locali della parrocchia di Baiano, grazie alla fraterna disponibilità del parroco Fiorelmo Cennamo. Furono redatti pagine e pagine di notizie provenienti da nuclei familiari con difficoltà economiche e, tra l’altro, con la presenza di persone disabili. Anche l’ufficio demografici, retto illo tempore dalla dottoressa Carmen Napolitano, fu parte integrante di una rete fitta di interlocuzioni, confronti, progettazioni e programmazioni di interventi a favore delle famiglie. Ancora oggi un sistema di questo genere risulterebbe efficace, se fosse capace di essere di imput ad interventi concreti ad opera delle autorità e degli amministratori locali, capaci di dare ai nuclei costante presenza in regime di collaborazione, condivisione e solidarietà a coloro che ” non si sentirebbero più soli “.
Vincenzo Serpico